Pillole

Quando è difficile imparare la prima condizione che ostacola l’apprendimento è l’obbligo di assimilare le informazioni senza avere la possibilità di criticarle, verificarne le applicazioni pratiche e, se è il caso, modificarle.

Questo procedimento chiama in causa l’apprendimento e la memoria, ma ha scarso effetto sugli altri livelli dell’intelligenza, perché non chiede di interpretare i contenuti che sono trasmessi e di impiegarli per trovare altre soluzioni o applicazioni personali.

Oggi, in vari settori dello sport, ci si ferma all’apprendimento e alla correzione degli errori senza chiamare in causa la critica, la proposta di idee e soluzioni personali, l’ingegno e l’iniziativa non guidata, tutti fattori essenziali per imparare. In questo modo, le informazioni sono disposizioni immodificabili solo da utilizzare, che non servono per interpretare e far evolvere le conoscenze acquisite.

Nella famiglia e nella scuola, si pensa di stimolare l’impegno e l’orgoglio con l'obbligo di essere sempre primi o di dover dare troppo e subito, e di fornire risposte sempre definitive e complete. O, nello sport, si devono imparare i gesti dei campioni e le tattiche per giocare come gli adulti e soddisfare attese non realistiche. Sono pretese che hanno effetti sulla sicurezza e la lucidità, perché alimentano il timore di commettere errori, mostrarsi inadeguati e subire un giudizio negativo.

Si vogliono anticipare i tempi dell’apprendimento, e quindi dei contenuti, che vorrebbe dire chiamare in causa addirittura strutture fisiologiche non ancora presenti. Pensiamo al pensiero astratto, che più tardi ci fa capire i ragionamenti e le spiegazioni logiche, e ci fa lavorare per un obiettivo non ancora presente, che il bambino non possiede ancora, perché vive solo ciò che è qui e ora ed è accessibile agli organi di senso. La scuola non cade in questo equivoco, mentre lo sport propone ancora la specializzazione precoce.

Si insegna ancora senza chiarire gli obiettivi, che sembra una mancanza di poco conto, ma impedisce di trovare una traccia su cui sviluppare ragionamenti e iniziative e, quindi, di creare e scegliere gli strumenti per raggiungerli. Nella scuola questo concetto può sembrare inapplicabile, ma se ad ogni passaggio verso la soluzione si fa precedere la spiegazione di dove si vuole arrivare, gli allievi sono motivati e interessati a raggiungerla da soli.

Nello sport, spesso si danno tutte le indicazioni sperando che l’allievo le trasformi in un gesto che dipende dall’istinto. L’esempio di una poltiglia di messaggi. Un tecnico straniero entusiasta della scienza, ma poco pratico della mente, che ha regole diverse da quelle del fisico e, spesso anche imprevedibili, espone una teoria curiosa: per insegnare, occorre filmare il gesto tecnico dell’allievo, scomporlo in tanti segmenti, rilevare tutti gli errori e, poi, farlo ricomporre giusto osservando il filmato. Pensare a un errore e, intanto, compiere un gesto tecnico che richiede di avvicinarsi all’esattezza dell’esecuzione, è del tutto improbabile, ma immaginare che il talento, che è frutto di intuizione ed esecuzione pressoché istantanee in risposta a una situazione improvvisa si esprima attraverso l’attenzione a non ripetere un errore già presente nella mente, è impossibile.

Per gentile concessione di Edizioni Minerva Medica

Ti è piaciuto questo articolo?

Forse vuoi leggerne altri... Ecco alcuni articoli che hanno un argomento simile:

Tehethon

banner poster