Lo sport

Come nasce un talento sportivo? Quali sono i fattori decisivi per la riuscita di un vero sportivo?

L’intervista a due esperti del settore toccherà tutti i punti salienti di chi nello sport vede un modello di vita con dei veri valori da inseguire per ottenere grandi risultati.

Vincenzo Prunelli
Presidente Associazione Nuovoportgiovani. Medico. Neuropsichiatra. Psicanalista.
Psicologo dello sport. Giornalista. Fondatore del sito NuovoSportGiovani.it, un progetto nato dalla volontà di creare un Osservatorio Nazionale dello Sport Giovanile cui collaborano professionisti del settore.

 

Che cosa è per lei la concezione sportiva di vita?

Lo sport è uno strumento educativo che insieme alla famiglia e alla scuola contribuisce alla formazione e crescita del bambino e del giovane, ma è necessario che tutti insieme provvediamo al cambiamento della cultura sportiva.

Quando si sviluppa la cultura sportiva?

Fin dai primi anni, per cui, rivolgendomi alle famiglie, è importante essere esempi credibili e far praticare ai propri piccoli dello sport fin da subito, per imparare le regole attraverso il gioco, e quindi solo divertendosi, perché fino almeno i dieci anni non possiedono ancora il pensiero astratto. Vedono ciò che accade qui e ora e acquisiscono attraverso i sensi. Non ha senso, quindi, pretendere che stiano negli schemi di noi adulti, e abbiano i nostri stessi obiettivi, desideri e motivazioni.
È importante che in questa fase anche gli allenatori preposti non commettano errori. L’istruttore preparato deve innanzitutto essere in grado di associare l’apprendimento al divertimento. In questo modo, al Torino calcio siamo riusciti a far stare circa 650 bambini in due campi da calcio senza problemi.

Qual è l’errore frequente delle società sportive?

Bruciare le tappe senza aver rispetto delle età e forze di ogni soggetto alla spasmodica ricerca della prestazione. in questo modo il talento è soffocato perché non si stimola il ragazzo alla soluzione ingegnosa e talentuosa, ma si pretende un apprendimento metodico e faticoso, e soprattutto passivo e non criticato, dei propri insegnamenti.
Dai dieci anni in avanti gli insegnamenti impartiti devono essere una traccia che il ragazzo possa rielaborare per costruirsi un suo percorso in vista di obiettivi personali. Grazie alla comparsa del pensiero astratto e allo sviluppo dell’intelligenza su tre livelli, l’apprendimento, la critica, la creatività e l’ingegno, in pratica, pur continuando a imparare attraverso il gioco, è in grado di impegnarsi per obiettivi anche lontani.

L’obiettivo da raggiungere?

L’autonomia, la responsabilità e il saper imparare e arrangiare da soli. E se si sbaglia? L’errore cercando il nuovo e l’inesplorato è positivo, perché è frutto della creatività e dell’ingegno, sprigiona l’iniziativa personale e aiuta lo sviluppo del talento. Genitori e allenatori non devono mortificare il bambino e il giovane con insegnamenti non adatti all’età, aspettative non loro e richieste sproporzionate nell’illusione assurda di controproducente di far nascere il fuoriclasse. La fiducia in se stessi e, nel mondo esterno, la sicurezza per non avere paura del nuovo e l’iniziativa personale adeguata si sviluppano soltanto quando siamo posti di fronte a compiti possibili e siamo liberi di scegliere le soluzioni con il nostro ingegno. Nel calcio, per esempio, è stato certificato che emerge un talento che può vivere di professionismo ogni 45.000 bambini e giovani che lo praticano, e nessuno formato a essere solo un esecutore.

Nel suo ultimo libro: “Insegnare, imparare, insegnare a imparare” spiega il ruolo dello psicologo dello sport e dei benefici psicofisici del gioco. Quali?

Ho tenuto e tengo conferenze per istruttori, genitori e anche insegnanti per scoprire e sviluppare tutte le qualità di ogni allievo e far comprendere come aiutare e non frustrare il bambino. Per esempio, scuola e sport hanno effetti benefici reciproci. Il gioco spontaneo può arrivare a produrre effetti biochimici positivi sull’umore, vedi la felicità per una bella partita giocata bene. Il gioco fatto insieme con altri e con buon umore, poi, produce anche cellule staminali, quelle di cui si parla per riparare i danni fisici.
Il gioco preteso da genitori che, delusi dalla vita, cercano attraverso i figli l’autoaffermazione e le soddisfazioni che non hanno trovato fuori e dentro lo sport, e scaricano su di essi le loro frustrazioni pretendendo l’impossibile, invece, produce solo effetti negativi.
Ma non è tutto qui. Poiché la vita adulta inizia addirittura nei primi mesi e lo stile di vita, una volta acquisito, tende a diventare definitivo, un modello adulto e uno sport sbagliati sono la causa di futuri adulti sbagliati. Pensiamo al genitore o all’allenatore che, pur di vincere una gara tra bambini, insegnano le piccole astuzie, autorizzano qualsiasi trucco, chiedono di sostituire il gesto tecnico con simulazioni e furbizie o istigano alla violenza, come dice il famoso “rompigli le gambe, coniglio!”. Possiamo pensare che diventino adulti diversi dai loro “maestri”? Qualcuno dice: ”E allora creiamo sportivi teneri, dolci, delicati e perdenti”? Già visto un adulto maturo, autonomo e padrone dei propri mezzi che risponde a questa descrizione? Lo sport è un grande strumento educativo, e allora lo psicologo dello sport deve creare le condizioni affinché giocatori e allenatore vadano armoniosamente, ma con determinazione come in tutti i campi della vita, verso gli obiettivi possibili alle proprie capacita.

Per lei che ha giocato a pallone e praticato altri sport fino a tarda età, qual è la difficoltà cui i bambini sono sottoposti in certi sport?

Quelle che abbiamo descritto, ma se devo parlare di quelle più gravose e frequenti dico il dover rispondere a richieste impossibili e misurarsi con altri di età e mezzi troppo differenti. In questi casi, avranno difficoltà, anzi di solito peggio, a scoprire e far emergere le proprie abilità e a non portarsi dietro la convinzione di essere inadeguati, incapaci ed esclusi.

Come si raggiunge e mantiene il successo?

Attraverso la cura del corpo e della mente. Per il primo si sa come fare, mentre per la seconda è molto più difficile, perché va sviluppata secondo precisi tempi e principi. Ha grandi potenzialità, ma è imprevedibile e anche pericolosa, perché ha reazioni diverse da quelle del corpo, a volte paradossali e addirittura opposte a quelle che si vogliono stimolare.  È anche delicata, tanto che non possiamo sbagliare. Il corpo, per esempio, può recuperare magari solo modificando i sistemi d’allenamento, mentre la mente può assumere direzioni che non si possono più correggere.
Mente e corpo si devono sempre autoalimentare. Chi vuole raggiungere i livelli possibili al proprio talento sia come professionista sia come semplice sportivo, non deve cadere nella trappola dell’appagamento o della pratica solo ripetitiva. Se non continua a evolvere mettendoci del proprio, inevitabilmente regredisce.

 

Per gentile concessione de "Il Risveglio" Editori.

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