Pillole

La parte che il tempo forzatamente ridotto non mi ha permesso di esporre.

Abstract

Gli scopi sono la scoperta e l’analisi dei fattori che possono intervenire sullo sviluppo dei giovani che fanno sport, e la proposta di un metodo in grado di formare uno sportivo e una persona capace di esprimere compiutamente tutte le proprie potenzialità.

Portare cambiamenti nello sport non è facile. C’è una forte resistenza culturale a cogliere le innovazioni e la modernità che conquista tanti altri campi, ma se vogliamo interpretare e proporre lo sport alla luce di una visione più moderna e scientifica, dobbiamo rilevare errori che esistono anche quando le intenzioni sono positive. Chi s'interessa di giovani, per affetto e per amore del proprio lavoro vorrebbe portarli anche dove è impossibile e vincere anche per loro, perché sogna di vederli campioni. È qui che compie gli errori più dannosi e non coglie tutte le potenzialità educative di cui potrebbe disporre. Lo sport, infatti, è uno degli strumenti e degli stimoli più potenti per la formazione della persona, ma può essere educativo o diseducativo secondo com'è proposto e usato dall'istruttore, dalle società, dalla famiglia e dall'ambiente.

Lo sport ha fretta e impiega ciò che è subito utilizzabile per la prestazione, non lascia sperimentare, perché vuole subito vincere, valuta il risultato e non la qualità della prestazione, usa stimoli che sul giovane non hanno effetto e cerca di incrementare il rendimento aumentando le pressioni.
Dice cosa fare e offre soluzioni solo da applicare, ma non insegna a fare da soli: vuole un esecutore che applichi senza disperdersi in dubbi e tentativi.
Non tocca le vere motivazioni, usa con i bambini i metodi che oggi sono inadeguati anche per gli adulti, e insegna i mezzi per vincere, a volte non leciti, a spese dell'apprendimento e delle qualità del talento.
È attento alle doti fisiche e tecniche e alla qualità delle prestazioni, ma ignora i tempi dello sviluppo, non indaga e non sviluppa le potenzialità di ognuno, ma ciò che si aspetta da tutti, e non possiede metodi o strumenti per agire sull'intelligenza, sulla personalità e sul carattere o per stimolare la sicurezza, le motivazioni e l'autonomia.

Chiarito il fine educativo che attribuiamo alla formazione, pensiamo a un modello d’insegnamento che consenta di raggiungerlo. Un modello che agisca allo stesso tempo sulle qualità fisiche e tecniche e sullo sviluppo della personalità e del carattere, trasmetta all'allievo i tratti adulti dell'educatore, si adegui, per livello e contenuti, alle qualità di ognuno, cerchi e sviluppi ciò che in tutti è solo potenziale e lo porti allo sviluppo possibile.
Un uso corretto di un tale modello presuppone metodi e interventi che non trasmettono tanto o solo informazioni, ma agiscono anche sullo sviluppo della persona. Che allenano quindi l'allievo a esercitare tutte le prerogative della vita adulta, come l'iniziativa per cogliere, sviluppare e affrontare le situazioni senza necessità di stimoli o di comandi, l'originalità e la creatività per produrre idee, intuizioni e iniziative inattese o non previste, e interpretare e affrontare la realtà secondo gli schemi creati con il proprio talento.


LO SPORT UNA GRANDE AGENZIA EDUCATIVA

Alcuni principi

  • Lo sportivo è sintesi di fisico, tecnica, intelletto, personalità e carattere   (oggi ci sono metodi solo per fisico e tecnica).
  • La vita adulta inizia nell’infanzia, ma il bambino non è un piccolo adulto(ciò che è concesso come lecito, dopo è difficile da correggere – il bambino del tutto diverso).
  • È sport se si può vincere o perdere (non si soffre se si sta nella propria casella – senza omogeneità, si alleva il perdente, l’escluso, ecc.).
  • La massima funzionalità è nella normalità, e non nell’atleta-macchina;
  • Dal sacrificio e dalla “voglia” al piacere e all’interesse.
  • Nel giovane lo stimolo fondamentale si esercita sulle motivazioni: colmare la distanza con l’adulto, scoprire nuove abilità, sentirsi più abile, superare i naturali sentimenti d’inadeguatezza e d’inferiorità e colmare la distanza che lo separa dall’adulto, sperimentare proprie forze, ottenere stima e apprezzamento dall'adulto, liberare le proprie spinte creative ed evolutive

