Lo sport

I processi motori nell’età prescolare [1]

Con l’inizio della frequenza scolastica, si verifica un notevole cambiamento nei rapporti tra i bambini e l’ambiente.

Ora i bambini dedicano una parte notevole del tempo allo studio e ai doveri connessi alla scuola, e diminuisce notevolmente il tempo dedicato all’attività libera del gioco, e perciò è molto importante che sia impartito un insegnamento adeguato di educazione fisica.

Molti bambini svolgono attività fisica anche fuori dalla scuola. Per questo, sia l’educazione fisica svolta a scuola che quella extrascolastica diventano fattori importanti per lo sviluppo motorio infantile, e si vede in alcune caratteristiche tipiche del comportamento motorio infantile durante il primo anno di scuola. Una delle principali è la notevole vivacità, o mobilità, nella quale si esprime il loro forte e sfrenato piacere di muoversi. I bambini trasformano in movimento quasi tutti gli stimoli che provengono loro dall’ambiente, e quindi si muovono continuamente.

All’inizio della scuola, inoltre, ci si devono anche attendere notevoli fluttuazioni dell’attenzione, o della capacità di concentrarsi su un determinato compito. Con il crescere dell’età, però, azioni educative adeguate producono cambiamenti rapidi.

Già nel secondo anno di scuola i bambini sono molto più disponibili verso le richieste di prestazione sportiva, ed anche più costanti e perseveranti nella loro aspirazione al risultato. Una tendenza evolutiva molto accentuata dello sviluppo motorio nel periodo che va dal settimo al nono, decimo anno d’età, è il rapido incremento della capacità di apprendimento motorio. La tendenza dell’evoluzione dei movimenti in questa età è in stretto rapporto con il rapido incremento della capacità di apprendimento motorio.

Insieme all’accentuarsi della differenziazione, che riguarda tutto il patrimonio dei movimenti infantili, sono anche evidenti determinati cambiamenti nell’esecuzione dei movimenti.

Le forme di movimento sportivo esercitate più frequentemente cominciano a stabilizzarsi nel loro svolgimento dinamico e spaziale. E così, diventano percepibili tendenze evidenti a un aumento della finalizzazione del movimento e un miglioramento della capacità di controllo motorio.

In questa età, un’altra tendenza evolutiva nell’esecuzione dei movimenti è il notevole incremento sia della forza che del grado di rapidità, che interessa ambedue i sessi, ma soprattutto i maschi. E, contemporaneamente, è l’aspetto dell’esecuzione dei movimenti che evidenzia di più le differenze dovute al sesso. Ancora una volta, quest’affermazione è confermata dai parametri quantitativi di varie forme sportive di movimento.

Lo sviluppo delle capacità condizionali

All’inizio dell’età scolare, lo sviluppo delle capacità di forza è ancora relativamente lento e, in generale, le differenze specifiche tra i due sessi non sono ancora importanti, anche se, normalmente, i maschi sono leggermente superiori alle femmine. Particolarmente bassa è la forza di quei gruppi muscolari che sono poco sollecitati nella vita quotidiana e nell’attività di gioco, e quest’affermazione vale soprattutto per la capacità di forza della muscolatura delle braccia e dall’addome.

Le capacità di forza degli arti inferiori, invece, sono notevolmente superiori perché, in questo caso, i necessari stimoli di sviluppo vengono forniti dai molteplici e vari movimenti di locomozione, eseguiti soprattutto in forma di corsa, salti e saltelli. L’incremento delle capacità di forza è verificabile nelle prestazioni generalmente buone, negli elevati tassi di sviluppo annuali nelle corse veloci, nei salti in estensione e in alto, e in altre prestazioni di forza rapida.

Diversamente dalla forza muscolare, le capacità di rapidità hanno uno sviluppo molto rapido. I tassi elevati d’incremento annuale si mantengono, all’incirca, fino al decimo anno, e poi diminuiscono gradualmente. Particolarmente vistoso è il forte regresso del tempo di latenza, o il notevole aumento della rapidità di reazione [2]. Malgrado questi tassi elevati d’incremento, però, si può affermare che un buon livello di rapidità di reazione viene raggiunto solo poco prima del terzo anno scolastico. Quest’affermazione trova una conferma nell’insegnamento e nell’allenamento, specie quando è necessario reagire rapidamente e in modo vario a situazioni che cambiano continuamente, ad esempio nei giochi sportivi e negli sport di combattimento.

