Lo sport

Lo scopo di questo contributo è fornire indicazioni teorico-pratiche...

... per la gestione dei bambini con Disturbo da deficit di Attenzione e Iperattività, attraverso una riflessione circa lo sport più utile per questi bambini.

I bambini disattenti e iperattivi

Secondo i criteri del DSM- IV (APA, 1994), il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (DDAI o ADHD, per l’inglese Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è caratterizzato da due gruppi di sintomi o dimensioni psicopatologiche definibili come inattenzione e impulsività/iperattività. L’inattenzione o facile distraibilità  si manifesta come incapacità di portare a termine le azioni intraprese e  come scarsa cura dei dettagli.  L’impulsività si manifesta nell’incapacità ad aspettare o ad inibire comportamenti che in quel momento risultano inadeguati. L’iperattività si traduce in un eccessivo ed inadeguato livello di attività motoria.

Questi bambini appaiono costantemente distratti, dimenticano attività importanti, perdono oggetti, hanno difficoltà ad organizzare azioni complesse,  hanno difficoltà a rispettare le regole, i tempi e gli spazi dei coetanei. Il DDAI si caratterizza per una costellazione eterogenea di sintomi e difficoltà che non consentono al bambino di rispondere adeguatamente alle richieste dell’ambiente (Marzocchi, 2003). I bambini con DDAI raggiungono rapidamente un elevato livello di noia, stanchezza e perdita di concentrazione. Hanno difficoltà a controllare i propri impulsi e a posticipare una gratificazione. A differenza della normale iperattività, impulsività e instabilità attentiva, il DDAI determina conseguenze negative: a causa dell’incapacità di rimanere attenti e di controllare gli impulsi questi bambini hanno una minore resa scolastica e sviluppano con più difficoltà le loro abilità cognitive. Le loro difficoltà si estendono alla sfera relazionale, attraverso l’incapacità di cogliere gli indici sociali non verbali che modulano le relazioni interpersonali.

Diventa così difficile mantenere amicizie durature, e questi bambini tendono all’isolamento o intraprendono rapporti con bambini più piccoli. La natura del disturbo ha una componente biologica innata e una di tipo educativo ambientale. L’ipotesi più accreditata è che il bambino nasca con una predisposizione a sviluppare i comportamenti tipici del DDAI, la cui gravità e tipologia di manifestazioni sintomatologiche varia in funzione della situazione ambientale in cui vive il bambino (Corbo, 2002). I bambini con DDAI percepiscono il trascorrere del tempo più rapidamente rispetto agli altri, e questa sensazione di fuga del tempo associata ad un’incapacità di utilizzare il linguaggio interiore per elaborare sistematicamente le informazioni potrebbe essere all’origine delle loro risposte impulsive e approssimative. Hanno una buona conoscenza meta cognitiva (Cornoldi, 2001), in quanto sanno perfettamente come dovrebbero affrontare  un compito, quali strategie dovrebbero adottare, ma non sono capaci di verificare l’esecuzione durante il suo svolgimento, non sono in grado cioè di mettere in atto le conoscenze e di monitorare la loro prestazione.

Alcuni  studi hanno dimostrato che nel momento in cui questi bambini sentono la fatica nel prestare attenzione, inconsapevolmente fanno aumentare il proprio livello di attività motoria.

L’attività motoria e sportiva nel DDAI

La questione relativa al rapporto tra DDAI e attività motoria e sportiva appare ancora complessa: da un lato infatti, sembra che i bambini con DDAI ottengano risultati migliori attraverso gli sport individuali come il nuoto, i tuffi, le arti marziali e il tennis. È più facile per questi bambini concentrarsi quando si è faccia a faccia con l’istruttore, quando l’attenzione dell’istruttore è rivolta completamente su di loro. Attraverso questi sport i bambini ricevono anche benefici sociali, in quanto viene insegnato loro il gioco di gruppo. Dall’altro lato però negli sport individuali tutta la pressione dell’istruttore ricade sul singolo individuo. Poco adatte sembrano le attività di squadra quali il minivolley o il minibasket, che pur non avendo tante regole da rispettare prevedono processi decisionali spesso diversi e risposte motorie definite open skill, che vanno contestualizzate in un ambiente che varia in continuazione (Meterangelis, 2007).

