Pillole

Oggi il giovane ha tante occasioni per appagare gusti e interessi, e molti imputano l'abbandono sportivo ai suoi difetti.

Sarebbe troppo appagato e avrebbe una scarsa attitudine a impegnarsi per qualcosa che costa fatica e rinunce e non dà subito piacere.

Alcune motivazioni del drop-out sportivo

È vero, i giovani sono cambiati, perché è cambiato l’ambiente. Ci sono molti altri interessi più a portata di mano, sono meno attratti dal gusto di vincere imponendo le proprie abilità, sono imprigionati in un bozzolo tecnologico che appaga subito senza bisogno di mettersi in gioco e misurarsi. La ricerca del successo e dell’autorealizzazione è sopita dalla mancanza di occasioni, e si sa che quando manca la concorrenza e gli obiettivi sembrano inavvicinabili è più facile rinunciare addirittura a provarci.

Questa interpretazione pessimistica, quasi depressa, può essere lo stereotipo più accertato del giovane attuale, e noi adulti non ci possiamo adattare, ma prima che prenda posto la rassegnazione. Non è avvenuto uno stravolgimento cromosomico, ma solo un adattamento graduale e non per forza irreversibile come si tende a credere. Chi ha a che fare con giovani, si rende conto che la maggior parte ha bisogno di sentirsi riconosciuta come soggetto dotato di capacità, motivazioni e desideri propri. Dipende da noi adulti, quindi, creare le condizioni e gli stimoli perché sviluppino e conservino gli interessi fuori e dentro lo sport, ma dobbiamo fare attenzione ad andare contro la loro natura.

Come scongiurare l'abbandono sportivo dei giovani

Innanzitutto, stiamo attenti a non inviare stimoli e messaggi che li allontanano. Aspettiamoci solo ciò che è possibile, e quindi apprezziamoli per ciò che sanno fare, invece di biasimarli perché non ce la fanno a soddisfare le nostre illusioni. Non trasformiamo lo sport in un lavoro che pesa e non dà piacere, annoia, crea tensioni che non si possono controllare, o in un pretesto per valutazioni e giudizi negativi, o magari anche punizioni, quando non riescono a vincere.   

E allora lo sport deve essere solo piacere e non anche fatica e rinuncia? È vero che a volte costa fatica, è meno piacevole di altri interessi o chiede impegno senza ripagare con soddisfazioni immediate, ma offre piaceri e uno stare bene con se stessi che cancellano anche dei disagi. A patto, però, che lo sport non li tratti come piccoli adulti sempre pronti a vincere e responsabili degli insuccessi anche se sono solo chiamati a eseguire, crei un ambiente che non procuri disagi e si presenti più gradevole di altri interessi.
Altre volte, le ragioni più comprensibili. C’è il giovane meno dotato degli altri o di quanto gli hanno fatto credere, che abbandona perché non gli va di essere sempre perdente.

Quello che ha qualche disagio nei confronti degli altri ragazzi, che magari l’hanno preso un po’ di mira. O quello che si abbatte perché attraversa un momento critico dello sviluppo fisico che lo rende goffo e impacciato. Oppure può essersi illuso di sfondare, e alla fine abbandonare da sconfitto.
Non tutti i ragazzi, però, sono fiorellini innocenti. C’è chi vuole punire il genitore o l'allenatore perché non si sente capito o soddisfatto in tutte le pretese, chi vorrebbe dei sottomessi e non degli educatori che devono anche chiedere e pretendere, o chi si considera un talento sprecato dall’incompetenza degli altri.

Ti è piaciuto questo articolo?

Forse vuoi leggerne altri... Ecco alcuni articoli che hanno un argomento simile:

Tehethon

banner poster