Molto evidenti sono i progressi nello sviluppo della frequenza dei movimenti, con un primo picco nell’incremento annuale delle prestazioni nei ragazzi dai sette ai nove anni, seguito da un altro, definitivo, nei ragazzi dagli undici ai tredici. Questo incremento della prestazione nello sviluppo della frequenza dei movimenti in vari gruppi muscolari è confermato dai valori registrati nella corsa veloce.

Una particolarità di tutti i parametri della rapidità dei movimenti è che, finché vengono richiesti esercizi di rapidità veri e propri, cioè senza componente elevata di forza, ci sono differenze molto scarse tra i due sessi. Questa asserzione può essere spiegata: le prestazioni di rapidità sono determinate anzitutto e prevalentemente dalla mobilità dei processi nervosi e, se da questo punto di vista ci sono differenze tra individuo e individuo, non ci sono differenze specifiche tra i due sessi.

Da molto tempo si può osservare che è cambiata notevolmente la valutazione delle capacità di resistenza nella prima età scolare. A idee di pochi anni fa, secondo le quali il bambino di questa età è adatto solo per prestazione di breve durata, ora si contrappone una concezione secondo la quale proprio il bambino di questa età sarebbe “un fondista nato” (Van Aaken 1959).

È stato possibile provare una buona capacità di recupero dopo i carichi di resistenza, che depone a favore di un’elevata capacità di adattamento e regolazione del sistema cardiocircolatorio infantile.

Il periodo che va circa dai sette ai dieci anni è caratterizzato da una fase di rapidi progressi nello sviluppo delle capacità di resistenza. Qui le bambine, dapprima lievemente ma costantemente, e poi con tendenza progressiva all’aumento, stanno sotto le capacità di prestazione dei maschi. Vale la pena notare, poi, che le resistenze a medio e lungo periodo rappresentano molto chiaramente le forme di sollecitazione della resistenza più adatte a questa età, a differenza della resistenza alla velocità e di quella di breve periodo (Astrand 1952, Van Aaken 1959).

Capacità coordinative

Una caratteristica tipica della prima età scolare è il rapido incremento della capacità di apprendimento che, però, si manifesta molto chiaramente solo nel secondo e in particolare nel terzo anno di scuola. Per il suo sviluppo sono determinanti: l’incremento della capacità di concentrazione, il passaggio da una percezione a orientamento prevalentemente globale a una di tipo fortemente analitico e rivolto ai dettagli, che si uniscono all’incremento notevole delle capacità di comprendere sia mentalmente che verbalmente i dettagli della realtà.

Non meno importanti sono sia i progressi dello sviluppo fisico del bambino, come le sue crescenti esperienze motorie. Questi presupposti per l’aumento della capacità di apprendimento motorio sono prodotti soprattutto dall’educazione scolastica. E sono importanti, perché così diventa sempre più possibile correggere i movimenti infantili e dare una forma voluta a un movimento diretto a uno scopo preciso, o insegnare una tecnica.

Tali capacità, però, non devono essere sopravvalutate, specie nel primo anno scolastico.

Il rapido incremento della capacità di apprendimento motorio corrisponde allo sviluppo della capacità di controllo e di combinazione dei movimenti. Il livello di queste capacità, nel primo anno scolastico, è ancora poco sviluppato rispetto al terzo.

Fino al terzo anno di scuola c’è un salto notevole sia nella possibilità e, sia, nell’aspirazione alla prestazione. Di norma, i vari movimenti richiesti e le loro combinazioni sono eseguiti senza fatica e con molto impegno.

Nello sviluppo delle possibilità di sollecitazione e della capacità d’interpretazione dei ritmi, in questa età si possono distinguere due periodi. Il primo, che comprende il primo e il secondo anno scolastico, dapprima è caratterizzato da una scarsa capacità di comprendere e interpretare dei ritmi, e soprattutto da una forte dispersione nella correlazione tra ritmo dei movimenti e quello sonoro.