Gli scopi

  • Trasformare lo sport in uno strumento dell’educazione.
  • Un compito non nuovo, ma disatteso.
  • Prevenire nel bambino i difetti dell’adulto.
  • Favorire lo sviluppo di ciò che resta inutilizzato e manca allo sportivo adulto.
  • Formare uno sportivo completo.
  • Prevenire la violenza.
  • Presentare uno sport evoluto.

La mente

  • È diversa dal corpo, e va sviluppata secondo precisi tempi e principi.
  • Ha reazioni diverse da quelle stimolate, anche paradossali.
  • Ha grandi potenzialità, ma è delicata, imprevedibile e anche pericolosa.
  • Conserva le esperienze: ricordi, sensazioni e stati psicofisici.

Mente-corpo. Differenze

  • Fra «prova» e «devi».
  • Fra troppo e possibile.
  • Nel bambino lavora per il presente, solo più tardi per il futuro.


EDUCAZIONE UNO

Scoprire e sviluppare tutte le potenzialità e qualità

  • Non si forma sulle illusioni, ma sulle potenzialità reali.
  • Si può sviluppare solo ciò che c’è allo stato potenziale.
  • Non si può adattare a un modello prefissato.
  • Il compito: la scoperta e lo sviluppo di potenzialità e capacità.
  • Se imita soltanto, è la brutta copia.
  • «Si è superato».
  • La sopravvalutazione e la sottovalutazione.
  • Le potenzialità e le qualità da sviluppare: intelligenza (i livelli), originalità, creatività, fantasia, ingegnosità, iniziativa libera.


EDUCAZIONE DUE

Trasmettere il nostro essere adulti

  • Non è imposizione né acquisizione passiva.
  • Prima scoperta e acquisizione, dopo appoggio per procedere da soli.
  • Passaggio da inconsapevole a consapevole.
  • Le regole.
  • I buoni e i cattivi modelli.

Qualità del carattere: sviluppo

  • La critica.
  • La sicurezza e il coraggio.
  • La disponibilità a cooperare e fare insieme.
  • L’iniziativa libera.
  • La leadership.
  • Imparare e superare quanto può essere trasmesso.
  • Cercare, ammettere e correggere i propri errori.
  • Facilità a immedesimarsi nelle situazioni e modificarle.
  • Portare un’impronta personale a ciò che si è acquisito.
  • Interpretare e modificare la realtà.

Toro Primavera

  • Quale allenatore (pronto a valutare e accettare, non nato «imparato)
    • Primi interventi: confronto, libertà d’iniziativa e autonomia
    • Ricerca su:

     Elementi della forma    Rendimento      Concentrazione

     Agonismo

     Preparazione della gara (il ricordo della partita al top conservato nella mente)

 

Prima squadra

Resistenze al cambiamento

Paura di scoprirsi ed essere indagati

Le richieste degli allenatori

Caratteri

  • Ansia.
  • Introversione.
  • Creatività spesso di livello elevato, ma non espressa.
  • Non consapevolezza dei limiti.
  • Caratteri ipertrofici, scarsa critica.
  • Clan e lotte sotterranee.
  • Mancanza delle basi su cui lavorare.

Conclusione: lavoro improbo, lasciar perdere


Considerazioni

  • Lo sportivo ha un buon livello intellettivo, spesso ottimo.
  • L’affidamento, a 17-18 anni, si trasforma facilmente in adesione e intesa.
  • L’adulto perlopiù si affida, evita o si oppone.
  • Nel giovane, lo stimolo è la soddisfazione delle motivazioni.
  • Dove lavora il talento, e dove dovrebbe lavorare l’istruttore.
  • I falsi stimoli.
  • Il «carattere».
  • La psicologia.

