Pillole

Un tempo era quasi normale ordinare qualcosa senza spiegare perché, come e dove si voleva arrivare.

Si faceva qualcosa senza sapere perché, quali procedimenti seguire e a che cosa serviva, ma era difficile trovare resistenze, perché si accettava di imparare senza proporre.
Oggi non è più così. I giovani vogliono pensare con la loro testa, e qui è il problema. Magari intuiscono il “dove”, ma non hanno esperienze sul “come”, e per questo possono essere velleitari e stravaganti. Ed è così anche nello sport, ma con qualche rischio in più. Si lavora sul talento, che abita le sfere alte dell’intelligenza, dove operano la creatività, l’ingegno, l’originalità e il senso critico, facoltà che si sviluppano soltanto se stimolate, riconosciute e lasciate libere di esprimersi. E, soprattutto, non possono essere ignorate o, peggio, ostacolare, perché si possono trasformare in cariche distruttive.

Per imparare e andare oltre ciò che può essere insegnato, che significa anche raggiungere l’autonomia del pensiero, non serve più dire come fare, ma fare insieme, e conoscere gli obiettivi è essenziale. Anche nello sport, per arrivare a possedere e usare la conoscenza secondo il proprio talento, occorre partecipare a tutto il percorso che porta all’acquisizione. E, ancora più importante, in gruppo, perché chiede e permette la cooperazione, che è la condizione che permette di usufruire della creatività degli altri, abitua a sommare i contributi e, nello sport di squadra, è un percorso privilegiato per raggiungere il collettivo, che è pensare e creare insieme.

La conoscenza degli obiettivi, quindi, permette di cercare le soluzioni per raggiungerli. L’allievo che può proporre e veder applicati contributi, "cerca" l'informazione come strumento che gli serve e la collega con le proprie conoscenze, cerca la soluzione di un problema di cui conosce la direzione, o ha la possibilità di trovarne altre più efficaci. Arriva quindi da solo alla "soluzione logica" e condivisa e, di conseguenza, la immagazzina come uno strumento definitivo. E, poiché sente che è la sua soluzione e la conosce, è motivato a valorizzarla e non perderla.
Utilizza esperienze già collaudate, adatte all’obiettivo, che conosce, e poter impiegare tutto il bagaglio della propria esperienza significa anche poter scegliere soluzioni già verificate e valutare l'efficacia di altre possibili. Tale conoscenza, infatti, è l'unica condizione che per arrivare alle soluzioni con il proprio ragionamento.
Possiede la traccia su cui costruire, i cosiddetti punti nodali dell'informazione: quelli più utili e più immediatamente efficaci, i famosi appunti ai margini dei paragrafi. Non si dilunga e, soprattutto, non si perde nel dubbio, e arriva a quelle forme di pensiero intuitivo che sono il fondamento del comportamento costruttivo.

E l’allenatore? Diventa chi stabilisce la direzione e porta l'aiuto minimo e indispensabile quando l'allievo non riesca a procedere da solo. Non propone più il semplice sommarsi di nuove conoscenze secondo un proprio modello, sempre inadatto anche e soprattutto quando sia perfetto. L'allenatore che pretende di sapere tutto, infatti, non ammette punti di vista diversi, e quindi ignora anche i contributi e le risorse dell'allievo.

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