Pillole

L’ingegno è un’intelligenza fervida e vivace in azione, la creatività è lo strumento per esprimerlo ...

... e una finalità produttiva è costruttiva è la condizione essenziale per essere costruttivi.

Un tempo lo sport ne aveva paura, e forse ne ha ancora oggi perché, lasciato libero e non indirizzato, l’ingegno si manifesta facilmente come stravaganza ed eccentricità fini a se stesse, inconcludenza e rifiuto delle regole comuni. Si limitava a soffocarlo, perché sembrava l'unico modo per rendere innocua la natura bizzosa dell’atleta, e in particolare del talento, che considerava un insieme di istinti trasgressivi da neutralizzare. Ora, noi pensiamo che la creatività sia la qualità più importante dello sportivo, una risorsa da lasciare libera di esprimersi dentro precise regole, ma senza inutili freni.

La cautela dell’istruttore era comprensibile, perché un ingegno non indirizzato non può essere costruttivo, e spesso è addirittura “selvaggio”. Inoltre, come spesso succede ancora, non si sapeva come trattarlo. L’ingegno, o forse è meglio dire la creatività, ha bisogno del controllo della ragione, di un indirizzo costruttivo, di obiettivi comuni, di un ambiente operativo che non lo costringa su binari obbligati e di un rapporto che lo riconosca e lo valorizzi. Altrimenti, nei casi fortunati, diventa solo malessere, opposizione o disinteresse, mentre negli altri può diventare addirittura una carica autodistruttiva.

Che cosa fare perché diventi una qualità utile al singolo e al gruppo? Non è difficile, perché non si vogliono proporre teorie ipotetiche, ma le osservazioni acquisite studiando lo sportivo e, soprattutto, perché basta far lavorare i livelli superiori della mente. Tenendo sempre conto, però, che su creatività e ingegno si deve lavorare in ogni momento e situazione dell’attività, dall’apprendimento alla gara.

Poi, occorre definire chiaramente gli obiettivi e coinvolgere tutti nella ricerca, nell’analisi e nella scoperta degli strumenti più adatti per conseguirli. In questo modo, gli allievi percorrono tutte le tappe dell’acquisizione e dello sviluppo, alla fine li sentono propri e possono andare oltre ciò che acquisiscono dall’insegnamento; accettare e applicare i loro contributi, perché riconoscerli stimola la sicurezza, il coraggio per provare il nuovo e l’abitudine all’iniziativa; saper trattare le idee non ancora utili, perché in ognuna vi è sempre qualcosa di valido, dal desiderio di sapere e proporre al voler portare la propria opinione, e perché l’iniziativa è stimolo per tutti e l’accettazione da parte dell’adulto è la più potente motivazione a essere costruttivi; e, infine, accettare l’errore nell’iniziativa che vuole cercare il nuovo.

Questo modello chiede al giovane di partecipare con i propri contributi e non aspettarsi soluzioni già definite, ma di cercarle con gli altri usando il proprio ingegno, e significa allenarlo a una vita adulta da soggetto padrone delle proprie idee e iniziative.

Come trasformare l’ingegno e la creatività del singolo in un insegnamento per tutti? Di solito gli istruttori affermano di non avere abbastanza tempo a disposizione, ma allievi interessati, attenti e in possesso di conoscenze per capire ciò che ascoltano, sicuri di essere apprezzati per i loro contributi e motivati a sentirsi utili, il tempo lo fanno risparmiare. Basta pensare alle lunghe esposizioni fredde, con allievi distratti, non interessati e annoiati, che aspettano solo la fine del sermone.

Troviamo compiti, situazioni e momenti in cui ognuno possa mettere creatività e fantasia al servizio di tutti. Facciamo in modo che confrontino le idee, poniamo quesiti su temi che interessano l’attività e lasciamo che li risolvano. Interveniamo solo quando hanno dei dubbi e lo chiedono, affinché la creatività si esprima in idee e proposte comuni; facciamoli parlare insieme, e mettiamoli in condizione di criticare e migliorare ciò che si sta facendo, di portare pareri e di trovare nuove soluzioni che applicheremo se sono utili, o correggeremo se non lo sono.

Per far sì che l’ingegno si esprima nel gioco, analizziamo insieme cosa si è fatto o si sarebbe potuto fare, in modo che i più creativi possano spiegarsi e gli altri chiedere e capire quale deve essere il loro contributo, e magari scoprire di avere anche loro idee e soluzioni originali e di essere altrettanto creativi.

Si dovrebbe arrivare a un’intesa che consenta a ognuno possa portare opinioni e contributi in ogni momento, compresa la gara. E senza temere di creare confusione perché, in un clima di partecipazione, ognuno è motivato a portare la soluzione migliore e a metterla a disposizione di tutti.

In conclusione, senza rapporto e scambio di contributi, i più creativi tendono a escludere gli altri dalla comunicazione e dall'iniziativa, e magari a spingerli a fare la coalizione vincente dei mediocri.

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