 Lo sport che non educa

  • Trascura la persona che pensa e crea a vantaggio dell’esecutore.
  • Lavora su ciò che c’è, non su ciò che è solo potenziale e per il futuro.
  • Ignora le motivazioni e vuole imporre un modello ideale.
  • Insegna a pioggia che cosa fare e non fare.
  • Addestra, e non scopre e non sviluppa le potenzialità del talento.
  • Usa ciò che dà risultati subito.
  • Privilegia l’imitazione, l’esecuzione e la correzione dell’errore.
  • Impiega stimoli contrari al rendimento.
  • È scontento per ciò che l’allievo non sa fare, e indifferente verso ciò che fa.
  • Offre cattivi modelli.
  • Sviluppa e usa solo parzialmente l’intelligenza.
  • Ha paura dell’autonomia.
  • Trascura qualità essenziali.

Che cosa cambiare

  • La fretta: la gara solo per vincere oggi, la specializzazione precoce.
  • L’agonismo prematuro e sbagliato.
  • Il disinteresse verso le tappe di sviluppo e i meccanismi fisiologici.
  • Gli stimoli eccessivi e contrari al rendimento.
  • Lavorare troppo o solo sull’errore.
  • La mancanza di metodi e strumenti per sviluppare l’intelligenza.
  • La preparazione della gara.
  • Le scorciatoie e le vie traverse.

Educare nello sport

  • Correggere le influenze negative della famiglia e dell’ambiente.
  • Agire sulle qualità e farle progredire fin dove è consentito.
  • Trasmettere i propri caratteri, prerogative e responsabilità di adulto.
  • Allenare alla massima libertà e responsabilizzazione.
  • Far pagare le conseguenze di errori e comportamenti.
  • Non sollevare da compiti e rinunce che spettano.
  • Riconoscere l’impegno e le intenzioni più che il risultato e le esecuzioni.
  • Agire anche sul carattere e sulla personalità.
  • Ridurre, fino ad annullare, la distanza con l’allievo.

lo sport che educa

  • Fa ciò che la famiglia e la scuola hanno difficoltà a fare.
  • Piace, cattura l’interesse e l’attenzione senza bisogno di altri stimoli.
  • Motiva all’impegno e a scovare le risorse per misurarsi.
  • Allena all’autonomia, al coraggio e alla responsabilità.
  • Ha regole all’interno delle quali esercitare tutta la libertà e l’iniziativa.
  • Abitua a tener conto degli altri, fare insieme e socializzare.
  • Richiede rispetto, stima, partecipazione e disponibilità a scambiare contributi.
  • Insegna a imparare e, intanto, a superare ciò che insegna l’istruttore.
  • Addestra a vivere in modo responsabile e costruttivo fuori e dentro lo sport.
  • Impone di far fronte alle difficoltà con le proprie forze.
  • Insegna a integrarsi e cooperare per raggiungere gli obiettivi.
  • Chiama il genitore a offrire una partecipazione costruttiva.

Come educare nello sport

  • Parlare «a», parlare «con».
  • Adattarsi alle motivazioni, all’età e ai mezzi.
  • Non imporre un modello ideale.
  • Stimolare le motivazioni.
  • Non imporre aspettative, ambizioni, motivazioni e obiettivi solo nostri.
  • Allenare tutti i livelli dell’intelligenza.
  • Abituare a usare la mente per il nuovo.
  • Non inquinare il valore delle regole: responsabilità, diritti e doveri.
  • Correggere senza punire.
  • Lasciar sbagliare.
  • Proporre solo obiettivi possibili.

Le resistenze al cambiamento

  • Una cultura malata.
  • La paura della sperimentazione e dell’innovazione.
  • La difficoltà a capire che con altri metodi si vince già di più anche oggi.
  • I modelli che si tramandano e resistono.
  • Credere di avere la soluzione geniale e non volerla condividere.
  • L’opposizione a ciò che non si sa.
  • «Se non lo so, non esiste».

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