Pillole

Si dice che il buon senso comune significhi saggezza, ma la sua efficacia dipende da come lo usiamo, ...

... altrimenti vi sono tranelli anche gravi, che nello sport sono ancora frequenti.

Facciamo alcuni esempi poco pietosi, ben sapendo che un allenatore, un insegnante o un istruttore sono sempre convinti di operare a favore del giovane con cui hanno a che fare.

Per esempio, c’è chi, allenatore o genitore, vuole convincere già il bambino di essere un fenomeno, e così gli fa perdere le giuste misure, lo espone a inevitabili sconfitte e lo porta a credere di avere bisogno di essere manipolato, e quindi di non potercela mai fare senza l'aiuto di qualcuno. Chi pensa a tutto per spianargli la strada senza mai chiedergli di fare con le proprie risorse, e così lo lascia impreparato di fronte alle situazioni impreviste e a quelle che deve risolvere da solo. Chi cerca di sollecitarlo con miraggi di successo senza essere attento ai limiti e ai momenti di sviluppo, fino a sovraccaricarlo di attese troppo pressanti, che lo convincono di non poterlo mai conquistare e, peggio, di non poter raggiungere neppure gli obiettivi possibili. Chi si presenta come modello perfetto, si autoesalta convinto di essere più autorevole o crede di poter trattare un giovane come fosse già adulto, ma con questi modi si mantiene troppo distante e non accessibile, e così non si presenta come modello che si può imitare. Chi crede di poterlo stimolare con interventi non spiegati, con tutto ciò che non chiama in causa la responsabilità e l’iniziativa personale o con parole e atti solo formali, e lo porta a considerarsi incapace di pensare, valutarsi, proporsi e trovare da solo motivazioni e stimoli per raggiungerli.

In modo abbastanza simile, c’è chi pensa di incoraggiarlo e dare determinazione con toni e termini esagerati, ma così gli fa capire che non ha coraggio, che la situazione da affrontare è troppo difficile e che il compito è impossibile. Chi magnifica la forza dell'avversario e parla di gara decisiva, difficilissima, da vincere a tutti i costi, e implicitamente esalta e consolida la paura, che è il contrario del coraggio.

Le misure sbagliate, in eccesso o in difetto, vanno sempre contro ciò che si vuole ottenere. C’è chi lo sopravvaluta per dargli carica e sicurezza, ma è una legge di natura che nessuno potrà mai dare più di ciò che possiede, e che essere messi di fronte a imprese irrealizzabili, toglie la certezza di poter affrontare anche quelle possibili. Qualcuno lo fa perché si sente costretto da un giovane che si ritira anche quando ce la potrebbe fare. Non chiede impossibile, e quando il giovane ci crede, coglie nel segno, ma la sicurezza e il coraggio sono qualità delicate. Se il giovane non ci crede, può scegliere vie impreviste: piuttosto che andare incontro a un fallimento che ritiene certo, rinuncia anche quando le cose sono solo difficili. Anche l’adulto che lo rimprovera o gli rinfaccia i suoi limiti perché reagisca con l'orgoglio quando non ce la fa, invia un messaggio che, pur volendo essere utile, scoraggia. Superare i limiti del momento è per tutti una forte motivazione che va stimolata, ma chi rileva difetti e incapacità, copre di raccomandazioni inutili o fa appello a una risorsa che, quando mancano autostima e sicurezza, non basta richiamare, alla fine lo convince che non ce la potrà mai fare.

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