approccio mentale

  • Chi non appartiene allo sport

    Lo sport dovrebbe essere gioia, libertà e sfogo di vitalità, ma ci può sempre essere qualcuno, allenatore, genitore o altro, che riesce a trasformarlo in un peso.

    Vediamo alcuni comportamenti e atteggiamenti che consiglierebbero di formare chi dovrebbe educare prima di lasciarlo libero di commettere errori o anche di più.

    In una palestra qualsiasi, un istruttore reagisce all’errore di un ragazzino di una decina d'anni chiamandolo “cretino” e urlandogli davanti a tutti di restare a casa

  • Dall’esperienza s’impara sempre

    L’esperienza, la resilienza e il coraggio di mettersi in gioco sono tre condizioni indispensabili dell’apprendimento.

    Impegnatevi per ottenere ciò di cui avete bisogno, e quando non riuscite a ottenerlo, ebbene, sorridete e tentate ancora, in un modo diverso. William Hart

    Dall’esperienza s’impara sempre, importante è mettersi in gioco, uscire dalla zona di comfort. Si può scegliere di restare seduti dietro le quinte, comodi, ma solo mettendosi in gioco e facendo esperienza ci possono essere i presupposti per fare e conoscersi meglio: la prossima volta si potrà fare diversamente e meglio.

  • I sì e i no nella stessa gara

    Negli ultimi tempi, anche squadre di rango hanno cali improvvisi o resurrezioni non spiegabili. Sicuramente ogni caso ha le proprie spiegazioni che solamente chi lo vive può descrivere nei particolari.

    Qualche considerazione si può fare.

    La prima, che conviene iniziare da cause lontane, in pratica dalla formazione, dove perlopiù s’insegna a giocare per vincere subito. In questo modo, oltre a frenare lo sviluppo del talento, che è sempre un’ottima garanzia per non cadere nel panico per una difficoltà o un imprevisto, quando si passa in vantaggio, di solito inizia un’altra partita. Si passa da un comportamento propositivo, cioè mettere in campo tutte le capacità per imporre il proprio gioco a una fase in cui si tenta di frenare quelle dell’avversario. in pratica si gioca per non perdere, che è rinuncia e difesa, perché si passa dalla sicurezza di imporre il proprio gioco alla paura di essere sopraffatti.

    Perché un passaggio così rapido? La paura di fallire agisce in tempi brevissimi. Magari dopo un pericolo corso per una sbandata generale o anche per qualche azione della squadra avversaria che ha messo in seria difficoltà, s’inizia a giocare per non perdere. Gli automatismi, che significano giocare in scioltezza e costruire l’azione senza dover ricorrere al ragionamento, sono sostituiti dall’attenzione a non sbagliare, e quindi alla rinuncia al gioco propositivo, che è giocare per imporsi e per vincere, per sostituirlo con il gioco puramente di opposizione alle iniziative avversarie, che spegne la scioltezza, la lucidità e l’iniziativa personale.

    Giocare per imporre il proprio gioco è del tutto diverso dall’adattarsi a quello dell’avversario solo per riuscire a neutralizzarlo, e implica addirittura l’intervento di strutture neurologiche diverse. La funzione dei neuroni specchio, per esempio, che permettono di inserirsi psicologicamente nell’azione dell’avversario come fosse la propria e prevederne lo sviluppo, è sostituita dall’attesa del suo gesto per mettere in atto la contromisura. È un procedimento troppo lento e che, soprattutto, impone una concentrazione dell’attenzione sui particolari e la perdita di vista dell’insieme.

    E la squadra antagonista? Avverte subito la difficoltà degli avversari di giocare in scioltezza, il passaggio dalla libertà creativa al rallentamento delle azioni e la mancanza dell’imprevedibilità che dà il collettivo. Smette di essere troppo guardinga e inizia a osare, perché si sente più sicura e si rende subito conto di giocare in scioltezza. In questi casi, la squadra che è in crisi, invece, si limita a difendersi o, quando prova a reagire, non riesce a passare subito agli automatismi, e gioca prima di tutto per non sbagliare. In pratica, “ragiona” prima di fare ed ha difficoltà a capire che cosa faranno i compagni, ma così rallenta le azioni e non riesce a creare collettivo.

    Come avvengono questi passaggi così improvvisi? Tra due squadre che non sono già in crisi, il meccanismo è sempre lo stesso, e le differenze, quando una riesce a recuperare più rapidamente, sono un collettivo vero e una maggiore maturità complessiva.

  • Possiamo scegliere la direzione per andare verso mete e obiettivi

    Lo sport che ti fa apprezzare albe e tramonti, mari e laghi, parchi e strade, partenze e arrivi, solitudine e compagnia, se c'è l'uno ci può essere anche l'altro, se c'è negatività ci può essere anche positività, se c'è tristezza c'è anche allegria, l'uno serve all'altro per dare più valore, se c'è tensione ci può essere più relax.

Tehethon

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