Pillole

Il bullismo è un fenomeno tollerabile? Stiamo attenti, perché non se ne va come i brufoli.

E ha scarse conseguenze? Leggiamo sempre più spesso di suicidi tra i giovani, ma è anche il caso di parlare di omicidi tra gli adulti.

È un tema che si tratta in un testo, ma proviamo a segnalare qualche punto in breve. E partiamo da una considerazione tanto ovvia quanto ignorata: la vita adulta inizia nel bambino, e ciò che è acquisito è difficile da cambiare. E, quindi, è anche quasi certo che a essere bulli si impari da altri, e molto presto.

Come è un bullo all’apparenza? È prepotente, insensibile e cinico, e la scarsa empatia lo rende incapace di immedesimarsi nell’”altro”, di sentire e capire i disagi, la sofferenza e la disperazione di chi è chiuso in un angolo e non ne può uscire. E, se è uno spettatore, non riesce a capire quando si deve correre in aiuto di chi ne ha bisogno. È impulsivo e incapace di frenare i comportamenti aggressivi, deve soddisfare l’immagine del duro e non può mostrare sentimenti come la tenerezza, la compassione o il rimorso.
Ci sono parole che sembrano bestemmie, specie quando sono rivolte ai nostri figli, come definirli sadici o malvagi, ma perché non pronunciarle, com’è giusto fare nei confronti di chi gode a far soffrire gli altri?

Come è il bullo “dentro”? È vile. Cerca il gruppo perché ha bisogno di esibirsi, ma anche per sentirsi protetto, evita di misurarsi alla pari con chi si può difendere, e sceglie sempre le vittime tra i più fragili e indifesi.
È influenzabile più degli altri da modelli aggressivi e violenti dell’ambiente, come film, giochi o esempi che vengono da un clima culturale confuso e spesso amorale, ma non basta. Si porta dietro qualcosa maturato già dall’infanzia, come essere stato lui stesso vittima di bulli, essere vissuto in un ambiente violento o addirittura brutale, avere subito rapporti ostili e privi d’intesa o essere stato sottoposto a violenze.
I dati sembrano né confermarlo né negarlo, ma sono convinto che il bullo soffra una mancanza di autostima. Ritiene che il rapporto equivalga a potere sugli altri, ma chi lo cerca con il sopruso e l’arroganza sui più deboli tradisce una grande paura di essere dominato e una forte necessità di liberarsi di un disagio o, in altre parole, di un doloroso complesso d’inferiorità. A volte dice di farlo solo “per noia”, senza avvertire sensi di colpa per le conseguenze che può procurare agli altri, ma la noia non si placa con una bravata, anzi dà un senso di nullità, come qualsiasi azione che abbia solo uno scopo distruttivo.

Perché? In un gruppo che si frequenta non solo per scelta, come la scuola, il bullo può affascinare perché si distingue, attira i deboli, non è bersaglio di bravate e sembra viversi sopra gli altri. Uno, quindi, può fare il capopopolo, mentre gli altri si compiacciono del gruppo per acquisire un ruolo e fare cose che non farebbero mai da soli.
Le cause possono venire dalla famiglia. Pensiamo al bambino maltrattato, che sfogherà ciò che subisce su chi è più debole o, semplicemente, non sviluppa i freni per non infierire su chi non si può difendere. A quello che è cresciuto tra episodi di sopraffazione e di violenza, e ora è convinto che il mondo sia quello. O, al contrario, a quello che è sempre stato protetto, giustificato e autorizzato a essere arrogante da un genitore debole, che crederà di poterlo essere con tutti.
Infine, occorre pensare a una cultura problematica, che rifiuta l’empatia a favore di individualismo ed egocentrismo, stimola rivalità e ha paura di condividere e cooperare, proietta sugli altri le colpe e gli errori e si attribuisce i meriti, e apprezza i furbi che non pagano mai e non conoscono la responsabilità. Sembrano discorsi generici ma, a pensarci, in questi segni è facile vedere tanti caratteri del bullo.

E il futuro della vittima? I casi sono due. O è troppo fragile per reagire e non si sa costruire delle difese che lo rendano insensibile. E allora non gli resta che abituarsi a fuggire dalle situazioni in cui può essere sopraffatto, magari tutte; ritirarsi in se stessa per sfuggire agli altri, che sono tutti minacciosi; lasciarsi prendere dalla depressione di chi si sente impotente di fronte a tutti e non è più in grado di progettare nulla che non sia una difesa inefficace; e infine, come vediamo in tanti giovani, può anche pensare al suicidio.
Oppure accumula rabbia, odio e smania di vendetta che sfogherà quando perderà la paura e si sentirà abbastanza forte da affrontare e punire chi lo ha brutalizzato o chiunque sia prepotente; o, magari, diventerà un bullo.

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