Pillole

Mi è capitato sottomano ora un articolo vecchio di una trentina d’anni pubblicato su uno dei due, tre giornali più letti in Italia.

È il tipico articolo di chi ha saputo di un fenomeno, non si è informato o non l’ha capito e poi ha sentenziato cantonate.

Eppure, ciò che è scritto sul sito era già stato chiarito allora, e qualsiasi lettore attento aveva capito che si sarebbe passato dall’addestramento alla Pavlov al rispetto per le fasi di sviluppo e per l’individualità di ogni bambino, e non si sarebbero proposti chissà quali metodi cervellotici. Era chiaro che si stava facendo un’analisi scientifica della mente e si sarebbe insistito sulla correzione di errori della formazione che continuano anche oggi senza che nessuno ne valuti l’inattualità e la confusione scientifica.

Caro collega, se scrivi ancora, ti vorrei risentire per parlare dello sport purtroppo di dopodomani.

TORINO - Di passo in passo siamo arrivati al campione Doc, indagato, scrutato, allevato fin da quando ha sei anni. E le carriere si accorciano. A otto anni un bambino di terza elementare potrà sentirsi dire, con dolcezza, ma fermamente, che non ha le qualità per diventare come gli idoli dei suoi sogni e che dovrebbe dedicarsi a un altro sport. Tutto questo senza poter scaricare le colpe, come accade ora, sul provino fallito per l’emozione e sull’allenatore troppo distratto. No, il giudizio sarà scientifico, stilato sulla base di test attitudinali e di coordinate inoppugnabili, per cui a sei anni si può già sapere quali saranno le qualità fisiche dell’uomo a venti. Le possibilità di errore saranno ridotte al minimo.

È impietoso, ma è l'altro volto del professionismo nel calcio del Duemila, che non può permettersi di sbagliare investimenti e deve essere sicuro che le lire spese per i giovani avranno una resa sicura negli anni successivi. La corsa al campione arriva a sfiorare la scuola materna, perché con i prezzi che corrono arrivare per primi significa risparmiare centinaia di milioni. Da lunedì prossimo il Torino, una delle società più attente (e benemerite) nel settore giovanile, avvierà il reclutamento a sei anni, con un’operazione d’avanguardia. I bambini, muniti di un semplice certificato di idoneità allo sport, dovranno presentarsi nel pomeriggio al "Filadelfia" e saranno iscritti gratuitamente ad un corso che dura due mesi, con due lezioni a settimana. Ciascuno avrà in dotazione una maglietta granata e un pallone, che potrà tenere poi come ricordo.

Al termine dei due mesi, i migliori saranno iscritti a un corso successivo, che si terrà a settembre e così via, fino agli otto anni, quando le norme federali prevedono il tesseramento. A quel punto la selezione sarà più attenta, resteranno solo i bambini che presentano certi requisiti, che lasciano intravvedere le qualità del futuro campione, non solo sotto il profilo fisico e tecnico, ma soprattutto come personalità. "Valuteremo in particolare quelli che hanno la capacità di andare oltre agli insegnamenti" dicono al Torino.

L’idea è originale. Lo staff che l’ha promossa è di primissimo piano: ne fanno parte Sergio Vatta, tecnico della "Primavera" granata, lo psicologo prof. Prunelli e il prof. Trucchi, preparatore atletico. Anche il programma è rivoluzionario. "Si farà calcio, ma non solo calcio. Il modo migliore per far emergere le qualità naturali del bambino è lasciarlo giocare ed è quello che noi faremo. Si formeranno dei gruppi di 25-30 ragazzi, affidati a un animatore, qualificato dall’Isef, che dovrà annotare su speciali schede le reazioni del bambino agli esercizi e agli stimoli. Dopo ogni lezione ci riuniremo ad analizzare i dati raccolti".

Ma si può pensare che un bambino a sei anni abbia in sé le qualità del campione? "A quell’età il carattere è già formato, ma lo si può ancora indirizzare fornendogli certe linee di comportamento entro le quali il bambino può esprimere la sua personalità eliminando i limiti che potrebbero bloccarlo nella professione". E sotto l'aspetto fisico, come farete a scegliere gli elementi adatti al calcio? "Ci sono dei parametri che permettono di sapere come sarà a vent’anni il fisico del bambino di sei. E l’approssimazione è minima. Ma noi non cerchiamo il superman in scala ridotta. Cerchiamo bambini che abbiano mediamente buone qualità atletiche, ma che abbiano anche fantasia, prontezza d’intelletto, quegli elementi caratteriali che fanno parte del bagaglio di un campione. Con loro si può impostare l’insegnamento ad un livello più elevato.

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