Lo sport

I primi anni danno l’impronta a tutta la vita dell’adulto, e i modelli, gli stimoli e le convinzioni lasciano sempre il segno.

E lo sport è uno strumento educativo, e quindi non possiamo proporci al bambino in modo diverso da ogni altra figura per lui importante e significativa.

Rispetto alla famiglia abbiamo lo svantaggio di un legame più tenue e di responsabilità meno vincolanti (fattori essenziali se ben vissuti e amministrati), ma anche il vantaggio di evitare o, almeno, rendere meno diseducativi errori come volerlo proteggere, concedere margini troppo ampi che lo spaventano e non gli consentono una giusta misura nei confronti dei propri limiti e dell'ambiente o pretendere che risponda secondo le nostre attese e ambizioni e non secondo le proprie forze e la propria sicurezza.

E allora, cosa gli possiamo offrire? Prima di tutto, il nostro modo di essere adulti e di presentarci, perché non sono tanto le parole che lo raggiungono, quanto il nostro comportamento, ma senza esagerare nel crederci indispensabili o volerci intromettere troppo nella vita dell'allievo. Qualcuno lo fa con le più lodevoli intenzioni, ma è meglio non andare più in là di quanto ci compete, perché rischieremmo di assumerci compiti e funzioni che non ci spettano e che, comunque, non potremmo esercitare fino in fondo.

 

Come dare “carattere” a un bambino?

Sul termine si fa confusione. Il carattere che serve nello sport è simile alla sicurezza, al coraggio per giocarsela tutta, alla capacità di rischiare l'errore e di assumersi le responsabilità, al non aver paura di mettersi a disposizione degli altri e del collettivo. Non significa temerarietà, buttarsi di petto contro il pericolo o aggredire l’avversario. E non è corretto affermare che si dà con stimoli o parole, perché il carattere c'è o non c'è, e se non c'è il pretenderlo può addirittura creare più insicurezza.

Il carattere è una qualità che l'individuo si forma, ed è qui che possiamo intervenire. Non possiamo eliminare la paura che l’atleta prova contro un avversario violento, ma se lo intendiamo come il fare tutto ciò che è possibile o il non tirarsi indietro di fronte a ciò che compete, gli possiamo togliere tanti piccoli e grandi freni psicologici che vanno ad incidere sulla sicurezza e, di conseguenza, sulla prestazione. Evitiamo, quindi, di caricare la gara di troppa tensione, o di esprimere giudizi che fanno giocare con la paura di sbagliare e, in positivo, cerchiamo di riconoscergli tutto ciò che ha fatto per riuscire. In questo modo non gli avremo dato il carattere, ma la sicurezza perché se lo formi.

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