La parola ai tecnici

APPROFONDIMENTI

1.  Attività ludico/sportiva legata al risparmio dei fondi della sanità nazionale

2.  L'entusiasmatore

3.  Lavoro minorile controllato adeguatamente

Con la presente, vorrei approfondire 2 concetti che il nostro presidente Giorgio Torgler da anni ci consiglia di divulgare, ma purtroppo per motivi inspiegabili non si riesce a far comprendere nel modo profondo che meriterebbero.

Il terzo punto, a cui credo moltissimo, ha certamente legami con il primo menzionato.

 

Spiego a modo mio

Si parla ormai in ogni convegno, congresso o altro luogo di ritrovo e analisi di queste problematiche, di promozione sportiva, di avviamento alla pratica sportiva, di favorire più possibile l’attività motoria per i nostri pargoli avviandoli a quello o quell’altro sport che abbia valenze psico/pedagogiche importanti, che permetta gioia  e divertimento oltre a benessere anatomo/fisiologico.

Mi sembra di capire che non ci sia molto ascolto in merito e che le persone responsabili, aventi la patria potestà, non siano sufficientemente preparate per affrontare adeguatamente il problema.

Come goccia in un oceano, cosa riesco a fare io nel mio contesto operativo?

Mi rivolgo direttamente agli alunni e agli atleti di cui mi occupo considerata l’eterogeneità dei gruppi a cui mi rivolgo, dico loro, in sintesi e con parole semplici e appropriate che gli studi neurologici confermano da molto tempo che i meccanismi cerebrali adibiti al movimento sono gli stessi che contribuiscono al calcolo, alla lettura, alla scrittura e alla memorizzazione di concetti. Discende logicamente che, coloro che si applicano positivamente in entrambe le situazioni, ne ricava maggiori vantaggi rispetto a chi studia e scrive solamente. Infatti, nella scuola, generalmente l’alunno bravo e applicato nello sport riesce ad essere più spontaneo, coraggioso e produttivo anche su libri e quaderni; pertanto, darò molta importanza alla loro applicazione settimanale in una qualsiasi società sportiva con un voto di merito particolare se supportato anche da buona educazione.

In questi primi periodi della proposta ho l’impressione che ci sia entusiasmo notevole, sperando che dia i frutti sperati.

Spiego loro continuamente che uno sportivo impegnato deve:

  1. prepararsi la borsa sportiva da solo non facendosi aiutare da mamma o papà;
  2. togliere ogni cosa al ritorno a casa, riponendo tutto in ordine;
  3. rispettare orari e consegne precise;
  4. alzarsi presto al sabato alla domenica per recarsi alla competizione;
  5. abituarsi a lottare e conquistare ogni cosa, rifiutando le cose gratis;
  6. insistere nei momenti di difficoltà;
  7. saper capire come comportarsi dopo sudorazione (facendo la doccia oppure cambiando subito gli indumenti sudati);
  8. ecc. ecc.

Tutto ciò può essere considerato un lavoro molto impegnativo, oltre che attività divertente se la motivazione è forte per quello sport che si è scelto.

Facendo sport, la rete vascolare ottiene enormi vantaggi perché purifica l’organismo, mantenendo sani gli organi del corpo umano e altri benefici che spiego a loro con termini semplici e appropriati all’età, costringendo, si spera, a fare dietro front a molti genitori che spesso, per risolvere problemi di carattere fisico o psicologico, si aggrappano al farmaco, al sostegnum (ricostituente), o a qualche altra porcheria che ha uno scopo solo, quello di arricchire qualcuno e di creare in molti casi dipendenza alla pasticca/fialetta; dipendenza pericolosissima soprattutto dopo i 14-15 anni quando l’adolescente non ne vuol più sapere di mamma e papà e… si arrangia anche in questo.

Ai pargoli regaliamo racchette da tennis, scarpe da ginnastica, palle e palline di ogni genere, biciclette da usare non da far ammuffire in garage in attesa di motorini e diavolerie varie che atrofizzano muscoli e cervelli delle nostre giovani generazioni!

Tutto ciò può contribuire al risparmio delle casse sanitarie in modo considerevole.

Solo il medico dovrebbe avere la facoltà, con tutta la sensibilità e la coscienza che gli spetta, di dispensare l’individuo dall’attività motoria intensa o ricreativa.

Contrariamente, alla persona che potrebbe “capillarizzare” con tutta tranquillità, ma non lo fa, gli verranno addebitate tutte le spese sanitarie a cui andrà incontro per negligenza cronica. Si dia da fare se fisicamente risulta idoneo.

Ovviamente parlo a favore anche di chi, per motivi di salute o per forza maggiore, non può godere di queste possibilità. Nonostante madre natura sia stata poco clemente con qualcuno, in molti casi è possibile rimediare con attività adeguate ai casi specifici.

 

L’entusiasmatore

Questo soggetto, secondo il mio parere, deve promuovere, sostenere, divulgare, far apprezzare tutti gli sport che sono compresi nell’elenco delle attività olimpiche e anche quelle non menzionate, non solo una parte di esse.

