Pillole

Una trasgressione dell’adulto non è necessariamente un crimine, ma l’abitudine a trasgredire, o anche solo l’indifferenza verso le regole comuni, per un giovane sono modelli di vita leciti e, in seguito, motivi per negargli autorevolezza.

In una palestra, dei ragazzini di dieci anni, sono pronti e stanno aspettando. L’istruttore, invece, non si vede ancora. Arriva in ritardo ogni volta come fosse del tutto logico e normale, e non si cura di dare una spiegazione.

Consideriamo che i giovani, e in particolare i bambini, dalle figure che considerano importanti acquisiscono modi, convinzioni e comportamenti che in un primo momento considerano leciti e accettati e, in seguito, scusanti per le loro trasgressioni.

Parliamo di regole. Sono indispensabili per sviluppare rapporti corretti con gli altri, farci capire, scambiarci idee e contributi e non sentirci inadeguati ed estranei. Nello sport sono i bordi entro i quali si possono esercitare tutta la creatività e l’iniziativa per raggiungere i massimi livelli di efficienza e professionalità. Consideriamo poi che, quando sono abitudini, non opprimono, e la loro conoscenza e osservanza permette di modificarle per renderle più efficaci.

Come può agire un comportamento apparentemente insignificante come un ritardo, però abituale, sullo sviluppo di un giovane che non ha ancora maturato le capacità critiche per capire che questi modi non vanno imitati? Per l’osservatore preparato, anche solo un gesto o un’opinione rivelano la personalità e lo stile di vita di una persona. E la persona, pur sembrando sempre diversa, è uguale in ogni situazione, e quindi, come educatore, anche senza rendersi conto, invia una quantità di messaggi che condizionano lo stile di vita in evoluzione di un giovane.

Che cosa “dice” a un allievo l’istruttore con un comportamento che elude le regole e, quindi, è una trasgressione? E quali conclusioni si possono trarre? Dice che è un comportamento normale, e in ogni caso consentito, che distingue un personaggio importante, e allora il giovane penserà che lo potrà mettere in pratica appena sarà più adulto. Il giovane, però, tenta sempre di superare il suo modello: vuole essere migliore delle figure di riferimento, e allora è sicuro che tenterà di superarlo anche nelle “libertà” che gli consentirà il suo ruolo.

Se la trasgressione si riferisce allo sport e significa credere lecito adottare qualsiasi condotta sleale, truffaldina o incurante dell’integrità fisica e psicologica dell’avversario per raggiungere i propri scopi, il risultato riserverà sorprese inaspettate. L’adulto, istruttore, insegnante o genitore che, a un giovane che dovrebbe educare, insegna e fa credere lecite la trasgressione o anche solo la falsità, non può illudersi. Appena il giovane avrà acquisito la capacità di giudicarlo e si sarà abituato a volere e pretendere, la prima vittima sarà lui, perché avrà perso l’attendibilità e l’autorevolezza per correggerlo. Il giovane che vuole piegare gli altri alle proprie pretese, cerca solo il vantaggio personale, si propone con finzioni, sotterfugi o artifizi e non conosce il rispetto o lo considera caratteristica del debole, non commette certo un delitto per questo, ma non partecipa a una vera evoluzione culturale che, nello sport, è l’unico modo per arrivare alla professionalità.

Il giovane incapace di stare nelle regole pretenderà di farlo anche fuori dello sport, e avrà solo due possibilità: o cambiare, ma da solo non ce la farà, o stare con quelli uguali a lui ed essere esclusi dagli altri.

Tutto questo perché un adulto arriva in ritardo? Sì, perché comportamenti fuori dalle regole che si ripetono sono segni di uno stile di vita che ritiene, legittima la trasgressione, e un giovane, specie un bambino, la considera lecita e permessa anche a lui. E ricordiamo che il bambino prima e il giovane poi colgono dai comportamenti lo stile di vita di un adulto. Il primo li subisce e li assimila, mentre il secondo li valuta, e di solito gli nega autorità e assume “libertà” con concesse.

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