Pillole

Per essere produttivo, il rapporto esige adeguamento, stima e considerazione reciproca.

Altrimenti si tratta semplicemente di un modo per controllarsi vicendevolmente, o un conflitto in cui entrambi cercano di essere vincitori.

La capacità di creare intesa e cooperazione è un processo attivo: non significa solo fare insieme, ma condividere gli stessi obiettivi, e impegnarsi e collaborare per conseguirli. Lo vediamo negli sport di squadra, dove si crede sia sufficiente aver giocato insieme o anche solo far parte della stessa squadra per potersi definire collettivo. Allo stesso modo, è indispensabile che tutti osservino le stesse regole, che poi sono i margini dentro i quali opera la creatività e si sviluppano la cooperazione e l’adesione agli stessi progetti, e dove ognuno ha la possibilità di essere creativo a vantaggio di tutti.

Se non si ragiona e non si creano insieme nuovi sviluppi dell’attività, non si è disponibili a rinunciare a un vantaggio personale a favore della squadra e non ci si abitua anche ad assumere decisioni autonome, e la coesione regge finché dura l’euforia e c’è gloria per tutti. Poi iniziano il fuggifuggi generale e la ricerca delle responsabilità negli altri. Senza queste condizioni, infatti, possiamo parlare di somma di contributi per soddisfare un interesse pratico, che dura finché si ottengono risultati, ma si esaurisce appena non si riesce più a vincere.

Anche nell’insegnamento il rapporto ha un ruolo fondamentale, ma solo a certe condizioni: che l’istruttore sia disponibile a rivedere le proprie posizioni e a cambiare atteggiamenti e opinioni di fronte a una proposta o a un contributo dell’allievo. E senza timori, perché, quando l’istruttore non cerca di imporsi con l’autoritarismo, oppure si propone senza manipolazioni o servilismi per conquistarne adesione, l’allievo non ha motivo di opporsi o di sovvertire i ruoli.

Come fare? Innanzitutto, mantenere il rapporto aperto nelle due direzioni, che è il modo più efficace per non stimolare conflitti. Come esempio (da “Insegnare, imparare, insegnare a imparare”, Edizioni Minerva Medica): “Ricordo un allenatore non certo morbido che ha accettato di affrontare in gruppo le impressioni di tutti i componenti della squadra sul suo atteggiamento. Ognuno ha detto la sua in una libertà quasi immediata, perché lo scopo non era trovare colpevoli o responsabili, ma cercare il clima più costruttivo per lavorare.

L’allenatore si è reso conto che qualche suo comportamento o decisione potevano essere fraintesi, ha potuto conoscere opinioni e proposte alle quali non aveva pensato o non riteneva ancora realizzabili e ha scoperto nuovi modi di conduzione.

Si è dimostrato l’adulto che non si ostina sulle proprie opinioni, è disponibile a rispondere, e quindi a utilizzare i contributi che vengono da chiunque invece di limitarsi a imporre. Non ha rinunciato a ciò che sapeva, ma ha aggiunto cose nuove, è diventato il riferimento per qualsiasi dubbio, difficoltà e progetto. Ha potuto chiarire diritti, doveri e responsabilità, e su questi temi, oltre a non contraddirsi, si è sempre impegnato. Ha perso o acquistato ruolo?”

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