Le domande degli allenatori

Il termine ipnosi è stato coniato dal medico James Braid nella prima metà del XIX secolo, e assume il suo significato etimologico dal termine “ipnos” del greco antico, che significa “sonno”.

A un’osservazione superficiale la “trance”, dal latino “passare oltre”, dello stato ipnotico può sembrare sonno, mentre gli studi scientifici, attraverso le neuroimmagini e l’E.E.G., ci mostrano un’attività cerebrale corrispondente a un rilassamento profondo ma non propriamente sonno. In realtà, l’ipnosi non è sonno e non è veglia, ma uno stato modificato di coscienza che permette di valorizzare funzioni del nostro encefalo generalmente poco o male utilizzate. Come stato modificato appartiene all’essere umano e gli è connaturale, e per questo è preferibile valersi del termine “modificato” piuttosto che “alterato”, che dà una connotazione tendenzialmente negativa, visto l’uso della voce in psichiatria e psicopatologia.

Il nostro cervello è costituito da due emisferi con parti specializzate che svolgono un’attività complementare: l’emisfero sinistro è deputato all’analisi logico – matematica, alla costruzione lineare tra causa ed effetto, al linguaggio, ecc., mentre l’emisfero destro si connota per il pensiero olistico, l’intuizione, l’affettività, la creatività, ecc..

L’ipnosi favorisce l’emersione guidata di contenuti relativi soprattutto all’emisfero destro, in un’ottica di soluzione dei problemi, di risposte adattive e di miglioramento della qualità della vita. Non è perdita di coscienza, ma focalizzazione dell’attenzione, che si fa meno ampia ma più vivida. Non è perdita della capacità critica, ma l’emersione di una costruzione critica diversa da quella riduzionista e computazionale dell’emisfero sinistro.

L’ipnosi non è semplice suggestione, ma un processo educativo il cui fine è, come la maieutica socratica, di aiutare la persona a esprimere contenuti che gli appartengono, ma che senza la facilitazione di un esperto e l’apprendimento di un metodo, sarebbero difficili da cogliere. L’ipnosi non ha nulla di magico né tanto meno rispecchia la spettacolarizzazione spesso mostrata nei mezzi d’informazione, che nell’immaginario collettivo alimentano significati distorti e disfunzionali.

Tutti hanno provato condizioni simili allo stato ipnotico, per esempio quando siamo presi da qualcosa di particolarmente coinvolgente, come la lettura di un libro che ci piace, un paesaggio, un’opera d’arte, uno stato d’animo, un momento riflessivo, il vissuto prima di addormentarsi. In tale situazione, generalmente tendono a perdersi la percezione esterna a favore di una maggiore attenzione ai contenuti del mondo interiore, con sensazioni e immagini intense e polisensoriali. La fantasia è un libero flusso di immagini, pensieri ed emozioni, e l’ipnosi valorizza l’immaginazione, in altre parole un flusso di immagini, pensieri ed emozioni canalizzati, guidati per un determinato scopo. L'ipnosi non è altro che "la manifestazione plastica dell'immaginazione creativa adeguatamente orientata". Le metodologie di mental trainig hanno il loro fondamento nell’applicazione e nella ricerca scientifica che si è sviluppato sull’ipnosi. 

Gli atleti sperimentano spontaneamente gli stati ipnotici quando in condizione di aumentata concentrazione sono completamente assorbiti dall’attività motoria. Nelle prestazioni di picco, il gesto atletico fluisce spontaneamente accompagnato da vissuti di benessere e fiducia. Proprio lo studio di questi vissuti ha permesso di affinare le tecniche d’intervento e di ottimizzare le potenzialità dello sportivo.

La prestazione sportiva è determinata da una serie di fattori quali: la preparazione tecnica, quell’atletica, la preparazione strategico – tattica e ultima, ma non ultima, quella mentale. Le abilità mentali, proprio come quelle fisiche, possono essere allenate e migliorate. Attraverso un graduale percorso d’incremento della propria consapevolezza e conoscenza di tali abilità, infatti, è possibile per l’atleta affinare l’esercizio motorio della disciplina sportiva specifica, e il perfezionamento della tecnica viene potenziato mediante l’attività immaginativa e la ripetizione mentale.

La rivisitazione di momenti vissuti nel corso dell’allenamento o della gara permette di apprendere dagli errori o a costruire rappresentazioni mentali positive da impiegare per potenziare la risposta competitiva più appropriata. Le visualizzazioni guidate facilitano Il mantenimento della concentrazione e/o sostengano l’atleta nella conduzione dell’agone e della sofferenza nello sforzo mentale e fisico. La gestione dei contenuti affettivi relativi alla motivazione, allo stress e all’ansia è fondamentale perché essi fanno la differenza in campo. L’atleta eccessivamente ansioso o particolarmente sensibile alle aspettative proprie e degli altri, alla pressione del tifo e del pubblico, tende a consumare più energia, si deconcentra si disorienta e rallenta la capacità di dare soluzioni puntuali ai tempi agonistici.

La performance è condizionata dalla capacità/abilità di programmare e integrare in modo organico e sistematico sia percorsi di preparazione mentale che fisica. L’ipnosi ha un senso solo se applicata all’interno di un percorso condiviso e partecipato con l’atleta, l’allenatore e lo staff tecnico. Quindi, un progetto contestualizzato e individualizzato coerente e sostenibile. Deve essere ben chiaro che là dove non ci sia una necessità clinica, l’applicazione dell’ipnosi non ha lo scopo di far emergere contenuti profondi.

Ti è piaciuto questo articolo?

Forse vuoi leggerne altri... Ecco alcuni articoli che hanno un argomento simile:

Tehethon

banner poster