Pillole

Gli errori educativi di noi genitori possono nascere dalle migliori intenzioni, ma è anche facile che pesino molti nostri problemi.

(Sostituisce il titolo: "Trasformare un petardo in una bomba.")

In un campo di calcio ovunque, facciamo Liguria o Molise per non additare, è avvenuto un fatto così grave da occupare quasi mezza pagina di giornale. Un allenatore avrebbe “brutalizzato” un ragazzo di diciassette anni, tanto da costringere il padre a portarlo al Pronto Soccorso, fargli fare una radiografia dopo che aveva terminato la partita come tutti, ottenere quattro giorni di prognosi e fare denuncia in caserma.

Nessuno dei protagonisti ha commesso chissà che cosa, salvo essersi accodato a chi fa piccole recite un po’ penose solo per costruirsi le ragioni. Non è cascato il mondo, ma alcune considerazioni vanno fatte.

All’allenatore dico che certi sistemi, anche se si tratta di un gesto solo un po’ troppo deciso, sono da evitare. Dicono che mancano autocontrollo ed equilibrio emotivo, e tolgono autorevolezza. Sei fatto così? E allora consentimi: ci sono gocce miracolose, e ne bastano poche prima della partita.

Con il padre, invece, il discorso è più complesso. Hai costretto Tuo figlio a una recita, e oggi sono già troppi che vogliono portare i ragazzi a essere dei manichini, e quindi a non essere se stessi, fino a non sapere più chi sono.

Gli hai inviato dei messaggi. Gli hai detto che sei un papà iradiddio, una furia che, quando si scatena, chiama subito i carabinieri e fa vedere chi è, e lui un gomitolino indifeso, da proteggere. Gli hai fatto capire che ci sarà sempre qualcuno, in pratica solo tu, che proteggerà la sua debolezza. Hai fatto capire che subito dopo l’”aggressione” quasi si contorceva per i dolori, ma per soccorrerlo hai aspettato la fine della partita. Si sa mai, magari un gol lo avrebbe potuto segnare, e poi, hai atteso che l’allenatore chiedesse scusa.

Finalmente, l’hai portato al Pronto Soccorso dove, tiro a indovinare, hai fatto la scena per passare subito. Hai parlato di dolori tremendi, finché il medico gli ha prescritto una radiografia. E qui gli hai fatto capire che, se saprà essere un furbacchione, l’avrà sempre vinta, e che una radiografia si può sempre fare, anche se inutile, ma senza dirgli che è pur sempre un costo per tutti e, per un giovane, anche un rischio.

Infine, hai ottenuto una prognosi di quattro giorni che, per un ragazzo che ha continuato a giocare senza problemi, è un inganno. E per farne che cosa, se poi sei andato a sporgere denuncia ai carabinieri?

Ho ancora qualche considerazione. I carabinieri e i medici hanno compiti ben più seri e importanti che perdere tempo dietro a un capriccio o curare il malcostume. Poiché, però, il nostro compito è formare adulti autonomi, corretti e responsabili, anche se non ci hai pensato, hai detto a Tuo figlio che sarà libero di ingannare, di pensare a sé a spese degli altri e di camminare sopra di tutti senza rispetto.

Mi auguro, e credo, che Tu abbia solo perso le staffe per una volta, altrimenti gli effetti di questi tipi di educazione sono due, e in entrambi Tuo figlio sarà sempre un perdente. Diventerà una mezza pippa o imiterà il modello che gli hai trasmesso. Credo il secondo, e sono convinto che il ragazzo abbia provocato per perdere tempo. Forse ha già capito che gli imbroglioni e gli scorretti subito vincono, e Tu non hai mai pensato che sarai la prima vittima.

Non sei un mostro, e credo ci avrai ripensato, ma lascia stare. Non ti squalificare da solo. Anche perché qualcosa tipo “rompigli le gambe coniglio”, minacce e insulti volgari ai bambini da parte dei genitori li hai sentiti e non Ti sei mai scandalizzato. E non hai mai parlato del valore educativo dello sport come hai fatto con il giornalista.

Che dire al collega giornalista? Che la vita è dura e le occasioni non si possono perdere, ma ci auguriamo tutti che i giornali capiscano che ci sono cose ben più serie e drammatiche di cui interessarsi.

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