Le domande dei genitori

A volte trovo aggressività anche nei bambini. È giusto tollerarla? E fino a che punto? Occorre chiarire cosa si vuole dire con aggressività. 

Il bambino compete e vuole vincere per natura, ma per lui la gara significa giocare e misurarsi, mentre la vittoria o la sconfitta sono solo momenti che non influiscono sui suoi comportamenti.

Se però ci troviamo di fronte a manifestazioni in cui prevale l’aggressione, vi è da temere un disturbo del carattere, un'eccessiva dipendenza dai modi e dalle aspettative dell'adulto o qualche nostro errore.

È opportuno, quindi, chiedersi se il bambino sia condizionato da un'aggressività "naturale", cioè la tendenza a opporsi agli ostacoli che si frappongono alla realizzazione dei suoi desideri, o, piuttosto, se sia spinto a scaricare una reattività che nasce fuori o dentro lo sport. Potrebbe essere aggressivo perché copia modelli della famiglia e dell'ambiente o perché vuole imporre in qualche modo la propria supremazia, ma anche reagire alla paura di essere sopraffatto, oppure è convinto di non avere altri mezzi per riuscire a competere. In questi casi il problema è più complesso, perché il bambino non si comporta così per un'intenzione consapevole, che si può sempre correggere, ma per il bisogno di superare sentimenti d’inferiorità e d’inadeguatezza che non nascono dallo sport, ma che lo sport, pur avendo molti strumenti per correggere, può rendere più evidenti.

L'unica soluzione è fargli vivere un modello educativo più equilibrato. Intanto, però, non lasciamo che scarichi la sua aggressività sugli altri, e facciamo in modo che il suo comportamento aggressivo si traduca sempre in uno svantaggio. Possiamo, per esempio, prenderlo per mano e trattenerlo a lungo per farci spiegare "cosa succede", mentre gli altri giocano. Oppure toglierlo dal gioco con una scusa o giocare noi con lui finché si stufa. Se ce la sentiamo, possiamo anche metterlo a giocare con qualcuno che non si lascia intimorire.

Soprattutto, però, non dobbiamo punirlo e fargli dei sermoni. Useremmo armi spuntate che servirebbero solo a convincerlo sempre di più della regola secondo la quale il più forte ha il diritto di imporre la propria supremazia.

Consideriamo, però, che c’è anche un’aggressività positiva. Ognuno, e specie un bambino, vuole superare situazioni di disagio e d’inadeguatezza nei confronti di chi vive una condizione “superiore”. E allora, l’impulso a ottenere una supremazia, o anche solo l’affermazione delle proprie qualità, diventa la spinta dell’evoluzione e di una crescita armonica e costruttiva.

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