Le domande degli allenatori

La creatività è la capacità di vedere nuovi rapporti tra le cose, di produrre idee e intuizioni originali e di allontanarsi dagli schemi di pensiero comuni.

È un tratto innato della persona che, per conferire al pensiero e all'azione un più elevato grado di funzionalità, va allenato e favorito, altrimenti s’inaridisce, può diventare fatua stravaganza o assumere direzioni addirittura distruttive.

Se il singolo e la squadra non sono esercitati a creare in qualsiasi momento dell'attività, infatti, non possono esprimere in gara qualcosa di diverso dagli schemi già provati e conosciuti. Chi non la può esercitare anche fuori del campo, quindi, non può essere creativo in gara.

Sappiamo a cosa serve la creatività in campo, ma è necessario impegnarsi a usarla anche fuori. Per farlo, occorre cambiare la mentalità, quell'insieme di convinzioni e di vecchie abitudini, come il cosiddetto carattere, le partite sottogamba, le strigliate, le estenuanti concentrazioni, la rabbia, le raccomandazioni ripetute o i giudizi negativi su ogni errore, che rappresentano il bagaglio più ingombrante nello sport. Cerchiamo quindi di eliminare tutto questo e di lasciare spazio affinché il giocatore possa provare ciò che gli detta la fantasia e trovare da solo le condizioni più sono più utili per rendere.

La creatività non è subito produttiva. È una qualità che sta sopra la ragione, e a volte si esprime anche contro gli stessi interessi personali. Essa va quindi indirizzata, perché se non si offrono le condizioni per esprimersi in senso positivo, può diventare iniziativa troppo individualistica ed essere in contrasto con le esigenze di un lavoro di gruppo.

Anche una creatività eccessiva e troppo personale del singolo ha i suoi rischi. Se i messaggi non sono comprensibili, perché non si è abituati a pensare e creare insieme, la creatività non è in grado di offrire grandi contributi. Anzi, spesso è più utile una buona comunicazione piuttosto che un superiore grado di creatività di qualcuno che non s'integra nel gruppo. La comunicazione va ricercata sia perché il pensiero creativo di gruppo prende avvio solo dopo che sono stati rimossi i conflitti e si è creata una mentalità costruttiva e, sia, perché la consapevolezza di pensare e agire a un livello comune è la condizione che rassicura e incoraggia nell'azione. In un gruppo, infatti, la creatività non può esprimersi senza un preciso rapporto. Non mi riferisco, però, tanto di legami affettivi, poiché il collettivo si basa di più sulla stima e sul riconoscimento del ruolo indispensabile di ognuno.

Infine, la creatività deve essere lasciata libera di esprimersi anche quando è ancora disordinata; in questo caso la nostra abilità consiste nel limitarla quando è il caso e nel valorizzarla quando sentiamo che dietro l'attuale improduttività vi è dell'ingegno.

Ti è piaciuto questo articolo?

Forse vuoi leggerne altri... Ecco alcuni articoli che hanno un argomento simile:

Tehethon

banner poster