Lo sport

"Se desiderate compiere qualcosa nella realtà, innanzitutto visualizzate voi stessi mentre riuscite a compierla."  Arnold Lazarus

Può succedere che prima dell’inizio di una competizione sportiva o durante, in un momento decisivo come può essere un canestro o un rigore, l’atleta possa avere delle sensazioni che ritiene negative: spiacevoli, disturbanti, di ansia eccessiva, di troppa tensione, di paura, di blocco.

Queste sensazioni possono derivare da diverse cause consce o inconsce. Ad esempio, l’atleta può competere con altri ritenuti più forti di lui, può competere dopo un periodo d’infortunio e non sentirsi sicuro di esprimersi in una prestazione eccellente, può sentire le pressioni di alcune figure del suo staff o di persone per lui ritenute importanti.

Che cosa può fare lo psicologo in questi casi?

Certo non ha la bacchetta magica né la medicina giusta, ma può attuare degli interventi personalizzati, e seguire un percorso graduale che si può definire allenamento mentale.

Può iniziare a fare colloqui individuali con l’atleta ed esplorare il suo vissuto ad ampio raggio, cioè riguardante sia lo sport che altri aspetti della sua vita che potrebbero contribuire alla difficoltà esperita dall’atleta.

Attraverso i colloqui, l’atleta e lo psicologo vivono uno spazio e un tempo loro, riservato, esclusivo, derivato dal fidarsi da parte dell’atleta e dall’interesse dello psicologo a mettere se stesso e la sua professionalità a disposizione dell’atleta.

In contemporanea, lo psicologo può proporre delle metodologie o tecniche acquisite nel corso della sua formazione ed esperienza lavorativa.

Lo psicologo può invitare l’atleta innanzitutto a prestare attenzione alle sue sensazioni sia in gara che in quel momento in seduta, sia in altre occasioni della sua vita. ad esempio, poiché la paura blocca provvisoriamente la respirazione, l’atleta può prestare attenzione al suo funzionamento e, dopo essersi accorto di essere in apnea, può provare piccoli cambiamenti, come fare una respirazione profonda abbinando una visualizzazione che possa aiutarlo a ottenere un po’ più di sicurezza e a eliminare parte di ansia non funzionale in eccesso, e quindi disturbante.

La visualizzazione potrebbe riguardare una prestazione del passato che abbia dato un senso di benessere per una vittoria, un piazzamento, un record personale, ecc., oppure può visualizzare qualcuno che l’abbia incoraggiato in passato con parole o una frase che gli ha dato sicurezza e voglia di vincere.

La giusta modulazione tra respirazione e visualizzazione può far parte dell’allenamento mentale da provare durante il colloquio o durante gli allenamenti. E ciò alla ricerca di un’attivazione pre gara ottimale, che possa proiettare l’atleta in un’esperienza di flusso per ottenere una peak performance.

L’atleta può ottenere una maggior fiducia e sicurezza di sé, e quindi nella sua prestazione, anche solamente per essersi rivolto a uno psicologo dello sport e aver avuto il coraggio di chiedere aiuto. Ciò, infatti, significa che è determinato a fare meglio, a riuscire, a superare una difficoltà, a raggiungere i suoi obiettivi, e questo per lui è già terapeutico: gli dà vigore, sa che con l’aiuto dello psicologo sarà più forte e sarà temuto, perché avrà un’arma in più rispetto ai rivali. Certo sta poi allo psicologo confermare le sue aspettative e contribuire alla sua eccellenza.

Altra tecnica a disposizione dello psicologo è la costituzione di un gruppo esperienziale di approccio alla gara. Gli atleti che fanno parte del gruppo avrebbero a disposizione uno spazio, un tempo dove potersi confrontare, esprimere difficoltà, sensazioni ed emozioni, un laboratorio dove lo psicologo può far sperimentare a ognuno con i propri tempi e modalità l’espressione verbale e non verbale delle loro difficoltà e provare a sperimentare assieme possibilità di soluzioni attraverso simulazioni e metafore.

Inoltre, lo psicologo può osservare l’atleta durante l’allenamento, e cogliere aspetti quali la mimica facciale, i gesti, le interazioni con allenatore o i compagni, tutti fattori che gli servono per una miglior conoscenza della persona.

Può avere anche colloqui informali con le altre figure che gravitano intorno all’atleta, quali allenatori, dirigenza, staff medico, famigliari, ecc., per supportare i loro vissuti, che possono essere di colpa, impotenza, insoddisfazione, ecc., con un beneficio che influisce positivamente sulla prestazione dello sportivo.

Prima di affrontare una competizione, il consiglio è di provare a immaginare il maggior numero di fattori fisici e fisiologici che possono contribuire al meglio alla riuscita della prestazione. Iniziando, ad esempio, a visualizzare il sangue che circola e fa affluire ossigeno e sostanze nutritive e vitali a tutti i muscoli e organi. Poi il cuore, organo/muscolo vitale, e il resto degli organi e muscoli, fin quasi arrivare a fare un patto con essi e predisporli a lavorare bene durante la competizione. Si tratta soltanto di una visualizzazione che non costa niente, non fa male e potrebbe servire ad avere una maggiore consapevolezza di sé, a disporre di una nuova modalità di affrontare le cose, sia si tratti di una competizione, una malattia o un problema esistenziale.

Altro suggerimento è credere in quello che si fa, esserne convinti e, ancora più importante, mostrare di esserlo quando si parla con gli altri perché, quando percepiscono la nostra sicurezza, si sentono loro stessi rassicurati e contribuiscono a liberarci dall’ansia per la gara. Spesso, invece, per scaramanzia, per abitudine o per costruirsi l’alibi in caso di fallimento, l’atleta dice di non essere in forma e di non aver potuto fare il massimo nella preparazione. In pratica, alla fine ci crede e fa una profezia che si autoverifica: sente come veri e reali i disturbi e i limiti che si attribuisce e rende più facile e probabile il fallimento. È difficile da spiegare, ma è così. Sulla parola.

Inoltre, per una condizione altrettanto difficile da esporre, la mente trasforma i pensieri in sensazioni anche fisiche. Facciamo una specie di gioco. Consideriamo di più le parti di tutto il nostro organismo e cerchiamo di instaurare un dialogo con loro: troviamo dei compromessi, facciamo dei patti, proponiamo degli scambi. per esempio, immaginiamo le nostre gambe in uno sforzo estremo, e sentiremo che rispondono e risponderanno anche in gara, e poi, per averle pronte e scattanti in gara e non averle troppo in tensione nell’attesa, immaginiamo un massaggio riposante dopo, in modo da portarle al massimo del benessere e dell’efficienza.

Questi suggerimenti non costano, sono semplicemente proposte di piccoli cambiamenti che a qualcuno possono essere utili, e potrebbero fruttare una migliore prestazione o una maggiore consapevolezza in qualsiasi altra decisione.

Potrebbero creare anche una semplice occasione per divertirsi con se stessi, e un modo da estendere anche ad altre occasioni in cui si affrontano situazioni difficili.

Certo non è così semplice. Per ottenere il massimo risultato possibile, queste condizioni andrebbero personalizzate, perché le soluzioni uguali per tutti sono solo espedienti formali che danno pochi risultati.

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