Pillole

Le alte Istituzioni e Federazioni proibiscono la selezione nei confronti dei bambini, ma ci sono sport per i quali un bambino “non rientra più nei quadri tecnici della Società”. Si può fare qualcosa?

Come ti caccio un bambino

Un bambino di dieci anni “non rientra più nei quadri tecnici di una Società di calcio”. Succede a Parma, eppure finora la famiglia aveva pagato, probabilmente il bambino aveva fatto molta panchina in favore di altri che “rientrano nei quadri tecnici”, magari la sua quota d’iscrizione è stata usata in favore della prima squadra.

Non ci dobbiamo stupire. Il mondo va così, ma ci dobbiamo rammaricare di lasciarlo in mano a chi vuole che vada così. Capita nello sport di élite, nelle grandi aziende e nelle istituzioni dello Stato e non se ne parla. Figuriamoci se deve fare scandalo cacciare un bambino di dieci anni che non gioca neppure bene a calcio.
Ci sono delle spiegazioni? Ci sono sempre...

I posti sono pochi, e non sarebbe giusto tenere fuori i migliori, che non saprebbero dove andare a giocare. Le scuole di sport costano o, anche, devono rendere, e non si può non investire nelle prime squadre se non si vince già con i bambini. Le Federazioni sono fameliche, perché ci sono Olimpiadi, Mondiali, Europei e tante manifestazioni nelle quali non si può fare brutta figura. Insomma, non si può fare diversamente.
Qualcosa, però, va fatto La madre di questo bambino si chiede a quali principi educativi si ispiri lo sport.  Ancora troppo spesso a nessuno, perché lo sport, non tutto per fortuna, non sa che cosa significhi educazione. Tantissimi ne parlano e mettono il termine sulle locandine propagandistiche, ma sono fermi ai metodi di sempre, già obsoleti quarant’anni fa, e ora assurdi per il giovane attuale.
Volendo, si può anche trovare una buona ragione. Non chiamiamola “selezione”, come dice il presidente ma “omogeneità”. Lo sport è tale, e quindi educativo, quando si può vincere e perdere, e un bambino che perde sempre perché non ce la fa vive la più brutta esperienza del suo sviluppo, Ma c’è modo e modo: non gli si può mettere una lettera in mano dicendogli che è troppo scarso per essere come gli altri. Ne soffrirà sempre.
E allora come fare? Le Federazione e le istituzioni locali smettano di essere idrovore con chi magari vorrebbe fare cose utili. Nella mia città, per esempio, si sono procurati danni per 140.00 euro a un’importante struttura per un turno di Coppa Davis che non ha lasciato nulla oltre la lisciata alla vanità di chi l’ha quasi imposta. Si volevano, però, imporre cifre impossibili a società che avevano dissodato terreni abbandonati, fanno giocare tutti a meno di 150 euro l’anno e non mandano via nessuno.
Perché non sovvenzionare con denaro pubblico, che altri saccheggiano, invece di depredare queste società che, senza neppure pagarsi le spese, tolgono giovani dalla strada, insegnano a vivere con gli altri e prevengono malattie e spese sanitarie?
Ci penserà la FIGC? Boh!  E perché, invece non incazzarci (scusate) noi?
Pensando a questi casi e al silenzio delle istituzioni dello sport, ricordo di aver sentito di un’organizzazione che valuta il livello di affidabilità e la serietà delle società sportive che s’interessano di giovani.
Spero legga e si faccia viva, perché sarebbe utile a tutte le società affidabili e serie.

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