Si parla spesso di “sport pulito”, e qualcuno si chiede che cosa voglia dire. Non si tratta di uno sport buono e ingenuo, o magari anche bonaccione.
Non si dice che lo sport è nobile quando i nostri fanno i puri e i rispettosi mentre gli altri picchiano e vincono. E neppure che bisogna restituire colpo su colpo per mostrarsi coraggiosi, ma che, per vincere, occorre fare

Perché non piace chi pensa all’oggi a svantaggio del domani? Quasi tutti i giovani passano attraverso sport, che ha grandi potenzialità educative, ma non le sa usare.
Parlare di un dodicenne che ha calciato fuori apposta un pallone, forse decisivo, perché l’arbitro aveva visto un rigore che non c’era, può sembrare una notizia normale, ma è il caso di farlo.

Lo sport permette di sperimentare sia benessere che performance, fa conoscere nuovi amici e ne fa rincontrare di vecchi; fa conoscere nuovi luoghi e nuove culture; fa apprezzare persone e luoghi. Lo sport fa mettere in gioco, fa fare esperienza, fa faticare, fa prendere treni e strade per tagliare traguardi, raggiungere mete e sogni ambiti, sfidanti anche se difficili.

Sto approfondendo argomenti che hanno a che fare con la consapevolezza, la passione e motivazione, il mettersi in moto, il costruire mete e obiettivi, il realizzare sogni. Quello che raccontano tante persone è che lo sport rende felici, libera la mente da tensioni e problemi accumulati durante la giornata o nel corso di altre attività quotidiane meno piacevoli.

Lo sport è attraversato spesso da sospetti di favoritismi o anche solo di sudditanze psicologiche. È già successo, ma è tempo che anche lo sport non crei le occasioni perché il sospetto diventi un pretesto di violenza allo stadio di vittimismo e di delegittimazione degli avversari fuori.

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