Le domande degli allenatori

Come gestire la figura del doppio leader, uno positivo e uno negativo? 

I leader sono uno o più, ma parlare di “doppio” significa che sono dissimili. In questo caso forse possono collaborare, ma è più facile che abbiano idee diverse che non armonizzano, e finiscano per formare due clan. A parte che lo sport dovrebbe operare perché ogni elemento della squadra sappia comportarsi da leader, qui lo è uno solo, mentre l'altro è semplicemente un rivale che tenta di spodestarlo, o sono entrambi dei capipopolo distruttivi che tentano di imporre la propria supremazia. Oppure quello "negativo" reagisce a un nostro errore.

Può essere semplicemente una bega loro, ma non ci possiamo accontentare di saperlo, perché se non si collabora, non ci può essere un collettivo. Un conflitto, anche se non clamoroso, infatti, non tiene conto degli interessi della squadra. Allora il buon senso comune dà alcune indicazioni più a portata di mano: neutralizzare o allontanare quello "negativo", valorizzare quello “positivo” in modo che prevalga, far finta di niente e sperare che tutto si acquieti da solo, oppure parlare di “carattere” o di giusto dibattito interno come si fa in politica per minimizzare le risse. In questi casi ci limiteremmo ad agire sul problema attuale e a ignorare quello vero: metteremmo una toppa sfilacciata che lo aggraverebbe, perché non lo risolveremmo alla radice.

Che cosa fare. Come sempre, è necessario creare condizioni perché la squadra operi in modo costruttivo o, meglio, che tutti abbiano la possibilità di sentirsi importanti per i contributi che danno e per le cose positive che riescono a fare o, ancora, che ci siano più vantaggi a sommare le forze piuttosto che a voler prevalere senza badare agli altri, ma quando con un soggetto distruttivo le abbiamo provate tutte, non facciamoci prendere dal “buonismo” di facciata. Ci sono le regole, in particolare quella per cui ognuno diventa adulto se si assume tutte le responsabilità che gli competono, e quella per cui dobbiamo agire in favore di un obiettivo che va a vantaggio di tutti, e quindi tutelare l'interesse comune anche a svantaggio del singolo. Chi danneggia tutti va messo fuori, o anche allontanato, possibilmente aiutandolo a trovare una società o una squadra in cui possa iniziare da zero.

A volte, però, il leader "negativo" è un soggetto con buone capacità di leadership che si è messo contro perché non le abbiamo sapute riconoscere e apprezzare. Quindi, come valorizzare i contributi di tutti e fare in modo che nessuno si senta escluso e ognuno sia importante e decisivo. O, in altri termini, come operare perché tutti, in un momento o nell'altro dell'attività, possano essere dei leader? Sono la nostra autorevolezza e la disponibilità a dare a tutti spazi che li valorizzano, e li spingono a essere dalla nostra parte e a fare ciò che noi ci aspettiamo.

A quel punto, se ognuno ha lo spazio per sentirsi importante per ciò che fa di costruttivo, è difficile che si ostini a esserlo a spese di altri.

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