Pillole

Il padre

Il padre nello sport, come in tante altre situazioni nelle quali il giovane non deve assumere compiti non graditi.

Diventa il “padre buono” che non assume le vere responsabilità dell’educazione e scredita il padre vero.

  • I figli litigano tra loro per avere più attenzioni.
  • Si aspettano protezioni, troppi aiuti e perdoni facili.
  • Credono di contare a prescindere da ciò che fanno per meritare considerazione.
  • Vivono più facilmente l’obbligo e la proibizione come mancanza di affetto o ingiustizia.
  • Possono usare la debolezza o l’affetto per ricevere protezione e tolleranza.
  • Per essere i prediletti, possono abituarsi a usare più l’affetto che l’impegno.
  • L’istruttore non riesce a essere uguale con tutti.
  • Ha troppe attenzioni per i più deboli, e rischia di mantenerli tali e non renderli responsabili.
  • Non riesce a chiedere a tutti l’aderenza alle stesse regole.
  • È troppo diverso dal padre vero: ha adesione perché fa giocare e non ha le stesse responsabilità.

 

L’amico

L'amicizia richiede stima, solidarietà e rispetto, ma anche accettazione delle rispettive posizioni, uguale valore delle opinioni e divieto di proibire, sanzionare o imporre, uguali diritti e doveri e uguale fruizione e osservanza. Ciò è impossibile tra educatore e educatore.

  • L'allenatore trasmette i propri modi e pareri, ma non la sicurezza per verificarli e superarle.
  • Anestetizza la critica, la creatività e l'iniziativa, poiché sopisce quella giusta resistenza che porta a crearsi opinioni personali.
  • Li premia con attenzioni e affetto, e crea condizioni prive di divergenze che impediscono di criticare, decidere, scegliere o non essere d'accordo e rifiutare, che sono i caratteri di un rapporto alla pari come è l'amicizia.
  • Se gioca a fare il compagnone che scherza e passa sopra alle spiritosaggini, perde autorità.
  • Questo clima di apparente amicizia diventa un freno quando si tratta di proibire e correggere.
  • Gli allievi forniscono un'adesione passiva e ne sono appagati dall’attenzione senza sentirsi condizionati.
  • Sono imprigionati in un rapporto privo di occasioni per far valere le proprie opinioni o, magari, esprimere una divergenza.
  • Possono vivere gli insuccessi come una colpa nei confronti dell’allenatore.
  • Accettano l’esperienza dell’allenatore senza resistenze, ma così non appagano la curiosità, l’impulso a verificare e verificarsi, a fare o a proporre qualcosa di proprio.
  • L'allievo non ancora responsabile non ha idee chiare su ciò che è utile o dannoso, oppure lecito o illecito, non sa correggersi o come comportarsi, vive l'eventuale severità dell'allenatore come una mancanza di affetto che lo scoraggia o, più tardi, come un'aggressione alla quale è lecito opporsi.

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