Le domande dei genitori

Il rifiuto delle regole comuni è segno di gradito anticonformismo quando se ne conoscono di migliori, ma non si può proporre a un figlio che neppure le conosce nell’illusione di renderlo libero. Voglio un figlio che rifiuti tutti i vincoli e le regole che non ha scelto lui. Come faccio a trasmettergli questa libertà?

Vi è chi rifiuta le regole comuni per una scelta che a lui è chiara: non le approva e le vorrebbe sostituire con altre che ritiene migliori. Vorrebbe che lo facesse anche il figlio, e una simile scelta esprime sempre un gradito anticonformismo, ma è impossibile da sostenere anche nei casi in cui chi la adotta non sia contro di tutti per un’aprioristica opposizione e sia davvero motivato da valide intenzioni educative.

La differenza tra le sue esperienze e quelle che vorrebbe proporre al figlio è che lui, prima di criticare e voler cambiare le regole, le ha conosciute e praticate. E di sicuro ne rifiuta alcune e ne subisce altre, ne accetta alcune senza sentire il bisogno di criticarle e ne vive altre senza neppure rendersene conto. In più, vi sono secoli di storia che ci condizionano, ma intanto ci garantiscono, che sarebbe assurdo e impossibile cancellare, modi comuni che ci permettono di trovare soddisfazione e vantaggi nel rapporto con gli altri e punti di riferimento del nostro ambiente di cui non possiamo fare a meno.

Senza conoscere le regole della propria cultura, quindi, nonostante certe correnti di pensiero si siano illuse o s’illudano di poterlo fare, è impossibile, poterla modificare. E dunque, questo genitore non s’illuda che il figlio cambi il mondo se prima non l'ha praticato, non ne ha conosciuto i meccanismi e le regole, e non ha compreso che cosa va e che cosa non va cambiato, che cosa va migliorato o accettato, e quali norme usare per farsi capire e per produrre un cambiamento.

Ciò non significa rifiutare ciò che è innovativo e originale, che anzi è sempre l'apporto più auspicabile, ma solo suggerire una certa cautela nel proporlo ai figli. Se, Infatti, il genitore pretende di far assumere regole diverse da quelle comuni per liberare il figlio da schemi che lo potrebbero vincolare, cade in una sottile contraddizione: siamo liberi soltanto quando possiamo operare un'effettiva scelta. E dunque, se trasmettiamo un solo punto di vista, pur se innovativo, a chi non ha termini di paragone o non lo sa ancora criticare, lasciamo sempre il sospetto di operare un semplice condizionamento, se non, addirittura, una chiara imposizione.

In questo rischio di affrancare i figli delle regole comuni affinché siano liberi di costruirsi quelle che preferiscono, o forse perché acquisiscano le nostre, ci cadiamo anche quando siamo d'accordo su tutto e non vogliamo per niente cambiare qualcosa. Il problema di una libertà solo illusoria che vogliamo dare ai figli, per esempio, investe anche l'abitudine corrente di fare il loro nome scelte che riguardano il loro futuro, come se ne conoscessimo i mezzi, i desideri e le aspirazioni ancor prima che li conoscano loro, oppure l'attesa che cambino le regole dell'ambiente ancora prima di essere in grado di accettarle, criticarle e, se è il caso, rifiutarle.

Infine, stiamo attenti a non cadere nel tranello di voler essere anticonformisti solo facendo il contrario di ciò che fanno gli altri.

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