Le domande dei genitori

Che cosa devo fare con ragazzi con un carattere molto forte, ma chiusi e scontrosi?

I ragazzi con un carattere forte non creano problemi perché, per segnalare la propria presenza, non hanno bisogno di essere clamorosi, aggressivi o arroganti. Sono i caratteri deboli ad avere bisogno di esserlo perché qualcuno si accorga di loro.

Se un ragazzo è solo chiuso, invece, è possibile che sia timido o taciturno fino a sembrare scostante o che sia un introverso che non lega con gli altri perché non sa o non ama comunicare, ma se è anche scontroso, è facile che manifesti così l'insicurezza e il bisogno di liberarsi dal disagio di non contare.

Che cosa fare con il ribelle? L’istruttore che si sente forte nel proprio ruolo ed è convinto di potersi imporre con il pugno duro, lo può fare, ma solo finché gli allievi non si sentono abbastanza forti per opporsi. Magari lo può fare nel settore giovanile di grosse società, perché il giovane e la famiglia accettano tutto per stare nel giro del successo, ma a spese del talento di ognuno, che si esprime solo nella libertà di fare con la propria testa.

Se ci troviamo ad avere a che fare con il ragazzo che si nasconde dietro una facciata scostante invece che integrarsi, dobbiamo in ogni caso offrirgli tutte le possibilità perché si senta del gruppo, ma se neppure così risponde, non serve prenderlo di punta perché lo renderemmo ancora più ostile.

Accettiamo il presupposto che questi ragazzi non mostrano “carattere”, ma insicurezza, e che dentro hanno una vitalità e tratti del carattere che devono essere indirizzati. E allora cerchiamo di coinvolgerli perché sentano che i loro contributi sono importanti. Assegniamo compiti che richiedono responsabilità verso tutti, senza mai cercare di blandirli e di ammansirli per tirarli dalla nostra parte.

Creiamo un clima nel quale tutti si sentano protagonisti con voce in capitolo e stabiliamo regole chiare e non eludibili. Consideriamo ognuno sia responsabile dei propri comportamenti e ne debba affrontare le logiche conseguenze, senza ingiustizie e inutili “buonismi” nei confronti di chi ci è utile.

Tutto questo dovrebbe essere una regola già dai primi contatti con lo sport, affinché non sia necessario intervenire quando modi e abitudini non ammissibili saranno radicati e considerati leciti.

E se ci troviamo di fronte al ragazzo che insiste e ci sfida? Non accettiamo la sfida e manteniamo la calma, ma chiariamogli quali sono i margini dentro i quali può muoversi, affinché sappia che dipende da lui adattarsi, poter far parte della squadra o essere escluso.

E se non basta? Se dopo avere tentato di smontare la sfida la dobbiamo per forza subire, non possiamo mai perderla. Neppure con il talento, che va allontanato, perché il distruttivo può servire al momento, ma finisce per danneggiare tutti.

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