Lo sport

Si può stimolare l’interesse per lo sport in un giovane? E come fare? 

Se vogliamo coltivare l'interesse del giovane per lo sport, evitiamo, da una parte, di spingerlo e sollecitarlo troppo e, dall'altra, di imbrigliare il suo naturale desiderio di fare e misurarsi.

Il giovane, e specie se ancora bambino, non ha bisogno che gli creiamo degli interessi perché l’esuberanza, il bisogno di verificarsi e la scoperta di sempre nuove abilità sono stimoli per trovare tutto l'interesse necessario.

Semmai ha bisogno che non glieli facciamo perdere con interventi maldestri.

Per esempio:

  • se lo carichiamo di troppe aspettative o di obiettivi non raggiungibili, lo portiamo a ritenersi incapace anche nei confronti di quelli possibili;
  • se lo vogliamo dirigere senza lasciargli spazio per liberare tutta la creatività e la fantasia, andiamo incontro a due rischi: il giovane le può liberare in direzioni improduttive o, spesso, addirittura pericolose o distruttive, oppure adattarsi a fare il compitino e non arrivare mai a scoprire ed esprimere le qualità del suo talento;
  • se pretendiamo e lo alleniamo a una pura esecuzione invece di lasciare che trovi le sue soluzioni, lo portiamo a fare meglio degli alti ciò che è alla portata di tutti, ma gli impediamo di fare ciò che gli permetterebbe il suo talento e potrebbe fare solo lui;
  • se lo obblighiamo a essere subito concreto e funzionale quando ha ancora bisogno di sentirsi libero e di creare per il solo gusto di sperimentarsi, e quindi di sbagliare, che è l’unico modo per scoprire il nuovo e le qualità del suo talento, lo fermiamo a una pratica troppo modesta e non appagante dello sport;
  • se non gli riconosciamo i meriti che si conquista per paura di appagarlo, ci manteniamo troppo distanti, diventiamo incoerenti e incomprensibili e ci neghiamo come figure guida da seguire.

Lo sport, quindi, se è adeguato ai mezzi e all’età, continua a restare un gioco e non deve soddisfare le motivazioni e la voglia di vincere di chi lo insegna, interessa senza bisogno di stimoli. Il bambino è portato per natura al gioco, a misurarsi, a competere per sentirsi più abile degli altri. In un primo tempo, lasciamo che tutti questi stimoli si esprimano in libertà, senza troppi schemi e senza l'obbligo di ottenere per forza dei risultati. Cominciamo a parlare di prestazione e di risultati solo più tardi, dopo i dodici anni, quando il ragazzo comincia a sapersi porre degli obiettivi, a seguire degli schemi astratti, a cooperare e a cercare il risultato e non solo il piacere del momento.
Quello che dobbiamo fare per coltivare l'interesse del bambino e, poi, del giovane per lo sport è l'attenzione a non spingerlo o frenarlo troppo e limitarci a liberargli la strada perché possa appagare il suo piacere di farlo.

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