Le domande degli allenatori

Come mi comporto con un leader che contrasta le mie decisioni, ma è seguito dai compagni? Innanzitutto, ci troviamo di fronte un leader?

E noi, non abbiamo commesso errori?

Se un giocatore vuole prendere in mano la squadra contro di noi che siamo certi di fare bene il nostro lavoro, non è un leader, ma un capopopolo negativo che si mette in conflitto perché vuole prevalere su tutti, e anche su di noi. In questo caso abbiamo un soggetto difficile, con il quale non dobbiamo metterci a competere per dimostrare chi comanda, perché a lui, per disarmarci, basta incrociare le gambe e si tira dietro anche gli altri.

Con un tipo come questo, non serve vincere la sfida, ma coinvolgerlo in un rapporto di cooperazione che offra occasioni più appaganti per sentire la propria importanza. Che non vuol dire offrirgli privilegi perché, in un rapporto evoluto e maturo, si lascia tutta la libertà che si sa gestire, ma non si consente a nessuno di sottrarsi alle regole comuni.

Se, invece, insiste a voler essere distruttivo, ne deve avere sempre tutti gli svantaggi, ma senza la volontà di umiliarlo, perché allora sarebbe impossibile la cooperazione e nascerebbe il desiderio di rifarsi in qualche altro modo.

Quindi, guardiamoci dentro per vedere se non abbiamo commesso degli errori e facciamo il possibile per recuperarlo, ma se rifiuta di essere costruttivo, mettiamolo da parte, e anche gli altri capiranno quali sono i limiti da non superare.

Se, invece, ha buone idee e vuole rendersi utile, è possibile che abbiamo trascurato i suoi contributi, fino a renderlo reattivo. Il giocatore che ha creatività, infatti, alla fine la vorrà esprimere, e se glielo impediamo, dobbiamo aspettarci che ce la rivolga contro. Quindi, apprezziamolo perché vuole essere costruttivo, facciamo in modo che le sue idee vadano sempre al servizio della squadra e assecondiamolo, perché così ci darà contributi utili e facilmente verrà dalla nostra parte.

In ogni caso, quando si crea questo tipo di situazione, è perché ci siamo resi vulnerabili, abbiamo perso autorevolezza, non abbiamo saputo valutare i giocatori o non abbiamo creato il clima d’intesa e di maturità necessario per averli tutti dalla nostra parte.

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