Le domande dei genitori

Un genitore non sa come difendersi dall’arroganza di un figlio intrattabile in famiglia, ma che mostra, invece, creatività, disciplina e rispetto nello sport.

Mio figlio ha grosse capacità creative nello sport, ma è diventato intrattabile nei miei confronti.

La creatività è una qualità che in qualche modo deve esprimersi e non è automaticamente produttiva. Se, infatti, i genitori gli impediscono di esprimerla o, semplicemente, non gliela riconoscono, il ragazzo non si sente apprezzato per quanto sa, o anche solo crede, di valere, e finisce per reagire e diventare difficile.
Per esempio, qualsiasi ragazzo, soprattutto se è creativo, con un genitore oppressivo o che non lascia spazio, subisce e impara gli stessi modi, finché raggiunge le forze e l'età per reagire alla stessa maniera nei suoi confronti. Oppure, specie se è un giovane con una creatività troppo personale, rischia di cedere all’alleanza dei mediocri e finisce per considerarsi inadeguato.

Il genitore che continua a essere protettivo e a non chiedere responsabilità e impegno, invece, forma un figlio povero di autonomia e iniziativa, sempre in attesa di essere imboccato. È forse il figlio più sgradevole, perché finisce per non dare nulla di proprio, ma continua a pretendere di essere protetto e, se non è accontentato, diventa ostile e reattivo.

Quello che lascia fare tutto e non corregge un figlio che non possiede, e soprattutto, non sviluppa, senso critico, lo autorizza a fare sempre ciò che più gli aggrada senza porsi margini e stare nei limiti, Alla fine, lo deve frenare, ma ha perso tutta l’autorità e l’autorevolezza per poterlo fare.

Quello che lo carica di troppe aspettative o pretende che sia sempre vincitore, lo abitua a ricattare: a chiedere sempre di più o, se c'è un conflitto aspro, a lasciarsi andare e fallire per colpirlo nelle sue illusioni.
Spesso si tratta di un ragazzo che sente di valere più del genitore, e non ha ancora raggiunto la misura per rispettarlo nonostante i suoi limiti; oppure di uno esaltato dallo sport, che si è "montato la testa" e vorrebbe che di fronte a lui si prostrassero tutti, o magari è solo un figlio dei tempi, fatto sentire adulto già da bambino e abituato al “tutto è dovuto”.

In questi casi dobbiamo chiarirgli le idee e, se necessario, fermarlo, ma prima vediamo se lo possiamo, correggere con lo sport.
Come? Troviamo, per esempio, compiti, situazioni e momenti in cui ognuno possa mettere. Perché in un gruppo la creatività si esprima in idee e proposte, occorre prima di tutto creare un obiettivo comune, che non è tanto quello ovvio della vittoria, ma sono i modi per raggiungerla. Confrontiamoci senza paura di perdere autorevolezza: discutiamo tutti insieme, e mettiamoli in condizione di approfondire e migliorare ciò che si sta facendo, di portare pareri e di trovare nuove soluzioni che, se si dimostrano utili, c'impegniamo ad applicare.

Per far sì che la creatività si esprima nel gioco, analizziamo insieme cosa è avvenuto in gara e cosa se ne può fare, in modo che i più creativi possano spiegarsi e gli altri chiedere e capire quale deve essere il loro contributo. E così scoprire che anche questi hanno idee e soluzioni originali e sono altrettanto creativi. Organizziamo l’attività in modo che ognuno possa dire e sentire apprezzata la sua in ogni momento, e magari anche nella gara. Così avremo anche modo di capirlo e correggerlo.

E per non essere dispersivi? Non vi è pericolo, perché in un clima di partecipazione ognuno è motivato a portare la soluzione migliore e a metterla a disposizione di tutti. Facciamo quindi in modo che ci siano rapporto e scambio, altrimenti i più creativi tenderanno a escludere gli altri dalla comunicazione e dall'iniziativa e a spingerli, nel caso si sentano più forti, a fare l'alleanza vincente dei mediocri.

E se non basta? Lo sport ha l’opportunità di essere un potente strumento educativo, e sarebbe troppo comodo liberarsi da tutte le seccature ma, dove non ce la fa, non può insistere in tentativi inutili e imprudenti. Si parla con il ragazzo e i genitori, e si trova un’altra società o un altro sport dove si possa ricominciare.

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