Pillole

Ci sono informazioni che vanno solo assunte, ma l’insegnante che impone solo percorsi obbligati, dà sentenze o soluzioni indiscutibili e non spiegate, ...

... oppure dispensa ordini e disposizioni solo per ottenere fedeli esecuzioni, oggi non raggiunge più l’intesa e l’interesse dell’allievo.

Di solito pretende di sapere tutto, ma trasmette solo ciò che sa. Non evolve, rende freddo ciò che insegna e, quanto meno, non conosce e non s’impegna a conoscere tanti caratteri dell’allievo da sviluppare per rendere produttivo l’insegnamento.

Usa sempre gli stessi metodi. Espone argomenti e non sempre indica gli obiettivi, e non chiede, né tanto meno, utilizza le opinioni degli allievi. Trova le conclusioni, ma non insegna a trovarle, così che non li abitua a percorrere tutto l’apprendimento della conoscenza in modo che la sentano propria, a padroneggiare il metodo e ad allenarsi a trovarla da soli. In pratica, addestra ad assorbire, ma non a criticare e creare da soli, e dunque non opera sui livelli più elevati dell’intelligenza.

Assegna compiti precisi e si aspetta soluzioni giuste, però sempre previste, che non è un errore in sé, perché esercita il ragionamento, ma non coinvolge e valuta solo per il risultato e non per i tentativi di dare un’impronta personale a ciò che viene appreso e, soprattutto, di trovare vie personali per acquisirlo. L’attesa del risultato e la condanna dell’errore inevitabilmente incidono sul rapporto, che è uno degli elementi più importanti dell’apprendimento.

Non riuscendo a stimolare l’interesse e non consentendo una partecipazione attiva, per ottenere impegno e attenzione è costretto ad essere troppo esigente e non accettare limiti o debolezze, ad essere critico di fronte alla difficoltà di apprendere e usare stimoli e atteggiamenti che oggi il giovane rifiuta o dai quali non si sente motivato.

Nella scuola, i programmi sono adatti all’età e al momento di sviluppo, e quindi non si anticipano i tempi degli argomenti, ma l’insegnante tradizionale usa ancora un linguaggio non adeguato ai mezzi e all'età, e spesso chiama in causa il ragionamento astratto, ancora estraneo al bambino, che impara attraverso i sensi e ciò che è presente.

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