Il secondo periodo, che inizia con il terzo anno scolastico, invece, è caratterizzato da un’espressione notevole delle possibilità di sollecitazione ritmica, che si esprime soprattutto in una crescita molto intensa dei ritmi di passo che possono essere compresi dai bambini di questa età, e comprende un affinamento essenziale della capacità di dare un ritmo (Meinel 2005).

 

Basi neurologiche del comportamento motorio:

La necessità di un apprendimento rapido di certe abilità socialmente utili, quando l’educazione non sia rivolta all’unificazione dell’essere corporeo, intellettuale e sensibile, spinge talvolta a procedere per meccanizzazione. Una vera autonomia, se non si resta a una semplice dissertazione filosofica, si realizza attraverso la decisione di incaricarsi del proprio corpo per un migliore adattamento all’ambiente dal punto di vista fisico e sociale.

La regolazione minuziosa della cooperazione tra i differenti gruppi muscolari che permettono il giusto accomodamento del movimento allo scopo perseguito, mette in gioco la “funzione di coordinazione”.

L’esatta coordinazione di un movimento implica:

  • l’adattamento della forza e della durata delle contrazioni dei muscoli agonistici e sinergici;
  • la regolazione perfetta delle contrazioni muscolari simultanee o successive, e il corrispondente rilassamento dei muscoli antagonisti;
  • la correzione permanente della precisione del movimento mediante il gioco dei riflessi regolatori dell’equilibrazione.

Secondo Wallon, la regolazione della condotta motoria si compie a livello della duplice funzione del muscolo: la funzione clonica, che è alla base dell’attività cinestesica rivolta verso il mondo esterno; la funzione tonica, che mantiene il muscolo in una determinata tensione e sostiene il suo sforzo. Com’è stato precisato da Goldstein, in ogni movimento vi sono un primo piano e uno sfondo. Lo sfondo è rappresentato dall’accomodamento posturale, che precede immediatamente il movimento permettendone la partenza corretta e, in seguito, tutte le variazioni. Il primo piano è rappresentato dall’attività fisica, o esecuzione motoria propriamente detta.

Un doppio sistema motore assicura questa duplice funzione. Sono il sistema piramidale e quello extra-piramidale, i cui influssi vengono a eccitare, depolarizzandole, le cellule motrici dei corni anteriori del midollo, vera via finale comune di Sherrington, all’origine delle fibre di grosso calibro che vanno a trasmettere le eccitazioni motrici all’apparecchio effettore, cioè il muscolo (Le Boulch 2006).

 

Studio sperimentale

Grazie alla disponibilità d’insegnanti, è stato possibile somministrare il Test Sensotouch® a bambini di sei e di dieci anni nella scuola primaria. In questo lavoro si è voluta misurare la velocità di reazione di bambini di età diversa per capire il loro grado di sviluppo motorio.

 

Materiali e metodi

Al fine di verificare le notevoli differenze tra bambini di sei e di dieci anni, e capire il grado di sviluppo della reattività, ho utilizzato lo strumento Sensotouch®. Lo strumento si compone di dispositivi luminosi (tre luci: rossa, gialla e verde), e di due dispositivi acustici (un suono grave e uno acuto) collegati a due pedane. Tramite una manopola, si possono gestire la velocità (1-5) e la quantità di stimoli da somministrare. La velocità di risposta è misurata tramite un cronometro.

Il bambino veniva posto davanti allo strumento con i piedi al centro delle due pedane, le mani poste sopra al tavolo davanti ai dispositivi luminosi. La velocità usata è stata la più alta, cinque, e gli stimoli sono stati in numero di dieci.

Lo strumento, a caso e senza alcun comando da parte dell’istruttore, emette o un suono (dx o sx), oppure un segnale luminoso, e il bambino doveva rispondere nel modo che gli sembrava più ragionevole nel minor tempo possibile.

