Pillole

Quanti genitori sono d’accordo sulla cannabis libera per i figli, sportivi o no? 

Basta con le sciocchezze superficiali sulla sua innocuità e sulla funzione antimafia di giovani non ancora in grado di porsi dei limiti ragionevoli.

E poi, si può proporre una libertà che significa semplicemente poter stare fuori da ogni regola senza badare a non ledere quella degli altri?

Gli abitanti di Hameln, un paese invaso da colonie di topi, invitarono un pifferaio con una strana capacità: con il suono del suo piffero sapeva ammaliare i topi, che lo seguirono fino ad affogare nel fiume.

Un pifferaio di oggi, messo lì per rappresentarci, interpellato sulla liberalizzazione della cannabis, non da spiegazioni. Dice: “Lo faccio per la libertà, io mi oppongo a qualsiasi proibizione”. Che progetto politico!

Ricorda di essere stato un topino ammaliato da qualche altro topone che prometteva una vita di diritti solo per sé e felicità senza sforzo, regole o rinunce. Anche questo promette felicità e vertigini a poco prezzo ma, a dire il vero, non lo fa per affogare i topini. Semplicemente non si chiede se si affogheranno da soli o si accontenteranno di farsi tutto il percorso a pile scariche.

Ammalia solo quelli che credono ancora nelle favole dei cattivi maestri. Promette la felicità a tutti quelli che non si bastano come sono e hanno bisogno di qualcosa che gliela dia, e loro lo seguono fiduciosi, senza pensare al rischio di affumicarsi il cervello.

Non immaginano che li sta guidando verso qualche palude, e se sprofondano pazienza, purché abbiano svolto il loro lavoro ai seggi.

Sono utili. Si dice che tra due partiti dichiaratamente democratici sia nato un accordo: “Voi ci sostenete per la cannabis e noi su altre questioni che non riuscite a far passare”. Sono cose di tutti i giorni, e neppure le più subdole, quindi nessuna meraviglia. Il nostro pifferaio dice che si oppone a tutto ciò che non gli piace, e fa anche capire che è lecito tutto ciò che gli procura un vantaggio, anche se a spese o contro gli altri.

E allora, al nostro pifferaio occorre dire qualcosa su un mondo diviso in troppe fazioni, e dove la stessa cosa detta da una è il massimo della verginità e della democrazia mentre, detta da un’altra, è il massimo della disonestà e dell’infamia. Se vogliamo essere credibili, pur nelle differenze, dobbiamo tenere conto di valori che non possono essere che universali. In pratica, i valori della nostra cultura, che non devono essere messi in discussione da stravaganze e interessi personali.
Si potrebbe andare avanti quasi all’infinito, ma gli chiediamo ancora di non trasformare la missione di essere dalla parte di tutti che gli abbiamo affidato in un mestieraccio.

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