Le domande dei genitori

Caro genitore, a volte nello sport sei considerato un problema, mentre potresti e dovresti essere una risorsa.

Spiace condannare intenzioni che sembrano buone, ma se vuoi essere un genitore vero, devi correggere dei modi non più attuali.

Per i miei figli farei di tutto, ma oggi è così difficile. Ho paura di sbagliare

Sbagliare è facile, ma già porsi questa domanda è un buon passo avanti. Esaminiamo qualche tipo di genitore “scomodo”.

Vuoi essere duro e autoritario e sai solo comandare o decidere tu perché i giovani non sanno ancora cosa fare? I figli crescono solo se imparano a pensare, scegliere, agire da soli ed essere responsabili. E stai attento, perché non subiscono più senza reagire, e la palla di ritorno è pesante. C’è quello che, quando si sentirà abbastanza forte, alla tua prima incertezza cambierà i ruoli, e la vittima sarai tu. Quello che continuerà a vederti “forte” e penserà di essere troppo debole per imitarti, e si adatterà a vivere nell’ombra da succube senza iniziativa. Oppure quello che attuerà una ribellione silenziosa, ma non passiva, che inizierà a cedere di fronte alle difficoltà e ti metterà al servizio della sua debolezza.

Cerchi un figlio perfetto e non ti accontenti di ciò che può dare? Subito magari ci proverà, ma presto si renderà conto di non farcela. Si accorgerà che lo fai per cancellare delusioni che sono tue, pretendi ciò che tu hai sempre sognato, ma non hai mai raggiunto, e che magari sfoghi su di lui i tuoi fallimenti. Capirà che la perfezione è l’illusione di chi si sente troppo imperfetto, e che cercarla significa rendere sempre più evidenti i propri limiti. Come finirà? Se si accorgerà dei tuoi disagi, se la potrà cavare, ma da solo, perché non sarai un modello credibile. Se, invece, ci crederà, perderà anche il coraggio per essere ciò che gli sarebbe possibile.

Vorresti farlo correre su binari che tu non hai mai percorso, e pretendi di insegnare ciò che non hai mai conosciuto? Sai tutto e non puoi accettare le opinioni di un giovane, specie se è ancora un bambino? Stai giocando per non essere superato? Se a tuo figlio fornisci dati, informazioni e soluzioni come fossero verità indiscutibili, non riesce a sentirli propri e superarli, perché non li può interpretare, criticare e adattare ai propri obiettivi e schemi di pensiero. Forse imparerà a eseguire gli ordini che gli trasmetti, ma solo se ha lo spirito del gregario e dell’esecutore. Se, invece, è creativo e ingegnoso, vorrà fare da solo, con tutti i rischi che oggi comporta l’iniziativa non moderata da una sufficiente maturità e da un’autonomia responsabile. Non ti meravigliare se dico che i figli ci devono superare: se trasmettiamo il nostro essere adulti e li aiutiamo a scoprirsi e sommare ciò che è solo loro, avremo un risultato migliore di ciò che sappiamo essere noi.

Deve essere per forza un campione? Sei convinto che basti farglielo credere perché lo diventi o che assegnargli le tue stesse motivazioni oppure attribuirgli capacità che non possiede, o non sa o non crede di possedere, dia iniziativa e coraggio? La realtà è crudele con chi non ha giuste misure, e ridimensionerà le tue illusioni. E tuo figlio dovrà scegliere: continuare a crederci e a escogitare tutti i trucchi per cercare di dimostrarlo fino a essere grottesco, oppure non sentirsi apprezzato e perfino non accettato perché si sarà convinto di essere colpevole per non avercela fatta? Vedersi solo dei limiti e scoraggiarsi anche di fronte a ciò che sarebbe possibile? Capire tutto e, per punirti, deluderti fino a sconfiggere le tue pretese? O cedere, e costringerti a portarlo sempre per mano? La certezza è che la necessità di fornire una prestazione impossibile per ottenere un giudizio favorevole non può mai essere soddisfatta, e si trasforma in insicurezza e mancanza di autostima, che oggi sono le premesse di scelte rischiose o anche autodistruttive.

Pensi di educarlo con la punizione? Magari lo tratti con distacco e dispregio se commette un errore o non vince, e con questi sistemi credi di formargli il carattere e salvarlo dall’indolenza. La punizione fisica e, molto di più, quella psicologica, creano distanza e astio, e tuo figlio si rifarà quando sentirà di poterti sconfiggere, oppure resterà un debole che ti costringerà a soccorrerlo sempre. E in ogni caso, non accoglierà i contributi positivi che anche tu potresti offrire.

Credi di poterlo addestrare? Sei convinto che sia una materia informe da modellare e un piccolo adulto da costruire secondo le tue attese e convinzioni, ma da un giovane che deve solo eseguire gesti precisi quando gli mancano la preparazione e i mezzi, si ottiene una bruttissima copia di ciò che si vorrebbe. E a spese di ciò che potrebbe essere che, ci piaccia o no, è il massimo risultato che si può ottenere. Pensa ai limiti di un bambino o di un giovane che ha mille soluzioni pronte, ma non sue, e ai vantaggi di un altro che ne ha trovata anche una sola ma sua, che si abituerà a trovarle secondo la situazione e il momento. Vuoi sviluppare il suo talento? Pensaci: il talento è capacità di usare i livelli alti della mente, e il gesto tecnico non è una raffinatezza fine a se stessa. È lucidità, intuizione, scelta immediata per cambiare una situazione o crearne una nuova, ma occorre lasciarglielo fare o, meglio, provare, perché ciò che è nuovo e originale deve essere affinato. Il discorso è poco chiaro? Un fuoriclasse non sa tenere una palla in equilibrio sul naso, una foca sì, ma non è un fuoriclasse.

Voi che sia solo e sempre il primo? Hai mai pensato che soffri di complessi d’inferiorità di cui ti vuoi liberare a spese sue? In pratica, gli attribuisci illusioni solo tue. Un giovane senza ambizioni è un problema, ma uno con ambizioni non sue o non concretizzabili lo è ancora di più. Chi non si sente apprezzalo e valorizzato per i suoi meriti, tanti o pochi che siano, non si misura con il nuovo e cerca solo di non sbagliare, ma così non impara a capire i perché dell’errore e correggersi. Non trova la sicurezza e il coraggio per superare i limiti del momento. Non può verificare i miglioramenti, perché non trova apprezzamento per l’impegno, e certo non lo troverà mai dovendo imitare un modello impossibile. E se è solo secondo? È uno sconfitto che rinuncerà. Prima soffrirà perché non si sentirà amato perché non conta, ma quando capirà di essere stato sacrificato a un’ambizione non sua, è certo che ti punirà con una ribellione magari anche crudele, o trasformandoti nel colpevole dei suoi fallimenti.

Questa è solo una parte, perché le possibilità di danneggiare i figli quando si vorrebbero aiutare sono ancora tante.

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