Le domande dei genitori

Non posso venire a patti con mio figlio, altrimenti perdo autorità e non lo controllo più. 

Siamo cresciuti in un clima autoritario e sappiamo bene come si comanda, ma è difficile che in questo modo oggi abbiamo successo.

La richiesta di sottomissione e di obbedienza è ormai estranea alla nostra epoca, e non possiamo più negare ai figli la facoltà di avere opinioni personali non concordi o addirittura contrarie alle nostre. Oppure lo possiamo ancora fare, ma a spese del loro sviluppo e solo per poco tempo, perché alla fine si ribellano.

Quando, come in questo caso, il genitore pensa sia logico comandare e non venire a patti con i figli, in realtà non segue alcun metodo, e spesso non sa neppure dove vuole arrivare. Tenta di imporsi per recuperare un'autorità che crede di aver perso, e alla fine può raggiungere un potere solo momentaneo o dimostrare che non cede, ma s'invischia in inutili conflitti senza avere poi il prestigio per risolverli. Spesso, infatti, si atteggia a rigido, ma sarebbe disposto a qualsiasi cosa per dare un colpo di spugna e ripartire da capo. Vorrebbe finalmente fare la propria parte di genitore, essere disponibile e offrire quelle esperienze e indicazioni di cui i figli hanno bisogno, ma spesso deve ancora far vedere chi è il più forte, piuttosto che essere davvero un educatore.

I tempi attuali sembrano più favorevoli rispetto a un passato ancora recente, perché è diminuita la ribellione nei nostri confronti, anche se spesso non riusciamo a motivare i figli a essere io attivi. Li vorremmo più liberi e recettivi, impegnati verso obiettivi concreti, abbastanza sicuri per non aver bisogno di attizzare il conflitto per imporre la loro presenza. È però più facile che ci troviamo impotenti, perché i giovani sono spesso insicuri, troppo adattabili, non pronti ad approfittare delle opportunità che offriamo.

Di quest'indolenza siamo anche responsabili noi, che ci portiamo dietro condizionamenti che facciamo pesare sui figli, ma non colpevolizziamoci troppo. Siamo meno incisivi, ma vi è anche un ambiente che offre richiami e opportunità senza chiedere impegno o responsabilità, modelli poco rassicuranti o addirittura pericolosi, mode che li condizionano senza farli evolvere e stratagemmi per neutralizzare qualsiasi nostra pressione. Per for­tuna, però, offre anche altri stili educativi sicuramente più desiderabili, dai quali i figli possono imparare ciò che noi non pos­siamo o sappiamo trasmettere.

In conclusione, se c'illudiamo di imporre l'educazione, ci possiamo trovare ben presto di fronte a una reazione, con figli ostili e contrari a tutti e a tutto, che non rendono a scuola, rifiu­tano di assumere le naturali responsabilità o resistono in modo passivo, fino a scegliere a volte vie asociali o autodistruttive. Sono combattenti che sbagliano direzione, ma non sono illogici: quando noi non sappiamo prima offrire un modello valido e poi evitare il conflitto, la posta in palio diventa la vittoria, a qualunque costo e con qualsiasi mezzo.

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