 

I risultati

I primi dati riguardano le bambine di sei anni, che partono dal 92% della capacità di reazione a salire (Tabella1), mentre i bambini della stessa età partono dall’83 % (Tabella2).

Le bambine hanno una risposta meno rapida rispetto ai bambini.

Le bambine di dieci anni partono dal 65% a salire della loro percentuale (Tabella 3), mentre i bambini, della stessa età, partono dal 52% (Tabella4).

Nei bambini la velocità di reazione è maggiore rispetto a quella delle bambine, anche se queste ultime hanno avuto un ottimo risultato.

I bambini di sei anni hanno difficoltà a trovare subito la risposta motoria adatta allo stimolo, poiché il loro livello di risposta, come evidenziano le teorie citate, non è ancora del tutto sviluppato, mentre i bambini di dieci anni trovavano subito la risposta senza difficoltà.

Come si può notare dalle tabelle 1, 2, 3 e 4, incrociando i dati tra le bambine di sei anni (tabella 1) e quelle di dieci (tabella 3), queste ultime hanno una reazione motoria differente, perché hanno già sviluppato la capacità di dare una risposta motoria adeguata.

La situazione cambia leggermente con i bambini. Se osserviamo la tabella dei bambini di sei anni, notiamo che le percentuali partono da 83 % mentre nei bambini di dieci partono da 52% e, anche se per quelli di sei anni è alta, la percentuale è comunque inferiore a quella delle bambine della stessa età.

I bambini sia di sei che di dieci anni, alla vista dello strumento si concentravano di più rispetto alle bambine, forse perché vedevano una sorta di gara tra chi è più veloce perché “fa in meno tempo”.

Una nota di merito va a un bambino di sei anni, che si è distinto perché è riuscito a riconoscere i due suoni che emetteva lo strumento: cioè schiacciava le due pedane riuscendo a percepire che quello acuto è nella parte destra e quello grave nella sinistra.

Questo particolare significato sta nel fatto che il bambino si è rivolto all’istruttore riproducendo il suono con la bocca, mentre altri che in egual modo non sbagliavano distinguevano destra e sinistra del suono.

 

Conclusioni

Il Sensotousch (Buzzelisystem®) è lo strumento che misura la velocità di reazione motoria, ed è stato utilizzato sui bambini di sei e dieci anni per misurare la capacità di reazione in questa fascia di età.

Altri studi sono ancora in corso su atleti di alto livello in alcuni sport.

 

Bibliografia

  • AAKEN E., Zum Mittelstreckentraining der Frau und der weiblichen Jugend, Leichtathletik, Berlino, 1959, 37-38.
  • ASTRAD P.O., Experimental studies of physical working capacity in relation to sex and age, Copenhagen, Munksgaard,1952, 56.
  • LE BOUSCH J., Verso una scienza del movimento umano, Roma, Armando, 2006, 159.
  • MEINEL K., Teoria del movimento, Roma, Società stampa sportiva, 2005, 354.


[1] La prima età scolare comprende il periodo dal 1° al 3° anno di scuola, quindi di bambini di età dai sei ai dieci anni. Per la teoria dell’attività nervosa superiore, questo comportamento significa che la grande quantità degli stimoli ambientali provoca eccitazioni nella corteccia cerebrale che spingono a reazioni motorie automatiche, mentre sono ancora scarsamente formati i processi inibitori corticali, che impediscono o limitano una risposta motoria immediata. Soprattutto i bambini che hanno iniziato la scuola da poco, normalmente, non sono molto capaci di osservare quell’immobilità nella posizione seduta che viene richiesta loro dall’insegnante. Così si determina un eccesso più o meno grande di eccitazioni che viene sfogato sfrenandosi negli intervalli o alla fine delle lezioni.

[2] Secondo V. Markosjan, ad esempio, i tempi di latenza dei vari gruppi muscolari, nei ragazzi da sette anni sono ancora di 0,50-0,60 secondi, mentre, fino al decimo anno, diminuiscono a 0,40-0,25 secondi.

Ti è piaciuto questo articolo?

Forse vuoi leggerne altri... Ecco alcuni articoli che hanno un argomento simile:

Tehethon

banner poster