Parliamo di un allenatore che si sforza con tutto l’impegno e la dedizione per portare gli allievi ai livelli possibili, ma rimasto indietro rispetto ai tempi e a un giovane che ha bisogno di altre sollecitazioni.
Questa non è la descrizione di un allenatore, ma la somma di convinzioni, metodi e interventi di una cultura dello sport non ancora del tutto superata e destinata a modificarsi, pena la formazione di sportivi incompleti e sempre meno adeguati ai tempi.

Spesso lo sport confonde il coraggio con il rischio e il furore, ma il coraggioso passa inosservato. Rischia anche l’errore quando la situazione lo richiede ed è l’unico che la può affrontare o un compagno è in difficoltà, ma non è un benefattore a tutti i costi: chi se l’è cercata, se la risolva.

È il genitore che, nello sport giovanile, si considera ancora indispensabile. Sa, pensa e decide per il figlio, gli fornisce soluzioni e stabilisce gli obiettivi. Lo vorrebbe responsabile e attivo, ma è più facile che ne blocchi il talento, fino ad allontanarlo dallo sport, farne un semplice esecutore o doverlo sempre proteggere.

Questa intervista ha forse più di vent’anni, i tempi sono cambiati e la posizione della donna è andata incontro a profonde modificazioni. La proponiamo per invitare qualche donna dello sport a dirci che cosa è cambiato e che cosa resiste ancora.

In una recente trasmissione, si è convenuto che all’attuale scarsità di campioni nello sport si possa rimediare soltanto con un cambiamento di cultura e di metodi d’intervento nei Settori Giovanili. Il discorso sarebbe troppo lungo e non si conterrebbe in un articolo. E allora accenniamo in breve a cambiamenti culturali trattati nel sito e che lo sport trascura ancora, rinviando a uno successivo la trattazione sui metodi d’intervento.

Ogni genitore vuole il bene del proprio figlio, ma non basta, e tanti farebbero qualsiasi cosa, lecita o proibita, per vederlo sempre vincitore.
Il genitore che serve evita gli interventi maldestri, rispetta l’età del figlio, favorisce lo sviluppo della personalità e del carattere, lo valuta per ciò che è, insegna a competere in base alle proprie capacità, non pretende che cresca a sua immagine, lo stima nonostante i limiti e gli errori, fa osservare regole ben chiare.

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