Pillole

Nello sport si è ancora portati a credere che bastino i soldi per essere sempre contenti e al massimo, che una sconfitta sia una colpa, che un talento sia sempre un capriccioso da domare o che una punizione esemplare sia la soluzione a ogni crisi. Ma è così?
La panchina risolve la crisi?

Si legge spesso che un po’di panchina risolve una crisi e che un giocatore tornerà a giocare quando l’avrà risolta, ma con quale aiuto? O si sente dire che bisogna parlarne pubblicamente, spiegare ai giornalisti di quale problema si tratta, e allora sì che si risolverà tutto. Oppure, ancora, che un giocatore che sbaglia una partita o una squadra in crisi di risultati vanno puniti.

Dietro questi modi di pensare ci sono molte considerazioni. La prima, che ci sono i capricciosi, gli immaturi e quelli che non crescono mai, che certamente non devono essere premiati, ma anche loro lasciano dei dubbi. Uno che non ha chiare le regole della vita anche perché è stato lasciato a vivere tra le nuvole e nessuno gli ha insegnato che ognuno, allo stesso modo di chi si disinteressa di ciò che gli compete, è responsabile di ciò che fa, difficilmente trae vantaggi da una punizione. È più probabile che la consideri punizione un’ingiustizia e, addirittura, si senta in diritto di covare il rancore della vittima.

Ci troviamo di fronte ad uno che è rimasto bambino e a volte lo sarà sempre, e allora non è solo lui da punire e, in ogni caso, anche facendolo, non si affronta il problema. D’altra parte, che misura attribuire al giovane che si fa spostare gli esami, con relativa organizzazione, credo senza neppure scusarsi, si affitta un aereo e va in vacanza? E che dire all’adulto che si vede decadere perché non ha capito che ci sono regole senza le quali non può esistere la sua professione, o a quello che, con una specie di pensiero magico, le considera un vincolo che non si può imporre a un campione?

Vediamo altre due considerazioni più dure a morire. L’una, è che uno coperto di soldi, idolatrato e cercato da tutti non può essere infelice o vittima di pensieri negativi, oppure avere di cali inspiegabili. L’altra, che il nostro idolo sia in ogni caso un capriccioso che si può domare solo con un pugno di ferro e un trattamento da bambino. In pratica “basta che voglia, e se non lo fa, è pigro e disinteressato, e sicuramente colpevole”. Queste considerazioni si chiamano “proiezioni”, e sono ciò che faremmo noi al posto loro, e se lo fossimo, non saremmo rosi da troppa invidia.

Consideriamo, invece, che ci sono quelli che per un semplice, banale e magari solo momentaneo capriccio di qualche molecola che sta nella testa sono sospesi tra un umore sereno e un senso di sfiducia, inadeguatezza e scarsa efficacia. C’è subito chi dice: “A me non capita, basta tirarsi su”, e allora occorre chiarirgli che, secondo studi seri, capita circa al 30% delle persone in ogni parte del mondo senza che ne facciano richiesta. E poi, dipende da che cosa si fa. C’è chi magari non se ne accorge perché non è mai messo alla prova, ma teniamo conto che il professionista dello sport lavora a un livello diverso. Per rendere come che gli è richiesto, ha bisogno di essere lucido, fiducioso di potercela fare, padrone della situazione e delle proprie risorse, rapido nelle scelte e pronto per vedere, capire, prevedere e scegliere l'azione o il gesto adatto a ogni situazione, sicuro per superare il rischio dell’errore. Siamo certi che uno, magari anche impegnato in responsabilità pesanti, abbia tutte queste condizioni a portata di mano e le saprebbe gestire in un attimo?

In un giovane in crisi, tutte queste certezze possono venire a mancare. E allora, a un soggetto già umiliato e convinto di non potercela fare possiamo puntare il dito contro, umiliarlo ancora di più e farlo sentire in colpa? Oppure fargli covare rancore e stupirci se, superata la crisi, ci giocherà contro?

Non stiamo nel tragico, perché qualcuno potrebbe pensare che trattiamo una crisi come fosse una malattia. Si può avere uno scadimento di forma senza sapere perché o, magari, per qualcosa che non riguarda lo sport, ma anche in questo caso serve aiutare e non deprimere. E poi, con un giovane no si può parlare solo e sempre di sport.

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