Pillole

Non può succedere! Intorno a un campetto di calcio sul quale giocano bambini di dieci anni, sono successe cose che danno una misura sconfortante i troppi genitori.

A una donna è stato dato della “negra”, ma se sei convinto che essere neri, verdi, bianchi o gialli significhi avere o non avere sentimenti, emozioni, sogni, dignità e rispetto, sei l’ultimo gradino del sottoscala. Un bambino è stato insultato per lo stesso motivo ma, ancora di più, perché aveva fatto vincere la partita alla sua squadra e dopo ha fatto un gesto di scherno.

Un paio di considerazioni. Perché dei benpensanti non realizzati, per far vedere che ci sono anche loro, hanno trasformato un termine al quale nessuno faceva caso in un insulto a disposizione dei più grezzi? Perché un bambino deve andare a fare uno sfottò a degli adulti? Di certo perché era stato insultato, ma non sarà soprattutto perché qualcuno lo ha già convinto che provocare, “rompere le gambe” o fare come tanti in serie A sia il modo più utile per vincere? “Ma è roba da bambini”, ho letto. Bella roba, caro collega (io sono solo un indegno autodidatta): se aspetti che crescendo si perdano i brutti modi acquisiti da piccoli, ti consiglio di ricrederti presto perché, se sei genitore, vai incontro a brutte sorprese!

Che cosa potrà capitare a questo bambino? Se incontrerà figure credibili, probabilmente non il suo allenatore e, forse, neppure il padre, perché i bambini imitano, potrà abituarsi a rispettare gli altri. È però più facile che continui a credersi nel giusto e confermi che ciò che acquisisci da bambino non è facile da perdere neppure nella vita adulta.

È più utile interessarsi del figlio del genitore giustiziere che crede di affogare i propri disagi con la forza brutale, che avrà una vasta gamma di possibilità e soluzioni. La speranza è che ne comprenda la rozzezza e se ne vergogni, ma in questo modo ne perderà gli apporti positivi che, anche se pochi, ci sono sempre. È però anche facile che non se ne renda conto, e allora gli esiti sono più infelici. Se anche lui ne subisce la violenza, ci saranno almeno tre possibilità: che cresca da figura passiva, rassegnata e convinta di non valere il rispetto di un adulto; che impari a sottrarsi piuttosto che a proporsi e far valere la propria iniziativa; o, più probabile, che prenda alla lettera l’insegnamento, e aspetti il tempo per capovolgere i ruoli e i comportamenti. La domanda, allora, è: “Chi sarà la prima vittima”?

Magari con il proprio figlio ha un atteggiamento del tutto opposto, ma neppure così può stare tranquillo. Il figlio potrà credere di essere autorizzato a fare tutto ciò che vuole, perché non avrà acquisito la responsabilità e le regole necessarie e saprà di essere protetto.

Capirà che per il genitore è soprattutto uno strumento per liberarsi da sconfitte, delusioni e sensi d’inferiorità. Si abituerà a chiedere, perché saprà che sarà esaudito. Oppure, se non verrà soddisfatto, ricorrerà al ricatto. Tirerà i remi in barca con la scuola o con lo sport, e obbligherà il genitore a continuare a soccorrerlo. Dovrà però continuare a vincere, perché è questo che il genitore vuole per sentirsi il più importante di tutti, altrimenti si dovrà abituare a ingoiare grosse dosi di delusione.

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