Dispenso e compatisco il profano che non ha qualifica per l’educazione fisica, disprezzo chi ha qualifiche importanti e parla con differente bontà verso discipline come: pugilato, judo, pallavolo, basket, calcio, ecc.

Solamente perché costui è specializzato per questa o quell’altra specialità sportiva.

A questo tipo di insegnante mi sento di dire ad alta voce… VERGOGNA!!!!!!!

L’entusiasmatore deve creare un ambiente piacevole di gioco, guardando poco agli aspetti tecnici, tattici e di preparazione fisica, ma centrando maggiormente gli interessi su quelli psico/pedagogici ed educativi.

Poi si andrà oltre quando sarà il momento NON PRIMA!

Avremo così più ragazzi che frequenteranno i centri sportivi e meno vagabondi che si recheranno ai giardini pubblici a parlar male dello sport e dell’insegnante di educazione fisica/sportiva, agendo, però, contro la loro salute.

 

Lavoro minorile:

  • Ma cosa centra questo con le casse nazionali della sanità?
  • Centra moltissimo, più di quanto uno possa immaginare!
  • Mi limito alle cose apparenti. Non vado oltre per ovvi motivi.

Uno dei ricordi più belli che ho della mia infanzia, preadolescenza ed adolescenza, riguarda l’esperienza lavorativa che ho fatto fin dai 7-8 anni nella fattoria dei nonni, nel distributore della Shell degli amici Renzo e Paolo, dal giornalaio Celeste che mi permetteva di guadagnare qualche soldino vendendo quotidiani stranieri nei campeggi della zona e del mio maestro Ferdinando che aveva visto in me un ottimo collaboratore per la vendita del quotidiano L’Adige presso molte famiglie di Torbole e Linfano. Inoltre, ricordo con molto piacere l’officina degli zii autotrasportatori, dove potevo destreggiarmi in lavoretti meccanici e di carrozzeria sui “bisonti” Scania e Fiat Iveco.

Attività formativa straordinaria che purtroppo, i nostri cattivi politici hanno pensato bene di togliere, creando le premesse per una gioventù debole, sfaticata, obesa (65% sovrappeso e ipernutrita, dicono gli esperti) e piena di pretese. Ciò che colpisce di più è che i fautori di questi disastri danno la colpa ai giovani, difettando di capacità logica invece di approfondire e capire che con le loro leggi, leggine, decreti e decretini, hanno realizzato in pochi anni un risultato paurosamente deprecabile.

Spiego solo con un esempio.

Un mio amico ha un negozio di colori e tempere e 3 figli. Mi dice che deve assumere un dipendente per effettuare alcune mansioni perché al figlio è vietato dalla legge metter piede nel negozio, pur essendo in grado di aiutare il padre in modo concreto.

Deve lasciarlo a casa a poltrire perché non ha compiuto i 16 anni.

Mio nonno mi diceva sempre che una pianta la raddrizzi curandola da giovane, mettendogli una guida appropriata (palo di sostegno); se la lasci andare liberamente, salirà comunque, ma con tante curve e imperfezioni.

Il lavoro tiene sicuramente in ottimo stato le condizioni delle casse sanitarie.

Individui che cominciano certi lavori di manualità grezza o peggio ancora, fine, dopo i 18-20 anni ed oltre, risultano spesso “impediti” e poco destri proprio perché non hanno fatto esercizio in tempi opportuni ed appropriati. A scuola all’ISEF di Verona mi hanno sempre insegnato che certi aspetti coordinativi, di abilità e destrezza si acquisiscono prima dei 12-14 anni; e allora perché mi tolgono con queste leggi la possibilità di affinarmi e di farmi capire come posso fare per non cadere da un ponte edile e ad evitare di darmi una martellata sulle mani?

È come ostinarsi alla costruzione di un edificio partendo dal 1° piano ignorando le fondamenta!

La sanità è compresa oppure no?

In questi giorni il ministro Brunetta proponeva che i giovani escano dalla dipendenza famigliare all’età di 18 anni. Bene! Faccia prima in modo che qualsiasi individuo sia capace di buona autonomia e in grado di gestire nei minimi particolari ciò che serve per guadagnarsi la pagnotta, sbrigare faccende casalinghe, capacità d’imporsi regole di vita corretta perché è risaputo anche a chi non ha figli che la maturazione è l’unica medicina che serve all’adolescente per fare il gradino importante verso l’età adulta e questa maturazione passa obbligatoriamente dalle regole che l’adolescente SA IMPORSI non da quelle che gli impongono gli altri.

È un passaggio troppo importante, NON SI PUÒ TRASCURARE. 

Solo così si potrà raggiungere grande AUTONOMIA, altrimenti l’infanzia continuerà imperterrita.

Anche qui potrei continuare per pagine e pagine, ma mi fermo e… arrivederci alla prossima.

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