Pillole

Guadagnarsi la disponibilità dell’allievo a imparare e porre richieste adeguate all’età e alle possibilità è essenziale, ...

... ma occorre anche chiamarlo in causa perché percorra tutto il tragitto verso la conoscenza, quasi senza accorgersi di essere aiutato.

In pratica, quasi scambiare i ruoli come fosse lui a insegnarci come arrivare alla soluzione. Si tratta di non fare tutto per mostrare «come si fa», ma di assisterlo mentre prova, e di intervenire soltanto se indispensabile o non ce la fa da solo.

Questo tipo di insegnamento va preparato. Innanzitutto, abituando gli allievi ad un clima collaborativo in ogni fare dell’attività, che significa soprattutto sollecitare i loro contributi e metterli in pratica. E poi, di informare su dove si vuole arrivare o sulle ipotesi da valutare, rispondere alle loro domande per stimolarli a partecipare, chiarire meglio gli obiettivi e rispondere alla loro curiosità e al loro desiderio di sapere. E di lì lasciare che trovino i percorsi più appropriati per raggiungere gli obiettivi.

Sul pratico, occorre non dare la soluzione, perché limitarsi a ripetere il procedimento «finché lo capisce e lo ricorda da solo» serve per la memoria, ma ha poco a che fare con l’iniziativa personale, la scoperta e la critica: è più importante la soluzione che l’allievo sa trovare da solo rispetto a cento soluzioni che si limita a ripetere.

Come aiutare a trovarla? Innanzitutto, discutere insieme le premesse e i percorsi per trovare la soluzione, e poi dare solo le indicazioni perché si costruisca i passaggi da solo. In questo modo, la conoscenza non si perderà più, perché l’allievo è portato a capire con il suo ragionamento. E, infine, confermiamo la validità delle loro opinioni o, almeno lo valorizziamo perché le propongono, e li portiamo ad acquisire la certezza di saper imparare.

In questo facile procedimento, quindi, si verificano importanti effetti educativi. L’allievo si sente «riconosciuto» da un adulto significativo, e rassicurato, perché le sue opinioni sono apprezzate e impiegate. Rafforza l’autonomia, perché si abitua a non avere sempre bisogno di essere portato per mano, può verificare il valore e la correttezza delle proprie opinioni, acquisisce responsabilità nei confronti dei compagni e si abitua all’iniziativa libera anche nell’attività sportiva. Acquisisce coraggio per tentare il nuovo anche quando c’è il rischio dell’errore. Impara a non esser troppo azzardato e a correggersi, perché può contare sulla verifica degli altri. E, importante, esercita critica e creatività, così che partecipa ad una formazione e non ad un addestramento.

Non tutte le opinioni, le ipotesi e le prove, ovviamente, sono sempre o subito valide e utilizzabili. In questo caso, analizziamo e correggiamo insieme quelle sbagliate, e moderiamo e completiamo quelle azzardate o incomplete.

Per gentile concessione Edizioni Minerva Medica

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