Le domande dei genitori

Le difficoltà dei giovani difficili non derivano solo da loro. I tempi propongono maestri ambigui, modelli educativi fragili, l’illusione di una libertà senza regole, l’“io prima di tutti” e una pesante mancanza di obiettivi. E noi genitori?

Mi sembra di vedere giovani pigri, senza progetti, non responsabili e presuntuosi. È colpa dei tempi o anche di noi genitori?

Caro genitore. Hai una visione delle cose forse troppo pessimista. E poi, ti riferisci solo a ciò che si vede e a chi ha solo bisogno di far vedere che c’è. I giovani vivono tempi sgradevoli e tanti ne sono coinvolti, ma sono molti di più quelli che non li subiscono o, almeno, non sono rassegnati. Tuttavia, non possiamo negare di essere entrati in un periodo poco rassicurante, nel quale tanti ragazzi sfiduciati o non consapevoli sembrano agire più sotto l’influsso di fattori ambientali che per scelte personali.
Parliamo solo del giovane che ha problemi, quello che è arrivato al gradino dal quale lo dovremmo togliere o non avremmo dovuto lasciarlo arrivare. E vediamo quanto dobbiamo solo attribuire la responsabilità ai tempi, perché i tempi siamo anche noi. I tempi offrono poche prospettive e una cultura che non chiede, ma consente di essere protagonisti impreparati. Abbiamo maestri che offrono modelli fragili e l’illusione di dare un senso diverso a ciò che è reale, giovani che si dibattono in tentativi vani, e troppi che si sono adagiati. E vediamo la sopraffazione e la “furbizia” premiate nei confronti dell’uso corretto dell’ingegno e del rispetto, come vediamo anche in un sottobosco ambientale dove il vantaggio personale è posto davanti o contro il bene comune.

Come descrivere il giovane difficile?

Ha scarse motivazioni, iniziative e responsabilità anche quando potrebbe farcela. Non ha attenzione verso l’“altro”, come dimostrano i tanti casi di prevaricazione e indifferenza, perché allenato a rivaleggiare, e spesso con mezzi non formativi, in famiglia, a scuola e nello sport, quando la socializzazione si sviluppa nel gioco tra simili. Ha scarso interesse e responsabilità verso gli obiettivi che costano impegno e facile appagamento in gratificazioni e successi parziali: pretende “tutto subito”, senza sforzo e responsabilità e senza sapere ciò che è o non è utile, permesso e lecito.
È ostile e reattivo nei confronti delle regole comuni, che sono l’essenza della cultura e il modo di essere costruttivi con gli altri. Le sente, invece, come ostacoli che si frappongono alla realizzazione dei desideri, oppressione e limitazione della libertà, che considera fare tutto ciò che piace. È cedevole nei confronti di impulsi e frustrazioni e povero di difese nel rapporto con l’ambiente, verso il quale prova una forte dipendenza e, quindi, è incline a scelte non costruttive.
Si tende a dire che è solo colpa dei giovani, ma dobbiamo fare alcune considerazioni sul nostro ruolo di genitori. Le motivazioni sono il più grande stimolo all’evoluzione ma oggi sono soddisfatte o, meglio, annacquate, già nel bambino, che è subito al centro di un’attenzione protettiva e deresponsabilizzante.

Non gli si chiede nulla e si da tutto già fatto e conquistato, per non gravarlo di compiti comuni perché si possa librare verso obiettivi importanti. Vorremmo prepararlo a volare cercando di convincerlo di essere il migliore, ma non gli permettiamo di costruirsi le ali, perché facciamo noi, credendo di prepararlo a fare da solo. Addirittura andiamo a scuola al posto suo, perché gli facciamo i compiti. Non gli chiediamo impegni o un aiuto magari solo simbolico, perché “è ancora troppo piccolo”, che vuol dire “non è capace”, ma intanto lo carichiamo di attese e compiti impossibili e di miraggi che lo spaventano e lo confondono. C’è chi vuole che sia il primo senza badare ai mezzi da usare per esserlo, e lo convince che Il più forte ha diritto a imporre la propria supremazia e non solo, come vediamo in tante situazioni di bullismo, nelle quali il più debole è il giocattolo per un divertimento sadico.
Il discorso è troppo lungo e non si esaurisce qui. Parleremo dell’educazione contro la logica della persona.

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