Le domande dei genitori

È utile che stimoli mio figlio con prospettive di successo o facendolo sentire importante? 

Se un figlio è un talento o, ameno, fa ciò che gli è possibile per praticare bene uno sport, è giusto apprezzarlo e valutarlo per quello che sa fare, perché il nostro apprezzamento gli toglie dubbi e lo incoraggia a fare meglio senza paura di sbagliare.

Purtroppo, per stimolare i figli a impegnarsi di più per confermare i nostri giudizi, usiamo spesso valutazioni e termini troppo entusiastici, e allora sbagliamo, perché chiediamo più di quanto possono dare. Il paradosso, poi, è che a volte le nostre richieste e aspettative sono adeguate, ma sbagliamo i tempi e i modi, cioè lo facciamo quando non sono ancora pronti per vedere obiettivi lontani, oppure non hanno ancora acquisito la sicurezza per tentare il nuovo o tollerare l’errore e le sconfitte.

In pratica, non ci rendiamo conto di imporre le nostre attese, motivazioni e capacità fisiche e mentali, e di commettere degli errori. Il primo, è chiedere prestazioni e risultati che sono impossibili, o anche solo che i figli ritengono tali; il secondo, attribuire loro qualità del corpo e della mente che non possiedono ancora; il terzo, costringerli a ripetere gesti e iniziative di altri a spese delle loro qualità; e il quarto, il più dannoso, abituarli a credere di non essere all’altezza in tutto, e non solo delle nostre richieste.

Se, invece, non sbagliamo i tempi, possiamo anche guardare più lontano, ma dobbiamo essere attenti alle misure. E continuiamo a vedere lo sport come un “gioco”, perché è l’attività più importante della vita di un bambino e lo dovrebbe essere anche per l'adulto. Sono convinto, infatti, e senza timore di scandalizzare nessuno, che lo sport, per raggiungere i livelli più alti, debba rimanere un gioco anche quando è diventato un lavoro.

Se, però, le prospettive di successo sono illimitate e solo nostre, questi stimoli sono solo espedienti non innocui.

In ogni caso, quando si parla di successo sicuro, dobbiamo fare delle considerazioni. Se è un talento vero, sa già da solo di avere prospettive concrete, e ha nelle proprie motivazioni tutta la spinta per arrivare dove gli è possibile, e quindi anche al successo. Se non lo è, si rende conto di essere uno strumento per realizzare sogni non suoi, e allora il genitore diventa una figura opprimente spesso da deludere e, se non se ne rende conto, rischia di diventare uno sconfitto anche nella vita adulta. Al successo, infatti, arriva uno su migliaia, e molti talenti si perdono, perciò è un’illusione far leva su un obiettivo che ha così poche probabilità di diventare concreto e può provocare grosse delusioni.

Infine, se li vogliamo far sentire importanti, diamo loro fiducia e libertà di fare cosa detta la loro iniziativa, e riconosciamo i loro meriti, che non sono solo le realizzazioni concrete, ma forse ancora di più l’impegno a migliorare e arrivare fin dove è possibile.

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