Istinto e creatività: come gestirli nel giovane sportivo?

Pillole

Il ragionamento è lento, utile nell’apprendimento ma svantaggioso in gara. Intuizione, istintività e creatività, invece, sono capacità di inventare, rapidità e scelta che salta i passaggi del ragionamento e arriva subito alla soluzione.

Ragionamento da una parte e istintività, intuizione e creatività dall'altra, hanno molte connessioni ma meccanismi e usi diversi, e sono localizzati addirittura in parti differenti del cervello, il primo nell’emisfero sinistro, e gli altri in quello destro.

Il ragionamento fa arrivare alle soluzioni attraverso uno sviluppo logico e metodico, e serve per imparare e impratichirsi quando non si hanno ancora gli elementi e, soprattutto, gli automatismi per agire. Si usa, quindi, di più in allenamento, quando si deve imparare. L'intuizione, l'istintività e la creatività, invece, entrano di più in funzione nella gara, dove colgono subito la soluzione perché sintetizzano in un attimo tutti gli elementi di un quesito o di una situazione senza dover percorrere tutti i passaggi logici ma lenti, del ragionamento.
Sul piano pratico, il ragionamento è lento, preso da tanti passaggi e particolari e ha bisogno di controlli, mentre gli altri sono immediati, non sottoposti a verifiche e subito utilizzabili. È evidente, quindi, che negli sport in cui contano gli automatismi e la rapidità di decisione occorre creare condizioni mentali che consentano di prevedere, sintetizzare e agire "d'istinto", invece di costringere ad arrivare alla soluzione attraverso l'analisi e il ragionamento.
Importante, poi, è che più ci sono ansia, tensione, insicurezza o pressione dall'esterno, più c’è controllo. La mente si rifugia nel ragionamento per non incorrere nell'errore ed ha meno sicurezza per accettare e mettere subito in pratica le soluzioni dell'intuizione.
Sintetizzando, quindi, lo sport sbaglia quando fa raccomandazioni e ammonimenti, ripete cose che gli atleti sanno da sempre, crea tensioni dannose e ordina concentrazioni estenuanti prima della gara. Questi interventi creano inutili dubbi, non danno la certezza di potersi mantenere concentrati, e richiedono uno sforzo impossibile e inefficace per mantenere l’attenzione.

E allora, l’istinto va lasciato libero prima che il giovane lo sappia dominare? L’istinto di cui si parla si riferisce alla creatività e all'iniziativa libera e immediata, che già nel bambino sono dirette alla scoperta, alla sperimentazione del nuovo e alla ricerca del piacere nel gioco, che non sono mai distruttivi o stravaganti.
Se ne ha paura perché si crede che si contrapponga al ragionamento, alla prevedibilità e alla capacità di stare negli schemi e di applicare delle disposizioni. Questi modelli di comportamento non sono propri del bambino, che vive d'improvvisazione e di "istinto", e quindi non ha senso voler imprigionare l'istinto e pensare di sostituirlo con facoltà razionali che nel bambino non esistono ancora.

Come va quindi diretto l'istinto nel bambino? Lasciandolo libero di creare affinché si sperimenti e si esprima compiutamente e arrivi, più tardi, anche alle decisioni ragionate.
Per quanto riguarda l'adulto, la differenza è che l'istinto è finalizzato a precisi obiettivi, ma è sempre capacità di inventare, rapidità nelle soluzioni, e scelta che salta i passaggi del ragionamento e arriva subito alla soluzione. L'istinto ben controllato dallo sportivo adulto è, quindi, sinonimo d'efficacia, e allora si pone il problema di come renderlo più produttivo per la squadra. Lo dobbiamo inserire nel gioco collettivo, e il modo è una comunicazione che coinvolga tutti nella scelta di metodi, obiettivi e soluzioni. Altrimenti avremo quelli che creano e propongono senza capirsi, e gli altri che non seguono.

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