Le domande dei genitori

Mio figlio non ha interesse neppure per lo sport. Come lo stimolo? È un interesse innato o si acquisisce?

È innegabile che un bambino abbia più interesse per un’attività nella quale si sente più adeguato, e la prima attenzione è lasciargli scegliere lo sport che più gli piace. La seconda è stare attenti a scegliere un livello nel quale possa vincere o perdere.

Essere costantemente sconfitti non è sport, e disinnamora subito. E se proprio è troppo limitato, non cerchiamo di inserirlo in una squadra, ma lasciamolo semplicemente giocare con altri bambini.
Se vogliamo coltivare l'interesse del bambino per lo sport, quindi, evitiamo, da una parte, di spingerlo e sollecitarlo troppo e, dall'altra, di imbrigliare il suo naturale desiderio di fare e misurarsi. Il bambino non ha bisogno che gli creiamo degli interessi, perché ne ha da solo più di quanti abbiamo noi adulti. Semmai ha bisogno che non glieli facciamo perdere.


Che cosa evitare con un bambino che si avvicina allo sport? Innanzitutto, non carichiamolo di troppe aspettative, perché misurarsi con compiti impossibili è come dirgli che non ce la farà mai, lo costringiamo su sentieri obbligati quando ha ancora bisogno di scoprirsi e sperimentarsi e non appaghiamo le sue motivazioni. Evitiamo, quindi, di dirigerlo, perché gli toglieremmo lo spazio per liberare tutta la creatività e la fantasia e gli impediremmo di scoprire e sperimentare il proprio talento, tanto o poco che sia.
Non pretendiamo pure esecuzioni ma lasciamo che trovi le soluzioni che vanno meglio per lui offrendogli solo l’aiuto minimo perché le trovi da solo. Questo significa non obbligarlo a essere subito concreto e funzionale, quando ha ancora bisogno di sentirsi libero e di creare per il solo gusto di sperimentarsi. Fino almeno ai dieci, undici anni, quindi, lasciamolo libero di giocare all’interno di poche e precise regole. E se gli vogliamo far acquisire un gesto tecnico, inventiamo un gioco che lo comprenda, e non partiamo dall’esecuzione perfetta, che si presta a troppi errori, ma lasciamo che lo raggiunga da solo.
Riconosciamogli i meriti che si conquista, e senza paura di appagarlo, perché l’apprezzamento dell’adulto e la costatazione dei miglioramenti sono gli stimoli più efficaci.
Per quanto riguarda lo sport, non c'è bisogno di stimoli. Il bambino è portato per natura al gioco, a misurarsi, a competere per sentirsi più abile degli altri. In un primo tempo, lasciamo che tutti questi stimoli si esprimano in libertà, senza troppi schemi e senza l'obbligo di ottenere per forza dei risultati. Cominciamo a parlare di prestazione e di risultati solo più tardi, dopo i dodici anni, quando il ragazzo comincia a sapersi porre degli obiettivi, a seguire degli schemi astratti, a cooperare e a cercare il risultato e non solo la prevalenza del momento.


Quello che dobbiamo fare per coltivare l'interesse del bambino per lo sport è, quindi, l'attenzione a non spingerlo o frenarlo troppo, ma limitarci a liberargli la strada perché possa appagare il suo piacere di farlo.

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