Le domande dei genitori

Mio figlio ha grossi problemi con noi, con la scuola e, addirittura, con lo sport, ma non me ne sono mai accorto.

Perché? Come rimedio? 

A volte noi genitori siamo come il medico che cura i familiari,che non vuole accorgersi della malattia perché li vuole sempre sani e ha paura di non saperli curare come riesce con gli altri. In questo caso, però, è probabile che manchi qualcosa nel rapporto, come non avere colto certi messaggi, da un malumore non motivato a un calo nel rendimento scolastico fino a qualche disturbo fisico o a un’apatia che non ha ragioni.

Ma­gari questo genitore ha colpevolizzato il figlio o si è fatto confondere da opinioni e modi che sono ancora diffusi. Per esempio, lo ha sopravvalutato credendo che fosse sempre in grado di cavarsela da solo, o non si è accontentato di ciò che poteva fare, perché lo aveva destinato a traguardi impossibili, e alla fine il figlio si è sentito solo e inadeguato. Ha considerato una debolezza le dif­ficoltà e i problemi e lo ha convinto che è me­glio nasconderli, e così non essere giudicato per non averli saputi risolvere. Oppure il figlio ne ha par­lato per sfogarsi, per avere una rassicurazione o per sapere il suo parere, e il genitore gli ha offerto una soluzione frettolosa e banale che lo ha fatto sentire incapace.

Si è compiaciuto di un’autonomia non ancora dimostrata e ha creduto che volesse provare a cavarsela da solo o potesse fare le proprie scelte in piena libertà, ma poco per volta il figlio ci si è trovato impigliato, e non ha più avuto il coraggio di ammettere di non saperne uscire. Oppure, era convinto che l'educazione fosse un processo spontaneo, nel quale non occorresse intervenire, finché il figlio non lo ha più ritenuto in grado di aiutarlo.

Questo genitore si è fatto cogliere impreparato, quando il figlio aveva già smesso di provare a uscire da solo dalla crisi. Ora vorrebbe intervenire subito, ma non basta accorrere quando la sfiducia ha bloccato il coraggio e la sicurezza per ripartire. E non basta neppure intervenire ogni volta, quando i problemi sono ancora controllabili. Occorre, piuttosto, creare sempre le condizioni nelle quali sia difficile che possano nascere, e operare perché i figli imparino a risolverli man mano che si presentano e a non farsi travolgere. È bene, quindi, che questo genitore crei un clima nel quale il figlio, prima di prenderle, abbia la confidenza e la fiducia per discutere certe scelte alle quali non è preparato, o che parli delle proprie difficoltà senza paura di un giudizio.

Parlare con i figli è anche una necessità perché, man mano che cresce, il giovane ha bisogno di dire la sua anche in disaccordo con il genitore. Altrimenti può fare scelte non opportune in opposizione, e spesso solo per fargli vedere che nel conflitto la vince lui. Occorre, però, tenere conto che ognuno ha potenzialità, desideri, aspi­razioni e modi di vedere e interpretare del tutto personali, e che certi comportamenti non sono da considerare solo ribellioni o esigenze non misurate da frenare, altrimenti ci priviamo della possibilità di aiutarli. E neppure troviamo la scorciatoia di ricorrere ai consigli facili, perché il vero problema non è la mancanza di soluzioni, ma l’insicurezza che procura l’incapacità di trovarle da soli.

Che cosa si può fare quando si scopre che un figlio ha un problema troppo grande? Non drammatizzare, ma neppure di minimizzare. È sempre utile lasciare che il ragazzo racconti il perché e che cosa ha già fatto per risolverlo, dare il proprio parere perché lo possa vedere nella sua reale gravita, e dichiararsi disponibili a of­frire solo l'aiuto che è richiesto. E non dare subito le proprie solu­zioni, perché significherebbe sottovalutarlo e convincerlo di non essere preso abbastanza sul serio.

E se il pericolo è grave e non ne vuole sapere di essere aiu­tato? Se ci sono rischi e ha soluzioni, passi all'azione anche nei modi più decisi, ma appena possibile cerchi quel rapporto di confidenza e di coo­perazione che non ha saputo instaurare prima. E se la crisi è intima, personale ed essenzialmente psicologica, si affidi a qualcuno, e non vada a rovistare fidandosi del buon senso comune, perché la potrebbe rendere più grave, e magari anche pericolosa.

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