rendimento agonistico

  • Come giocare le partite della vita

    Le partite della vita si preparano aggiungendo intensità ai soliti stimoli? Sono quelle in cui si dice: “Hanno giocato al 110%”. Servono stimoli speciali?

    Come giocare le partite della vita?

    Per le squadre più forti, sono quelle degli avversari abbordabili, che magari sembrano avere gareggiato oltre le loro possibilità perché si sono trasformate per inebriarsi di gloria. Per le più deboli, invece, sono quelle in cui si parte battuti, o sono state solamente drammatizzate per togliere paura e stimolare maggiore impegno. Che cosa è successo a chi ha vinto la partita della vita?

  • Dare carica e coraggio: si può sbagliare

    Essere educatori significa non creare inutili ostacoli, e mai continuare a dire soltanto come e che cosa fare. Nello sport, e non solo, invece, si crede che anche un bambino debba essere portato per mano e “caricato” perché faccia ciò che ci aspettiamo noi adulti.

    Alleno ragazzi che nello sport hanno già soddisfazioni, ma mi sembra manchino di carica e coraggio. Come faccio a darli?

    Spiace mettere l’accento sulle cose da evitare, ma a questo punto del nostro discorso è chiaro che solo rispettando i momenti dello sviluppo, le possibilità, i caratteri propri di ognuno, la creatività e la voglia d’iniziativa che un giovane va da solo verso la propria completezza e autonomia.

  • I tranelli della vittoria

    La gara ha come obiettivo la vittoria, ma ottenerla con strumenti e modi che non chiamano in causa le qualità del talento,

  • Il successo è sempre uno stimolo utile?

    Un giovane si sente stimolato dalla prospettiva del successo? Lo desiderano tutti, ma occorre fare alcune considerazioni, tutte essenziali, che riguardano la vittoria in ogni gara o il successo come obiettivo della carriera, il momento dello sviluppo e la dotazione.

    Della vittoria come unico obiettivo di ogni garasi è già detto in molti articoli. La sintesi è che, per un giovane, una partita giocata solo per vincere con qualsiasi espediente, o scorrettezza è sempre una partita persa. Si usa ciò che è utile ora, ma intanto non si tenta il nuovo, che subito può non riuscire, ma è il modo di esprimersi della creatività, che così è soffocata e si può trasformare in una valenza negativa. Si gioca con la paura di perdere, che fa stare attenti a non sbagliare, ma a spese dell’iniziativa libera e della lucidità.

  • Incepparsi durante la gara

    La continuità è arrivare al rendimento possibile e riuscire a mantenerlo durante tutta la gara. Se non avviene, dobbiamo pensare a un agonismo sbagliato, a una formazione non più adatta al giovane attuale o a difficoltà di conduzione.

  • La mente e lo sport

    Nello sport, la mente non ha troppa considerazione.  Diceva un famoso allenatore: “Sono dei muscolari. Perché devo lasciare che facciano sciocchezze mentre io conosco le soluzioni giuste?”. E un altro: “Io traccio i binari, e loro ci devono correre sopra”.

  • Perché la continuità non si esaurisca

    Si crede che la continuità derivi dall’impegno e dalla volontà che si possono richiamare in qualsiasi momento della gara, ma è una condizione molto più complessa,

  • Trovare dentro di sé risorse fisiche e mentali che non s’immagina di possedere

    Gli ultramaratoneti sanno che in qualche modo riusciranno nelle loro imprese e che, per raggiungere il loro obiettivo, da qualche parte devono comunque sempre attingere le risorse fisiche e mentali. Lo sa anche Lisa Borzani, atleta azzurra che sarà impegnata nei prossimi mondiali ultratrail.

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