Lo sport

Già nei primi anni ottanta in un articolo per "Università e Territorio", ...

... una delle riviste veronesi rivolte ad insegnanti e formatori, scrivevo dell'adolescente come un borderline sano.

Il titolo, volutamente provocatorio metteva in rilievo i numerosi aspetti psicologici che potevano contraddistinguere un ragazzo tra i 13 ed i 20 anni. Oppositività, introversione, sbalzi di umore, acriticità di pensiero, isolamento dai rapporti con i genitori tanto per citarne alcuni. Da allora i manuali rivolti ai genitori per capire l'adolescente figlio, le guide e gli autorevoli testi di psicologia sull'adolescenza sono diventati centinaia.

Se il bambino ha bisogno del padre e della madre che lo affianchino nelle diverse strade che portano all'autonomia ed alla relazione allargata con gli altri, il ragazzo di 14 anni, pur mostrando il bisogno di avere vicinanza ed appoggio da parte dei genitori, tenta di fare da sé e tende a sostituirli in modo naturale con l'amico ed il gruppo. Nel cuore degli adolescenti l'amicizia diventa altrettanto importante dell'amore verso i genitori, che sembra in buona parte trasformarsi in oppositività, critica verso il modus vivendi genitoriale, se non addirittura indifferenza. Gli ambienti che preferisce sono quelli frequentati con gli amici, siano essi associazioni, case libere dai genitori o attività sportive entro società e squadre in cui è possibile si riconoscano le sue abilità e la sua socialità.

L'ambiente familiare che è normale e sufficiente per i bambini, diventa insufficiente talvolta soffocante per i giovani, i quali sentono più che mai che gli schemi dettati dalla routine famigliare stanno stretti e devono essere sottoposti a verifica con l'esterno e con il suo volere fare esperienza.

Come scriveva Vittorio Peri (1969) cerchiamo di tener conto dei principali bisogni psicosociali di un ragazzo:

  1. Indipendenza. Nella psiche complessa ed in evoluzione del ragazzo coesiste una ambivalenza di impulsi, tra la ricerca di una guida che dia sicurezza, del conforto dei genitori, e il tentativo di sottrarsi alla protezione degli adulti per amore d'indipendenza.
  2. Il gruppo in questo caso aiuta l'adolescente a prendere decisioni personali e ad aderirvi con senso di responsabilità; lo prepara cioè ad una vita in cui si troverà a decidere per conto proprio.

Il bisogno di indipendenza è senza dubbio uno dei principali moventi che influenzano la condotta degli adolescenti e gli educatori debbono favorire le occasioni in cui essi, prudentemente guidati, possano fare le loro esperienze. Un ambito di ricchezza di sentimenti, idee ed esperienze è certamente una società sportiva. Nella società sportiva il giovane può compiere una esperienza di valore sociale, si avvia alla conquista di quello spirito comunitario che impedisce certi sterili atteggiamenti di ribellione e di contestazione. Sui campi sportivi ragazzi e ragazze acquisiscono lo spirito di collaborazione necessario per realizzare una intelligente convivenza sociale.

Una idea di sport che funzioni in modo educativo e di integrazione tra le diverse aree di relazione dell'adolescente, non deve favorire l'allontanamento dalla vita famigliare, deve anzi facilitare il collegamento tra figli e genitori. Questi non possono delegare a tecnici ed allenatori il loro dovere di educare e rapportarsi con i propri figli anche di fronte a difficoltà di comunicazione e di contestazione. Allenatori e tecnici sono collaboratori e figure di riferimento in un orizzonte evolutivo che con la crescita e lo sviluppo sociale inevitabilmente si fa più ampio.

Ecco allora l'attività sportiva sia di squadra che individuale, ma con la guida di un istruttore, di un allenatore, e con le regole da seguire e da rispettare per la disciplina sportiva che si segue: sia che si tratti di pallanuoto, rugby, pallamano, piuttosto che tennis o tiro a segno o pesistica.

In ogni disciplina sportiva quando è presentata da adulti con esperienza, equilibrio e passione c'è tutto il mondo reale che conosciamo, con tutte le sue contraddizioni, le sue bellezze , le sue storture. Non solo con il bianco e il nero ma con tanti grigi. Con il podio e con la polvere da masticare, con la rivalità, le separazioni, gli amici che non sono più amici, il non capire più che posto si ha nel mondo (cambio sport, squadra, metodo, non sta andando nulla). Conoscete una palestra migliore per "guarire" un giovane borderline sano?

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