Le domande dei genitori

In un’epoca in cui tutto sembra prestabilito e già deciso, occorre prima di tutto educare alla libertà, che non significa insegnarla, ma concederla anche quando i giovani non la conoscono ancora.

Il concetto può sembrare astruso, ma se consideriamo la libertà vera, quella che accetta la libertà dell’altro, e quindi conosce la responsabilità reciproca, e non si deve difendere da insicurezze e disagi personali, il discorso diventa più chiaro.

Che cosa possiamo fare noi adulti? Innanzitutto, non avere fretta, perché lo sviluppo procede per gradi, e ogni età va trattata con cautela per quello che può dare. E poi, dimostrare una stima e un apprezzamento veri, che non siano parole manipolative, ma siano impliciti nei nostri comportamenti. Lasciamo che possano risolvere da soli i dubbi e siano liberi di esplorare percorsi non prestabiliti, e di sperimentarsi, sbagliare e individuare gli obiettivi e gli strumenti più utili per scoprire ed esprimere le loro potenzialità, che nello sport sono il loro talento.

Cerchiamo di comprendere i loro naturali sentimenti d’inadegua­tezza, e non tentiamo di mascherarli con manipolazioni vuote. Il giovane ha bisogno di sen­tirsi incompleto e non ancora realizzato, una condizione naturale che non opprime, ma anzi è il maggiore stimolo per lo sviluppo e l'evoluzione. Il coraggio, infatti, ha bisogno, da una parte, dell'incentivo che offre il desiderio di superare i propri limiti e, dall'altra, della prospettiva di misurarsi con obiettivi raggiungi­bili. Presentiamo un mondo reale, e dunque non nascondiamo le difficoltà per liberarli dalla paura e non accentuiamole per stimolarli al­l'impegno o a una maggior decisione. Se, infatti, per creare sicu­rezza, camuffiamo la realtà minimizzando o accentuando le difficoltà, non li prepariamo ad affrontarle, e cadiamo nel paradosso di voler infon­dere coraggio stimolando la paura.

Apprezziamo qualsiasi realizzazione, o anche solo intenzione, pro­duttiva. I giovani hanno bisogno di conti­nue conferme che li garantiscano sull'efficacia delle loro inizia­tive e offrano la sicurezza necessaria per far fronte alle esigenze sempre nuove dello sviluppo. Hanno dunque bisogno che li rassicuriamo e li approviamo per l'obiettivo in sé, ma anche per ogni singola iniziativa, tappa o procedimento necessari per rag­giungerlo. In sostanza, di fronte a un ambiente che cambia in continuazione e chiede di creare e non solo di ripetere, i figli non hanno bisogno di qualcuno che li soccorra e dica loro sem­pre come fare, ma di imparare a decidere da soli e a farcela con le loro forze.

Spingiamoli ad affrontare anche i campi nei quali mostrano minori capacità e attitudini, in modo da poter apprezzare i loro successi, ma anche e soprattutto la loro capacità di superare determinati li­miti e di scoprire nuove possibilità di azione.

Un dubbio: concedendo questa libertà non rischiamo di renderli ingovernabili? Teniamo conto che le motivazioni forse più prementi per un giovane sono l’accettazione e considerazione dell’adulto che sa essere stimabile. E poi, consideriamoli responsabili delle loro azioni e dei com­piti che competono a ogni età. Permettiamo che li affrontino e li risolvano se­condo proprie concezioni, ma stando sempre dentro le precise regole, e allo stesso tempo pretendiamo che ri­medino agli errori e ne paghino le giuste conseguenze. È ovvio che fare pagare le conseguenze non significa punire, ma fare in modo che debbano rimediare e, quindi, che adottino le soluzioni giu­ste e non abbiano vantaggi dalle debolezze e trasgressioni.

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