La parola ai tecnici

Ricordo che tanto tempo fa, nel mio primo campionato come allenatore di una squadra Juniores, alternavo tre portieri.

Ogni volta che i portieri, sui cross degli avversari, urlavano “mia”, io già sapevo che avrebbero lisciato il pallone. Il problema della sincronizzazione, non essendo un neuroscienziato, mi arrovellava continuamente il cervello: ovverosia, perché i miei portieri non riuscivano a sincronizzare la parola con la motricità?

Il BINDING, come giungere alla combinazione, lo ignoravo e ancora oggi è problema di discussione tra i neuroscienziati, i filosofi della scienza, gli psicologi.

Credo che ogni allenatore di calcio responsabile dovrebbe interessarsi di scienze cognitive e porsi domande su che cosa avviene nel cervello dei nostri allievi quando lavoriamo, per esempio, sulla coordinazione e, nel nostro caso specifico, sulla coordinazione temporale tra gruppi di neuroni. In pratica, i miei portieri dell’epoca avevano una sincronizzazione, secondo una tesi, non in fase tra le due aree motoria e di Broca. Le due aree cominciavano l’attività in momenti diversi. Nelle due aree, avendo la stessa frequenza, i neuroni dovevano scaricare nello stesso tempo di scarica. Un’altra tesi, per esempio, sostiene e sostituisce alla sincronizzazione il concetto della policronizzazione. In pratica, si sostiene che i gruppi di neuroni sparano non in modo sincrono alla partenza, ma si sincronizzano nell’arrivo al neurone successivo. Per fortuna di noi allenatori, in senso pratico, molti addetti ai lavori a queste ricerche convengono che è agevolata la sincronizzazione tra le aree del cervello già collegate da esperienze precedenti e non per stimolo esterno.

Leggendo abbastanza di scienze cognitive e neuroscienze, da allenatore, ho avuto la dimostrazione e il conforto di neuroscienziati e psicologi che gli allenamenti di coordinazione e di gesti tecnici risultano più efficaci in situazione di gioco.

Tornando alla nostra Juniores, ci allenavamo, non avendo a disposizione un campo sportivo, in strada, nelle piazze, in una cava di sabbia dismessa. Il gioco per noi era un “loisir”. Il gioco creava tra me allenatore e i ragazzi che avevano più o meno la mia età legami sociali e spirituali. Ci si metteva nella condizione ideale per poterci esprimere liberamente e trovavamo soddisfazione nel ricercare e imitare le esecuzioni tecniche dei grandi campioni dell’epoca. Erano i campioni della televisione in bianco e nero. Combinavamo con i palleggi, con i gesti tecnici, le nostre esecuzioni; combinavamo le nostre rappresentazioni nella Piazza del Tempio davanti alla chiesa parrocchiale di Posta Fibreno.

Poi, le neuroscienze e la biologia mi hanno fatto comprendere che il fattore fondamentale delle rappresentazioni distribuite è la loro origine combinatoria. Mi si passi un consiglio: magari evitate la corsa e non togliete mai, nella fase di riscaldamento, una parte dedicata all’analitico. Le rappresentazioni e l’esecuzione dei gesti tecnici creano un’unione d’intenti nella squadra, tra i vostri allievi. Il gioco è creazione e i ragazzi, le proprie creazioni, prima dell’allenamento o, meglio ancora, prima della partita devono sempre riattualizzarle. All’epoca il mio gruppo si allenava anche di sera. Avevamo un solo pallone, non dieci. I lampioni diffondevano una luce tenue in Piazza Ravicone. La piazza è ubicata sopra un dirupo. Quando il pallone, per sbaglio, prendeva la discesa del dirupo, se volevamo divertirci ancora, dovevamo cercarlo tra le siepi e i cespugli spinosi. Per tornare su si eseguiva un potenziamento muscolare. Subito dopo si scaricava il carico con la ripresa del gioco, con il divertimento. Grazie al nostro calcio di strada, a parte la vittoria del campionato, a maggio la Lazio, la squadra di serie A, ha voluto un mio allievo: tale Fanelli Aurelio. Il Sora, che giocava in quarta serie, l’attuale C2, ha prelevato dalla nostra squadra ben tre ragazzi facendoli giocare, poi, in prima squadra. Il fluidificante di sinistra emigrava in Canada ed è arrivato a giocare, ho saputo dopo, nel massimo campionato canadese. Il calcio di strada unito alla passione e alla ludicità riesce a far combinare nelle motricità e nelle coordinazioni le possibilità combinatorie di gesti tecnici capaci di risolvere le situazioni più intricate calcisticamente parlando.

Oggi mi sento ossessionato dai link su Facebook. Link e proposte di allenamento di ogni genere con gli obiettivi più diversi. Proposte prese, spesso, da settori giovanili molto, molto importanti. Lungi da me criticare questi link. Ma andiamoci con i piedi di piombo, perché proporre un allenamento de “La Cantera” (sicuramente i ragazzi del Barcellona hanno seguito un percorso didattico) in una scuola calcio di un paese della provincia di Frosinone spesso ha poco senso per le evoluzioni tecniche diverse rispetto ai ragazzi de “La Cantera”.

In questa mia presa di posizione, mi conforta un biologo che mi ha sempre affascinato con le sue ricerche e i suoi libri, Humbert Maturana. Bisogna ricordarsi che “ogni essere si trova collegato strettamente a un mondo circostante”, e allora, dice Maturana “è evidente che non possiamo uscire da questo cerchio e saltar fuori dal nostro dominio conoscitivo”. Sarebbe come se, per un fiat divino, si cambiasse la natura del linguaggio e si cambiasse la natura del divenire, cambiando la natura della natura”.

Posta Fibreno, 05/03/2014

Ti è piaciuto questo articolo?

Forse vuoi leggerne altri... Ecco alcuni articoli che hanno un argomento simile:

Tehethon

banner poster