Le domande dei genitori

Propositi per il nuovo anno. Sapete quanto siete importanti?

Quanto ogni vostro gesto, atteggiamento, pensiero e semplicemente ogni vostro sguardo abbia un’influenza sul vostro bambino?

Non sto parlando qui di performance e risultato: sto parlando del rapporto con vostro figlio e del vostro ruolo come papà e mamma. La pratica sportiva è un mezzo, un tramite per comunicare ai vostri figli quanto loro sono importanti per voi, per trasmettere gli aspetti che hanno veramente valore per voi nella vita, per fare loro capire come le sconfitte siano eventi normali nella vita e che quello che fa la differenza è imparare ad affrontarle al meglio. E voi siete l’esempio.

Il modo in cui accompagnate il pargoletto all’allenamento, come lo salutate quando si allontana schiacciato sotto la sacca, come tornate a prenderlo e i commenti che fate sulla sua partita hanno fortissimi effetti sulla sua personalità. Sarà un bambino che si è sentito apprezzato e invogliato dunque a fare ancora, a mettersi in gioco e a rischiare? O sarà un bambino che si è sentito troppo giudicato e incolpato di non aver giocato abbastanza bene e avrà paura, anche da adulto, a mettersi in gioco?

E qui mi riferisco non solo a cosa dite al bambino ma soprattutto all’atteggiamento, alle vostre espressioni, ai gesti: sono i primi a essere colti e quelli con un effetto più profondo. Non lasciatevi influenzare dagli altri genitori assetati di risultati e di successo: anzi siate voi a cercare di influenzare loro e a fargli capire quanto sia assurdo il loro comportamento.

Abbiate fiducia nell’allenatore, parlategli, chiedetegli il perché di determinate scelte. Trasformate la semplice richiesta “Perché non hai fatto giocare mio figlio?” in una vera comunicazione: chissà potrebbe essere la possibilità per conoscere aspetti del carattere e della personalità di vostro figlio di cui non vi eravate neppure accorti.

Fate i complimenti al vostro piccolo quando fa bene: ricordategli che anche se non ha fatto goal è stato molto bravo se si è impegnato nei suoi obiettivi, piccoli e grandi, se si è fermato ad aiutare e a consolare un compagno in difficoltà, se ha rispetto per la squadra e il suo allenatore.

Godetevi la sua gioia quando tornerà col viso sporco di terra, le ginocchia graffiate e ancora tanta voglia di tornare a giocare, anche se quasi non ha toccato la palla, perché condividere il gioco con i suoi compagni, imparare a rispettare le regole e ad avere dei piccoli obiettivi su cui impegnarsi sarà per lui il migliore pane per nutrirsi e crescere con la sicurezza nelle proprie così come nelle altrui capacità.

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