Pillole

Questa intervista ha forse più di vent’anni, i tempi sono cambiati e la posizione della donna è andata incontro a profonde modificazioni. La proponiamo per invitare qualche donna dello sport a dirci che cosa è cambiato e che cosa resiste ancora.

Un'adolescente vuole smettere senza un motivo apparente, salvo forse qualche tensione con le compagne. Anche in questo caso, o è subentrato un interesse più forte dello sport o è lo sport che lo ha perso. Nel primo caso, oltre a cercare di trattenerla e sperare che ritrovi entusiasmo, c'è poco da fare. Nel secondo, è probabile che lo sport non abbia capito la donna. Ascoltiamo lo sfogo di un ex allenatore della Nazionale di pallavolo, sensibile ai problemi delle sue allieve, e facciamo mentalmente un confronto con chi non ha queste attenzioni.

"Non riesco a immaginare che si possa realizzare un risultato in una gara, di qualunque livello essa sia, senza badare all'aspetto psicologico delle giocatrici, che è un fattore essenziale della prestazione. Devo non solo tenere presente l'importanza di questo fattore, ma cercare di entrare in contatto con il mondo mentale ed emozionale delle mie giocatrici. L'allenatore, infatti, deve essere non solo un educatore ginnico, ma anche un ascoltatore attento e, poi, un buon recettore delle problematiche collettive e individuali delle sue giocatici. Pongo l’accento sulla parola "individuali" perché, in presenza di ostacoli psicologici, l'allenatore deve effettuare un dialogo ad personam con le sue ragazze ed evitare generalizzazioni, assai improponibili e sempre rischiose quando si vanno a toccare i risvolti mentali dell'essere umano. Non è semplice accorgersi del problema psicologico di una giocatrice, anche perché, a differenza di quanto si può fare in una squadra maschile, l'allenatore non può accedere agli spogliatoi, il luogo classico di sfogo e di spontaneità di ogni sportivo. Una volta arrivato a conoscenza di un problema, di solito da parte di una compagna, ha inizio il delicato lavoro di avvicinare la giocatrice senza creare resistenze, affrontarla con calma e inquadrare e discutere la problematica a quattr'occhi. Ed ecco che subentra un altro compito difficile. Vale a dire quello di riuscire a far ritrovare la sintonia fra le giocatrici all'interno della squadra, condizione indispensabile per ristabilire un equilibrio psicologico collettivo. Perché non bisogna dimenticare che il problema di una è di solito un qualcosa che va a influire sul clima del gruppo e, a volte, addirittura è causato da qualche tensione nata nel gruppo stesso. La sera riunisco tre o quattro giocatrici e discuto con loro per ore, e i temi vertono comunemente sulla necessità di superare certe barriere, come la gelosia e l'invidia o l'indifferenza, e sul modo migliore da adottare per conquistare la compattezza di squadra. Sono riuscito a raggiungere buoni risultati nonostante che fra donne, perlomeno nella pallavolo, sia difficile far nascere un vero spirito di squadra, vale a dire la consapevolezza di essere un insieme d’individui, e non vari soggetti che giocano ognuno per ottenere un proprio risultato. Un'altra differenza fondamentale tra giocatori e giocatrici sta nel diverso modo di valutarsi di chi è in panchina. Mentre sull'uomo di panchina, quando entra in gioco, si può contare per fare punti, sulla donna no. La donna vive male il ruolo di riserva, quasi fosse un'umiliazione o un declassamento, per cui rende meno sia fisicamente sia psicologicamente. Una donna che non si sente titolare non riesce a concepire, pur con tutta la buona volontà e anche quando ha un gran desiderio di giocare, che non è importante farlo per due ore, ma che basta giocare e dare tutto, anche se solo per cinque o dieci minuti. Questi, secondo me, sono i grandi scogli contro i quali viene a scontrarsi un allenatore. Scogli che possono essere, non dico superati, ma perlomeno affrontati solo con la volontà e l'impegno che l'allenatore pone per avere con le sue giocatrici rapporti umani oltre che sportivi.

In conclusione, vorrei dire che il mondo mentale ed emozionale delle giocatrici è un sistema assai delicato. Ed è importante che l'allenatore cerchi di penetrarlo, perché solo con questa conoscenza egli può capire come deve comportarsi con ognuna in qualsiasi circostanza e occasione: da come fare un rimprovero al non andare a disturbare una giocatrice che sa carica di tensione alla vigilia di una gara importante, fino a capire se esiste un problema che non riesce a venire a galla o se ha avuto un'eventuale disattenzione nei suoi confronti".

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