Lo sport

Oggi i bambini mi sembrano troppo morbidi. Come posso inculcare in un bambino il desiderio di primeggiare e confrontarsi?

La competitività e il desiderio di primeggiare del bambino non hanno bisogno di essere stimolati, perché sono naturali. Vanno però indirizzati e non inquinati con i trucchi, i sotterfugi, l’aggressività lesiva e la paura di perdere dell’adulto.

Oggi, in famiglia, nello sport e addirittura nel gioco, si tenta di rimuovere la presunta morbidezza del bambino con richieste eccessive, chiedendo cento per avere almeno ottanta, e questa illusione è fonte d’insicurezza. Si condanna la sconfitta come demerito, vergogna o, addirittura colpa, mentre il bambino ha bisogno di sperimentarsi, inventare anche a rischio dell’errore, liberare creatività e fantasia senza essere costretto su binari obbligati e stabiliti da altri. Si compete solo per la vittoria e non per il gioco e l’inventiva, che è la via più breve per la vittoria, e questo è un affanno che taglia le gambe.

Se vogliamo che non siano più “morbidi”, apprezziamoli per le intenzioni, l’iniziativa che nasce dalla possibilità di creare, l’impegno e la capacità di fare insieme con gli altri prima che per il risultato. Chiediamo solo ciò che è nelle loro possibilità e lasciamo che siano loro a decidere di andare oltre le richieste quando avvertono la sicurezza per farlo.

Tutto questo, in definitiva, s’identifica con la libertà di uscire da schemi rigidi e preordinati e di utilizzare l’esperienza dell’allenatore per produrre i propri e creare anche in campo, che è uno dei caratteri principali e più produttivi del campione vero dello sport.

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