Al contrario, sport quali la ginnastica, il nuoto, il ciclismo, prevedono risposte motorie definite closed-skill, ripetitive, cicliche, in cui poco intervengono processi decisionali e per questo motivo sono preferibili, dato che un bambino con DDAI ha poche occasioni di distrazione. In particolare le arti marziali possono facilitare i bambini nell’acquisizione di rituali, da accettare e sviluppare in altre situazioni di vita. I rituali sono positivi perché rendono il comportamento automatico, si basano sul controllo del proprio corpo attraverso movimenti fluidi e una parte di meditazione. I genitori sono la chiave del successo sportivo per la maggior parte dei bambini con DDAI: è importante, quando sono piccoli, impegnarsi a comprendere gli interessi dei bambini con particolare attenzione a ciò che si adatta meglio alla loro personalità. Lo sport può avere anche correlati negativi: alcuni sport possono essere scoraggianti per bambini che hanno difficoltà nell’ascoltare e nel seguire le regole. È consigliabile avvicinare al più presto i bambini alla pratica sportiva, quando le regole sono  più semplici e i giochi meno competitivi. Se il bambino non riesce ad affrontare una situazione di gruppo è opportuno che prima prenda lezioni private in modo che si senta sicuro. La sicurezza aiuta il bambino a rilassarsi per poter cooperare in gruppo

Malgrado le difficoltà, molti bambini con DDAI sono fortemente motivati a prendere parte a sport di squadra Mantengono il loro interesse se hanno maggiore destrezza quando si uniscono alla squadra, quindi è consigliabile fare in modo che si allenino due o tre settimane prima che inizi l’allenamento ufficiale.

E in questo caso risulta fondamentale il ruolo dell’istruttore,  che deve essere preparato ad attuare  modifiche e adattamenti al fine di minimizzare i tempi di attesa e mantenere il bambino dinamico e preso dallo sport. Bisogna sempre tenere presente che questi bambini sono più piccoli emotivamente rispetto ai loro compagni della stessa età, il che spiega molte delle loro difficoltà ad interagire con i coetanei.

Lo psicologo dello sport e i bambini con DDAI

Lo psicologo dello sport che incontra nel proprio lavoro bambini con DDAI deve sempre tener presente che quanto più organizzato e strutturato è il contesto in cui lavora il bambino, tanto più prevedibile diventa l’ambiente e quindi più regolato sarà il suo comportamento. È importante quindi organizzare l’ambiente dell’intervento e ricordare che se viene seguito individualmente i suoi risultati diventano accettabili. Nell’intervento  sui bambini con DDAI diventa fondamentale instaurare delle routine: nei lavori di gruppo è opportuno affiancare a questi bambini dei compagni tranquilli, ma allo stesso tempo deve essere collocato in una posizione tale che, se vuole uscire da gioco non disturbi gli altri compagni. Deve inoltre essere collocato lontano da fonti di distrazione. Con questi bambini è molto importante esplicitare le procedure dei lavori che si stanno per compiere: tanto più le attività da svolgere sono stabilite, tanto più sono prevedibili per il bambino e quindi più facilmente sopportabili. Anche la durata deve essere esplicitata in modo che sia più facile per il bambino prevedere la fine dell’attività. Bisogna esplicitare tutti i singoli step dell’intervento prima di iniziare a lavorare, questo per rendere il lavoro prevedibile e facilmente affrontabile. Per rigenerare l’attenzione è opportuno prevedere delle frequenti, ma brevi pause durante le attività, che devono essere concordate con il gruppo. Fondamentale è instaurare delle regole chiare espresse attraverso frasi brevi, con proposizioni positive e senza negazioni, che riguardino comportamenti precisi. Sono sufficienti poche regole, non più di 10, esplicitate attraverso materiale simbolico. Durante le attività è importante fornire al bambino con DDAI un feedback rispetto al suo comportamento concentrandosi sul rinforzo dei comportamenti corretti: elogiare un comportamento corretto è più importante che rimproverare un comportamento sbagliato, cosa che può risultare inutile se il bambino non comprende il significato del rimprovero.

Università degli studi di Cassino Facoltà di Scienze Motorie

Breve Bibliografia

  • Corbo S. et al. (2002), Il bambino iperattivo e disattento, Franco Angeli Editore, Milano.
  • Cornoldi C. et al. (2001), Iperattività e autoregolazione cognitiva, Edizioni Erickson, Trento.
  • Marzocchi G.M. (2003), Bambini disattenti e iperattivi, Il Mulino, Bologna.
  • Meterangelis A., Psicobiologia dello sport, Edizioni Kappa, Roma, 2007.
 

Annamaria Meterangelis, Silvia Scotto di Luzio, Rosaria Aitoro.

* Psicologo psicoterapeuta. Docente Psicologia dello Sport e del Tempo Libero Università degli studi di Cassino-Facoltà Scienze Motorie. Presidente Associazione Magalìa

* Psicologo. Esperto in Psicologia dello Sport. Cultore della materia Psicologia dello sport Università degli studi di Cassino-Facoltà Scienze Motorie

* Psicologo. Cultore della materia Psicologia dello sport Università degli studi di Cassino-Facoltà Scienze Motorie

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